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Ancora una speranza contro la vendita della Cavallerizza Reale

Come avrete letto sui giornali la Cavallerizza Reale, per la parte di proprietà della Società di Cartolarizzazione della città di Torino (CCT), è stata venduta a 11 milioni e 305 mila euro a Compagnia di San Paolo e Università di Torino. Purtroppo il lavoro svolto dal 2014 al 2018 dai cittadini per evitare la vendita è stato cancellato, l’ultimo atto è stato lo sgombero degli ultimi occupanti a novembre 2019 a seguito di un incendio: il bene ancora sotto sequestro è abbandonato a se stesso. Anche i tentativi degli ultimi occupanti di aggrapparsi al fantomatico Progetto Unitario di Riqualificazione (PUR) sembrano percorrere un binario morto.


Fino ad oggi i tentativi di coinvolgere il più possibile nella battaglia per una Cavallerizza libera e per tutti – come recita lo striscione messo nel 2015 da Assemblea Cavallerizza 14:45 – sono quasi tutti caduti nel vuoto, fa eccezione il prof. Tomaso Montanari che, nuovamente, due giorni fa ha scritto su Il Fatto Quotidiano un bell’articolo sulla vendita della Cavallerizza (che vi alleghiamo). Difficile aggiungere altre parole alle sue.

Questa volta ad affiancarsi a noi di Salviamo Cavallerizza, che non abbiamo mai smesso di combattere affinché questo bene comune patrimonio Unesco rientri nella disponibilità della cittadinanza, è arrivata la petizione della Società della Cura con una lettera aperta al Ministro Franceschini.

Testo della petizione:

