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CCOMUNICATO CONGIUNTO L’USO CIVICO NON E’ UN “NEGOZIO”

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 17/7/2019
L’uso civico non è un “negozio”

Il discorso dei beni comuni è cruciale per garantire alle generazioni presenti e future non solo la tutela e conservazione di beni naturali e immobili funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali, ma anche la possibilità che intorno la cura e condivisione di questi beni si generino legami, solidarietà e comunità aperte ed eterogenee. I beni comuni sono produttori di comunità, e come tali vanno sottratti alla mercificazione e alla logica della valorizzazione intesa come profitto semplicemente monetario.

Il lavoro che a Torino, come in tante altre città, movimenti sociali, associazioni, abitanti del territorio fanno quotidianamente per sottrarre al degrado dell’abbandono e alla speculazione del cemento beni sottoutilizzati e abbandonati è il vero motore di qualunque discorso voglia essere seriamente interessato a parlare di beni comuni.

Abbiamo seguito un dialogo tra i cittadini e tra questi e l’Amministrazione, che si era mostrata interessata a svolgere su questo piano un ruolo di protagonista avanzato del dibattito nazionale.

Oggi però, siamo preoccupati della proposta di Regolamento sui beni comuni del Comune di Torino, su cui chiediamo l’apertura di un dibattito pubblico, perché finora chi ci ha lavorato ci ha negato la possibilità di studiare e partecipare alla sua scrittura, malgrado il nostro sostegno anche amministrativo alla battaglia che ha svolto in questi anni diverse realtà nella città di Torino.

Abbiamo già fatto pervenire, grazie anche al sostegno di alcuni attivisti e studiosi napoletani, alcune criticità, che in parte (almeno) sono state recepite in corner prima dell’approvazione in Giunta. Ciò però ancora non è sufficiente.

L’impianto prevede 4 ipotesi, e su tutte si deve intervenire in Consiglio comunale prima che sia troppo tardi e passi una idea privatista dei beni comuni che non corrisponde all’uso diffuso e collettivo che li caratterizza.

Art. 15 (Uso civico e collettivo urbano) prevede la trasformazione dell’uso civico in un “negozio civico” stipulato tra il comune e un soggetto giuridico delegato da una comunità di riferimento. L’individuazione dei referenti turnari compromette l’orizzontalità dei processi decisionali. Piuttosto, si dovrebbe riconoscere la realtà dei processi di autogestione aperta, individuando degli organi di autogoverno aperti e assembleari come titolari dei processi decisionali. Questa è l’unica risposta possibile contro chi vuole attaccare le gestioni comunitarie con il pretesto delle garanzie procedurali: dove – al contrario – c’è un negozio con dei referenti, la città sarà sempre chiamata a spiegare perché si è negoziato con qualcuno e non con qualcun altro.

Inoltre, deve essere chiarito che la responsabilità della comunità di riferimento non può essere equiparata a quella di custodi, o meglio non può rappresentare un facile meccanismo di deresponsabilizzazione del pubblico da alcuni oneri manutentivi e di tutela del patrimonio.

Non si può, con la scusa della sussidiarietà orizzontale, aggravare di oneri i cittadini che svolgono un’attività organizzativa gratuita al servizio della cittadinanza tutta.

Un grave errore, che falsa la realtà del processo, affermare che l’iniziativa è assunta dalla città, cioè dall’amministrazione comunale. Questa visione è il contrario del discorso dei beni comuni, che vede nella spontanea e generosa iniziativa degli abitanti del territorio (chiamati con una formula che andrebbe superata cittadini attivi o soggetti civici). La comunità di riferimento, che scrive la Carta a partire dalle proprie prassi d’uso, non nasce dal nulla, ma è una sperimentazione che l’atto dell’amministrazione riconosce. E allora bisognerebbe riconoscerla, anziché invisibilizzarla dietro l’iniziativa della città.

Ultimo passaggio distorsivo è quello di far approvare la carta di autogoverno dal consiglio comunale. La competenza regolamentare è del Consiglio, ma è già assolta con l’approvazione del presente regolamento. La carta, o meglio la dichiarazione di uso, non necessita un simile aggravio. Invece, andrebbe specificato che la ‘ratifica’ non si riferisce soltanto alla Carta così com’è, cristallizzata al momento del riconoscimento: al contrario, il regolamento deve prevedere che la comunità di riferimento abbia la possibilità di modificare le proprie regole di autogoverno, con un processo assembleare rafforzato e garantito da forme adeguate di pubblicità al fine di favorire la più ampia partecipazione alle scelte della comunità.

L’Articolo 16 – Gestione collettiva civica, è una superfetazione difficilmente comprensibile dell’uso civico. L’unica differenza sostanziale è nel potere di iniziativa, che qui viene ascritto alla comunità di riferimento (come in realtà accade sempre, invece, per l’uso civico e collettivo urbano, come elaborato nei fatti, prima che in un regolamento). Però questo non pone rimedio alle altre criticità sopra evidenziate. Anzi, prevede una ipotesi incoerente come la seguente: “La comunità di riferimento individua, secondo metodo democratico, il soggetto delegato alla stipula del negozio civico.” Una simile delega è un controsenso rispetto alla prassi di simili gestioni collettive, e non fa altro che contribuire alle accuse di mancanza di trasparenza ed imparzialità: chi sarebbero questi referenti se non dei prestanome? E che rapporto di responsabilità (solidale, con beneficio di escussione) con i “deleganti” informali?

Un ruolo di interlocuzione permanente, ove ritenuto rilevante, può avvenire semmai con organi di autogoverno specifici (un comitato dei garanti, un tavolo di lavoro et similia) ma non con soggetti individuati, cosa che porrebbe anche altri problemi di scelta, accountability ed eventuali procedure di sostituzione/integrazione di cui non v’è traccia e che renderebbero iperburocratico il processo.

A nostro avviso, si dovrebbero unire le due ipotesi riconoscendo ai cittadini il compito di scrivere, in procedure pubbliche e partecipate anche con il tavolo tecnico, una carta di autogoverno riconosciuta alla città, piuttosto che un “negozio”.

Le regole della partecipazione devono derivare dall’uso, e quindi si dovrebbe prevedere che la gestione dello spazio – in quanto aperta e includente, non offensiva e produttiva di redditività civica – è autorizzata per il tempo necessario a maturare le pratiche d’uso dello spazio stesso e quindi scrivere le Dichiarazioni. E non rappresentiamo un’esigenza soltanto nostra, bensì uno spunto emerso a livello nazionale dalle realtà della rete dei beni comuni emergenti.

Invece, il “negozio civico” – già solo nelle definizioni – deve essere riferito solo alla forma dei patti di collaborazione o alla fondazione beni comuni (art. 17).

Art. 17 Fondazione bene comune
Tutto questo, con maldestra evidenza, è per favorire l’ipotesi di trasferimento del bene a un modello di fondazione di partecipazione di diritto privato, chiamata “fondazione bene comune”. È un’ipotesi che trattiamo con rispetto e per questo non ci si può limitare a discuterne in un comunicato – siamo convinti che tante strade siano possibili – ma si deve avvertire che essa non ha nulla a che fare con l’esperimento del Teatro Valle, cui forse pure si vorrebbe richiamare. Il patrimonio della fondazione infatti non sarebbe autonomo, ma il bene immobile stesso qualificato come bene comune; di conseguenza emergerebbero sia un problema di liquidità per la manutenzione di un patrimonio – che a quel punto andrebbe solo affittato e messo a reddito monetario per finanziare le spese correnti – sia il problema della cancellazione dell’autonomia della comunità di riferimento nella gestione.
Rileviamo