Lettera aperta al Ministro Franceschini
Onorevole Ministro Franceschini,
sappiamo che Le è ben nota l’unicità e l’importanza storico architettonica del Palazzo Reale di Torino e dell’insieme di edifici ad esso connessi che dal Cinquecento in avanti sono andati progressivamente a definire fisicamente e simbolicamente il sistema funzionale e di governo di quello che diventerà nell’Ottocento lo Stato unitario italiano. Tra questi edifici, la parte della cosiddetta “Zona di Comando” che ha preso il nome di Compendio della Cavallerizza Reale rientra a pieno titolo nel complesso del Palazzo Reale ed è in quanto tale che è stata inserita nel sistema seriale delle Regge Sabaude come Patrimonio dell’Umanità
UNESCO. Nel Compendio hanno trovato posto, nelle varie fasi storiche, prima l’Accademia Reale e, dopo la Restaurazione, la Regia Accademia Militare, svolgendo contemporaneamente la funzione di maneggio equestre al servizio della corte ed insieme di scuderie reali.
Proprio tale intrinseca unitarietà, riconosciuta e ribadita come ragione pregnante negli atti che hanno condotto il Comune di Torino a chiederne il trasferimento della proprietà dal Demanio alla Città (1), avrebbero dovuto costituirne ragione di tutela al pari del Palazzo Reale, riconosciuto come “bene di particolare interesse” in quanto “importante costruzione eretta su precedente edificio risalente ai Secoli XV e XVI” (2). Siffatti beni immobili, in base all’art. 10, comma 3, lettera d del codice
dei Beni Culturali e Paesaggistici (3), sono da considerarsi beni culturali in quanto “rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, … dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche collettive”. E, in base a questo articolo, il Codice ha stabilito nel successivo art. 54, comma 2, lettera d che tali beni sono inalienabili proprio perché di interesse particolarmente importante. Non avrebbe
stupito, in tale logica, che il Compendio della Cavallerizza Reale fosse stato addirittura riconosciuto come monumento nazionale perché esprime inequivocabilmente “un collegamento identitario o civico di significato distintivo eccezionale” (art. 10, comma 3, lettera d).
Quando nel 2005 l’allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, in funzione del passaggio dal Demanio alla Città ha stabilito l’alienabilità del Compendio della Cavallerizza, evidentemente per non esporla al rischio di una sua privatizzazione che, sempre in base al Codice, ne avrebbe salvaguardato solo la conservazione” (art. 1, comma 5), ha puntualizzato che
“l’alienazione proposta assicura la tutela e la valorizzazione del bene e non ne pregiudica il pubblico godimento” in coerenza con l’art. 1, comma 3 del Codice. L’articolo 6, comma 1 è, come lei ben sa, estremamente esplicito nell’indicare il più nobile significato del concetto di valorizzazione’: “consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso al fine di promuovere lo sviluppo della
cultura”.
Per non tradire lo spirito iniziale della ricomposizione unitaria del bene UNESCO, ribadito anche nella citata delibera del Comune di Torino del 2007 laddove si esplicita che “sfruttando la vocazione museale propria di detto complesso attraverso una completa riqualificazione patrimoniale ed urbanistica, l’Amministrazione comunale intende realizzare al suo interno un percorso culturale integrato” sarebbe stato necessario che il piano urbanistico PUR deliberato nel gennaio 2021 escludesse destinazioni d’uso non coerenti con tale finalità. Cosa che non è avvenuta, mettendo dunque a repentaglio la tutela e pubblica fruizione del Complesso che, senza un intervento del Ministero da lei diretto, vedrebbe una schiacciante prevalenza di funzioni che nulla avrebbero a che fare col suddetto percorso culturale integrato.
La procedura di vendita con asta pubblica conclusasi in data 18 ottobre 2021 con un’offerta privata, ora al vaglio degli uffici tecnici comunali, lascia aperta una grande possibilità, signor Ministro: Lei può esercitare, come previsto dalla legge, il diritto di prelazione sull’acquisto del Compendio della Cavallerizza Reale riportandola, come sarebbe doveroso e necessario, in seno alla sua naturale collocazione accanto al Palazzo Reale, ossia allo Stato italiano i cui cittadini ne erano divenuti i legittimi proprietari nel 1948 con il referendum che ha segnato il
passaggio del nostro Paese dalla monarchia alla repubblica.
Gli edifici del Compendio della Cavallerizza Reale, compresa l’ex Zecca che ne è parte integrante, ponendosi in diretta continuità col Palazzo Reale – adibito a funzioni museali e all’Archivio di Stato – dovrebbero nella loro totalità costituire un necessario ampliamento e completamento di tali funzioni, diventando un polo di alta formazione, conservazione ed esposizione, di prestigio e livello europeo.
Signor Ministro, La sollecitiamo pertanto ad esercitare tale diritto di prelazione in base agli art. 59-62 del Codice dei Beni Culturali per riportare il Compendio della Cavallerizza Reale fra i Beni Culturali indisponibili dello Stato.
Confidiamo, Signor Ministro, nella sua iniziativa di custode e tutore della Costituzione italiana e dei beni che essa ha inteso garantire al popolo sovrano.

Link per firmare la petizione

RESIDENZE SABAUDE. DUE PESI E DUE MISURE. LA CAVALLERIZZA IN VENDITA.

Sabato scorso su La Stampa veniva annunciato in pompa magna: “Le Regge Sabaude in festa il corno è patrimonio UNESCO”. (La Stampa 18/12/2020 )

Siamo lieti di questa notizia e soprattutto che il Ministro Franceschini abbia riconosciuto che il sigillo dell’UNESCO su un un bene culturale (materiale o immateriale che sia) non è una medaglia da mettersi al collo per fare bella figura, ma un monito affinché quel bene venga preservato per le generazioni future.

Per la presentazione di questo importante riconoscimento si è scelta la Palazzina di Caccia di Stupinigi, una fra le 21 delle residenze Sabaude* che, nel lontano 1997, l’UNESCO ha riconosciuto e definito come segue: “Ciascuna di esse è contraddistinta da caratteristiche peculiari che, nel loro insieme, offrono uno straordinario affresco della storia del Piemonte e dell’Italia, con particolare riferimento agli avvenimenti che hanno portato – sullo sfondo della storia europea – alla formazione dello Stato unitario: un circuito culturale, storico, architettonico e ambientale unico, fruibile e visitabile, che ha un valore universale eccezionale e che merita la tutela a beneficio di tutta l’Umanità.”

Ci spiace che il Ministro non abbia la stessa attenzione per un altro bene delle 21 Residenze Sabaude la Cavallerizza Reale, che sta per essere messa all’asta del migliore offerente per farne l’ennesimo regalo ai privati.Volevamo ricordare al Ministro che le Residenze Sabaude, di cui la Cavallerizza Reale fa parte, sono state iscritte tutte insieme affinché si preservasse il loro valore storico. Non di meno ricordiamo che, se dovesse cadere il vincolo UNESCO su una di esse, il riconoscimento ottenuto nel 1997 decadrebbe anche per le altre.

Eppure era stato proprio l’UNESCO nel 2017, attraverso il suo organo tecnico, l’ICOMOS, a lanciare un monito al Ministero in quanto i progetti di valorizzazione presentati rischiavano non solo di snaturarne l’identità, ma anche di privare la Cittadinanza della funzione pubblica che tale bene doveva avere.Sono passati più di due anni da allora, ma sulla Cavallerizza Reale si continuano a fare speculazioni a nostro avviso vergognose. Sembra che questa amministrazione, come la precedente, abbia a cuore solo la rendita finanziaria di un bene culturale.

A nulla fino ad ora sono serviti gli sforzi di tanti Cittadini, non solo torinesi, e gli appelli di illustri intellettuali affinché non venisse privatizzato questo bene, patrimonio di tutti. Nonostante gli annunci in campagna elettorale e le promesse di riacquisizione nel patrimonio della Città della Cavallerizza Reale, oggi, come 5 anni fa, assistiamo attoniti alla svendita su commissione di un patrimonio inestimabile che riteniamo non di proprietà degli amministratori locali, ma di tutti.

Chiediamo al Ministro Franceschini e alla Sindaca Appendino di ripensarci, di prestare attenzione e ascolto a tanti Cittadini e all’UNESCO stessa, affinché della Cavallerizza Reale non sia fatta l’ennesima speculazione a vantaggio di pochi e a scapito della collettività.

Comunicato 21/12/2020

Associazione Salviamo Cavallerizza

*A Torino, fanno parte del Patrimonio Mondiale: i Musei Reali (Palazzo Reale, Biblioteca Reale, Armeria Reale, Giardini Reali, Palazzo Chiablese); il Castello del Valentino; Palazzo Carignano; Palazzo Madama; Villa della Regina; Archivio di Stato; Palazzo della Prefettura; la Cavallerizza Reale; l’ex Accademia Militare; l’ex Zecca di Stato; la facciata del Teatro Regio.Fuori città e nel resto del Piemonte si trovano: l’Agenzia di Pollenzo; Borgo Castello alla Mandria; il Castello di Agliè; il Castello di Govone; il Castello di Moncalieri; il Castello di Racconigi; il Castello di Rivoli; il Castello di Stupinigi; la Reggia di Venaria Reale.

Comunicato associazione 4/12/2020

Ieri è stato presentato – nelle Commissioni Consiliari competenti – il PUR per la Ex-Cavallerizza Reale. L’assessore Iaria ha illustrato come verrà “riqualificata”. Ancora una volta emerge l’intenzione di farne “uno spezzatino”, operazione che non ha nulla a che vedere con le proposte della Cittadinanza che – nell’ormai lontano maggio 2014 – occupò l’immobile per sottrarlo ad una speculazione edilizia certa.

“Le parti permeabili non coperte da edifici”. Con queste esatte parole sono state definite le parti destinate alla fruizione pubblica. In pratica sono stati indicati i viali e i cortili.

Sono passati oltre 6 anni dall’occupazione nel maggio 2014, ma è come se il tempo si fosse fermato. La Ex-Cavallerizza Reale, oggi come allora, è abbandonata, ferita, preda di speculatori.
Da oltre un anno è anche posta sotto sequestro e transennata. L’accesso ai suoi giardini, chiuso.

Durante la presentazione del PUR, l’assessore ha voluto precisare che sono state tenute in considerazione le osservazioni pervenute dai vari portatori di interesse. Ha citato il Comitato di scopo “Comitato Uso Civico Cavallerizza 14:45”, che è il comitato con cui la Città di Torino si appresterebbe a firmare un patto di collaborazione per l’uso del Salone delle Guardie (l’ex-biglietteria del Teatro Stabile Torino).

Ma questo comitato non potrà mai rappresentare tutte le soggettività che nel tempo hanno preso posizione, nell’interesse generale, sulla destinazione futura della Ex-Cavallerizza Reale.

Coloro che nel 2014 hanno liberato dal degrado la Ex-Cavallerizza Reale avevano come primo obiettivo di riportare questo patrimonio dell’umanità nella disponibilità di Tutt*.

La comunità di riferimento lo ha chiarito in diverse occasioni e successivamente – nel 2017 – ha intrapreso un percorso volto a far sì che la Ex-Cavallerizza Reale fosse riconosciuta dalla Città di Torino come Bene Comune Emergente e che su di essa si applicassero i principi dell’Uso Civico e Collettivo Urbano.

Questo percorso pubblico ha portato, nel maggio 2018, alla stesura di una Carta di autogoverno nella quale sono riassunti i principi attraverso i quali un Bene Comune può [e deve] essere gestito in regime di autogoverno da una comunità di riferimento.
Mai e poi mai è stato chiesto dalla Cittadinanza partecipante di sottoscrivere un “patto di collaborazione” con la Città di Torino; infatti questo strumento si ispira ai principi propri del diritto privato e da tale patto sono perciò esclusi i non sottoscrittori del medesimo.
L’Uso Civico invece si basa sul presupposto opposto: l’inclusione.
Ad essere riconosciuta dalla Città è la modalità di gestione di un Bene, dove sono le pratiche assembleari pubbliche ad essere centrali, libere, attraversabili da tutti i Cittadini.

Ci chiediamo in quale momento, in un percorso per rivendicare una Ex-Cavallerizza Reale completamente pubblica e pienamente attraversabile, si sia deciso di cambiare direzione, riducendosi ad accettare di farsi concedere un piccolo spazio a condizioni e regole scritte da altri.

La Sindaca e la sua amministrazione stanno dimostrando con i fatti di non aver mai avuto l’intenzione di supportare realmente il percorso per restituire la Ex-Cavallerizza Reale alla Cittadinanza – ma non solo, dal momento in cui si tratta di un bene tutelato dall’UNESCO dal 1997 e che fa parte del centro di comando di età barocca in uno con il Teatro Regio, l’Armeria Reale, la Biblioteca Reale, fino al Palazzo Reale ed i Giardini Reali.

Invece di sperimentare un innovativo modello di gestione di un bene comune e di restaurare il complesso con interventi conservativi hanno preferito cedere alle logiche di mercato e di sistema – nascondendosi dietro a questioni di “non fattibilità” e di “impraticabilità”.

Il bene per la Cittadinanza, per la Collettività, bisogna innanzitutto volerlo affinché diventi fattibile e praticabile.
https://cavallerizzareale.wordpress.com/…/osservazioni…/

Per approfondimenti: https://www.facebook.com/…/a.230030843…/1171392066300378
Per aspera sic itur ad astra

osservazioni dell’associazione salviamo cavallerizza sulla revisione del prg

Alla luce di quanto è emerso ieri nella seduta consigliare sul PUR per la Cavallerizza Reale, pubblichiamo le osservazioni inviate alla Città di Torino in merito alla revisione del PRG.

Alla Città di Torino
Divisione Urbanistica e Territorio
urbanistica@cert.comune.torino.it

e p.c. Al Ministero Beni Attività Culturali e Turismo
Segretariato Regionale per il Piemonte
mbac-sr-pie@mailcert.beniculturali.it
Alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per la Città di Torino
mbac-sebap-to@mailcert.beniculturali.it

Oggetto: Revisione del PRG della Città di Torino-Osservazioni e proposte.

La scrivente Associazione Salviamo Cavallerizza, legittimata ai fini della presente ai sensi dello Statuto (in allegato), vista la deliberazione del C.C. n. 43 del 20 luglio 2020, di adozione della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare della Revisione del PRG, esprime le seguenti osservazioni e apporticollaborativi.

a) La Scheda normativa 29,“Complesso della Cavallerizza (perimetro di studio)”

inserita nel vol. II delle NUEA del PRG vigente tra le aree da trasformare nella Zona Urbana Centrale Storica, non viene considerata nella Revisione.
Le finalità delle presenti osservazioni sono volte a fornire alla Città e agli Enti sovraordinati un quadro analitico di tutela e di urbanistica storico-sociale per la conoscenza del processo partecipativo che ha coinvolto la cittadinanza nel periodo 2014-2019, mirata alla salvaguardia del complesso della Cavallerizza Reale[Cavallerizza].
La nuova classificazione dell’intera Zona Centrale Storica [ZCS] ai sensi dell’art.24della L.R. 56/77, prevista dall’art. 7.1 delle NTA della Revisione, comporta la facoltà per chiunque a esprimere osservazioni su tutti gli immobili compresi nella ZCS, perché il complesso della Cavallerizza non risulta attuato secondo le previsioni del PRG vigente e in particolare delle previsioni contenute nella variante parziale n.217, approvatail31/01/2011,che non risulta essere attuata in alcuna sua parte e non risulta essere stato approvato o sottoscritto alcun atto convenzionale con soggetti pubblici o privati.
La Cavallerizza è un bene inserito nella lista del Patrimonio Unesco dal 1997: il provvedimento di autorizzazione all’alienazione [all. 01] emanato dalla ex Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte del 01/08/2005 ignora il vincolo già considerato nel D.Lgs. 42/2004 Codice per i Beni Culturali e il Paesaggio[Codice].
L’occasione fornita dalla Revisione del PRG e il suo adeguamento al vigente Piano Paesaggistico Regionale [PPR] è la sede giuridicamente rilevante per proporre soluzioni innovative e porre rimedio ai palesi errori (o presunte illegittimità) insiti nei provvedimenti preordinati all’alienazione a soggetti privati del complesso dal 2010 che hanno influito negativamente nelle scelte della variante parziale 217, in violazione del Codice.
Al fine di inquadrare le proposte che sono formulate di seguito, occorre procedere alla disamina circa il rapporto sull’alienabilità di un bene Unesco con i dettati dall’art. 9 della Costituzione [Cost], con la disciplina di tutela del Codice, con le prescrizioni del vigente PPR e con il PRG: in questo caso con il PRG vigente della Città di Torino e la sua Revisione adottata.

a1) Disciplina dell’alienazione di Beni Unesco e il Codice dei Beni Culturali

La vicenda pubblica della Cavallerizza ha creato tutte le premesse per qualificare il suo complesso architettonico (la tutela e il suo destino) nell’alveo dei contenuti dell’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica[…]Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”.
Può un bene tutelato dall’Unesco essere alienato a privati, sottraendolo alla sua naturale funzione di bene pubblico destinato ad una fruizione collettiva, in violazione dell’art. 9 Cost., “che ha fatto assurgere il paesaggio a valore primario della Repubblica, assoluto,non disponibile e non esposto alla mutevolezza degli indirizzi politici.”? (Corte Costituzionale, sentenza n.22/2016).
La disarticolazione dei principi costituzionali di tutela (art. 9 Cost.) ha inciso profondamente sul valore storico e architettonico del bene nella sua più intima essenza, sottraendolo a quella forma di bene comune che nella disciplina urbanistica viene annoverata tra i servizi pubblici (o di interesse comune), che sono inclusi nel patrimonio indisponibile per altre destinazioni.
Una diversa e ben maggiore problematicità sussiste nel debole raccordo legislativo tra il Codice e la disciplina dei beni Unesco, nonché con la Convenzione Europea sul Paesaggio(2000).
La richiamata sentenza Corte Cost. 22/2016 rileva che i beni Unesco non sono oggetto di una tutela specifica, autonoma, rispetto alle norme del Codice: pur nella sua efficacia normativa, il Codice annovera i siti Unesco tra le categorie di beni di rilevanza primaria, ma rinviando ai
contenuti del PPR le prescrizioni specifiche “con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.”
nel pieno rispetto dell’osservanza dei trattati internazionali, tra i quali rientra la Convenzione Unesco firmata a Parigi il 23 novembre 1972 e sancita con la ratifica del1977.
Ne consegue che solo il PPR, cui la Revisione dovrebbe adeguarsi, può prevedere un articolato sistema di tutele e prescrizioni: il PPR della Regione Piemonte (efficace dal 20 ottobre 2017) nulla dispone in ordine alla tutela e salvaguardia del sito Unesco Cavallerizza Reale, legato da una forma inscindibile di dichiarazione di bene universale con tutte le altre “Residenze Sabaude” (da Palazzo Reale, alle residenze di caccia, ai castelli sino all’Agenzia del gusto di Pollenzo).
La rigida disciplina Unesco dispone che qualora anche per una parte di una delle cd. “Residenze sabaude” venisse meno il vincolo di tutela, l’intero sito “seriale” sarebbe travolto ed escluso dal patrimonio Unesco.
Le forme di minaccia cui è stata sottoposta la Cavallerizza Reale dal 2005 è tale per cui, anche se non dichiara tade facto, la tutela Unesco sul complesso è già venuta meno in modo tangibile: il decreto di autorizzazione all’alienazione a privati disposto dalla Direzione Regionale MIBAC del Piemonte (01 agosto 2005) è l’unico provvedimento che consente la vendita a soggetti terzi di un bene Unesco in Italia, in contrasto con l’art. 9 Cost.: la rilevanza delle convenzioni internazionali sul paesaggio, ivi compresa quella UNESCO, si fonderebbe anche sull’art. 117 Cost. e sull’art. 132 del Codice, che impone la conformazione della Repubblica agli obblighi di conservazione e valorizzazione fissati dalla Convenzione Unesco. I cardini legislativi citati sono stati distrutti nella vicenda della privatizzazione della Cavallerizza.

a2) Le valutazioni Icomos/UNESCO sulle previsioni attuative della variante217.
I contenuti attuativi della Scheda 29 [all.2]del PRG vigente, inclusa de facton ella Revisione, sono stati oggetto di sollecitazioni da parte della scrivente Associazione (ottobre e dicembre 2015) nei confronti degli organismi UNESCO di Parigi, affinché scongiurassero l’attuazione di interventi tali da sopprimere i caratteri identitari del complesso della Cavallerizza che nell’inclusione tra i beni del Patrimonio dell’Umanità presuppone una fruizione pubblica senza mediazioni dettate dal PRG.
L’interesse pubblico sotteso ad ogni scelta di pianificazione è venuta meno attraverso la reiterazione di proposte attuative (Masterplan) che hanno influito solo sul piano mediatico, accolte e sollecitate con favore dal Mibact. Icomos/UNESCO (Parigi) ha così redarguito nel febbraio 2017 gli organi di tutela sabaudi e di Via del Collegio Romano, sede Mibact a Roma [all. 3]: “ICOMOS osserva che quando la proprietà fu iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel1997,la Reale Scuola d’Equitazione e a parte del dominio/competenza statale che comprendeva la Zona di Comando. Inteso che le proprietà incluse nella competenza dello Stato italiano non potessero essere alienate o privatizzate, la gestione e lo stato di conservazione della Reale Scuola d’Equitazione erano considerate solide.” (…); inoltre, “il 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo.(…)ICOMOS osserva che mentre un piano esauriente di riqualificazione potrebbe contribuire a migliorare le condizioni fisiche del complesso, i dettagli stabiliti nel Master Plan e sopra menzionati suggeriscono che il Piano sia principalmente orientato alla valorizzazione economica della proprietà attraverso funzioni che implicano una privatizzazione degli spazi delle Reale Scuola d’Equitazione piuttosto che il suo potenziamento/miglioramento per comprenderne il significato ed il valore aggiunto/ludico sociale e culturale che apporta alla società ingenerale.”.

a3) Le proposte di modifica alla Scheda29.
In coerenza alle sollecitazioni UNESCO/Icomos, sostanzialmente disattese dalle condotte poste in atto dalla Città, dagli organismi di tutela e dal Mibact, si propongono le seguenti modifiche alla Scheda 29 del PRG vigente volte ad affermare una fruizione pubblica dell’intera Cavallerizza.
Le linee su cui poggiano le modifiche proposte sono orientate alla tutela più autentica del bene: sono escluse destinazioni d’uso private (sedi direzionali o altre funzioni private) e la realizzazione di autorimesse interrate e in soprasuolo all’interno del perimetro di studio sia per i vincoli archeologici che insistono sull’area, sia per scongiurare l’introduzione di elementi attrattivi del traffico veicolare.
L’elemento di particolare rilevanza è l’assoggettamento ad uso civico del Maneggio alfieriano, in ottemperanza a quanto stabilito alla conclusione di un percorso partecipato pubblico concluso il 06 maggio 2018 con la dichiarazione di uso civico, promosso dal Consiglio Comunale in forza della Mozione n. 69
[all.3] approvata il 25 settembre2017.

a4) L’uso civico urbano quale articolazione degli standard urbanistici.
Sulla base della legislazione vigente, è possibile imprimere ex-novo l’uso civico su un compendio di immobili quale nuova previsione urbanistica?
I profondi mutamenti economici e sociali intervenuti nel secondo dopoguerra hanno inciso nella considerazione degli usi civici [d’ora in poi UC], mettendo in ombra il profilo economico dell’istituto ma ad un tempo evidenziandone la rilevanza quanto ad altri profili e in particolare quanto a quelli ambientali.
Quest’ultimo interesse ha trovato il suo riconoscimento, prima, nella legge 8 agosto 1985, n. 431, che novellando l’art. 82 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all’art.1 della legge 22 luglio 1975, n. 382) ha sottoposto a vincolo paesaggistico «le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici», e poi con l’art. 142 del Codice: ed è qui che si rinviene un primo raccordo disciplinare tra UC e pianificazione del territorio.
Gli UC concorrono a determinare la forma del territorio su cui si esercitano ed incidono sull’ambiente e sul paesaggio, perché contribuiscono alla salvaguardia di questi ultimi.
Sono presi in considerazione tutti gli UC, senza distinguere quelli che possono presentare un concreto interesse paesistico e ambientale, né riservare a questi una normativa specifica.
Gli UC non svolgono esclusivamente la funzione economico-sociale di garantire risorse alla collettività che ne è proprietaria, atteso che alle tradizionali funzioni si è aggiunta una loro fondamentale utilità non solo ai fini della conservazione del bene ambiente, ma quale risorsa identitaria in grado di preservarne la memoria nell’immaginario collettivo.
La Corte ha rilevato un «interesse unitario della comunità nazionale alla conservazione degli usi civici, in quanto e nella misura in cui concorrono a determinare la forma del territorio su cui si esercitano, intesa quale prodotto di “una integrazione fra uomo e ambiente naturale” (sentenza n. 46/1995).
La Corte ha affermato altresì che «la conservazione ambientale e paesaggistica» spetta, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., alla cura esclusiva dello Stato (sentenza n. 367/2007), aggiungendo che tale titolo di competenza statale «riverbera i suoi effetti anche quandosi tratta di Regioni speciali o di Province autonome, con l’ulteriore precisazione, però, che qui occorre tener conto degli statuti speciali di autonomia» (sentenza n.378/2007).
Il rapporto tra uso civico e standard urbanistico non trova attualmente una sistematizzazione organica nella disciplina vigente: può diventare oggetto di una specifica innovazione normativa.
Per la loro intrinseca caratteristica, gli usi civici non pare possano essere annoverati tra gli standard urbanistici ex D.M. 1444/1968 perché la loro qualificazione esula la puntuale dotazione di aree caratterizzate da precise finalità (con fruizioni e fruitori diversificate).
Una prima ipotesi di classificazione per gli usi civici può essere annoverata tra le dotazioni oltre i limiti di legge (i cd. “oltrestandard”).
L’esempio concreto dell’Asilo Filangieri di Napoli può costituire una prima innovazione normativa con la Cavallerizza di Torino con il Maneggio alfieriano: sulla base degli atti amministrativi formalizzati è possibile imprimere sul PRG non la classificazione di UC, bensì quella di un immobile destinato a servizi oltre standard che non concorre alle dotazioni di standard ex D.M. 1444/1968, sul quale si sovrappone la dichiarazione di UC mutuata dal Codice (ex art.142,
connessa all’art. 136 “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico:c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;”.

Conclusioni.
La scrivente Associazione richiede, in qualità di soggetto portatore di interessi diffusi, di essere consultata in sede di Conferenza di Copianificazione e di esercitare la facoltà prevista dall’art. 15 bis comma 3 della L.R.56/77.

Torino, lì 14 ottobre 2020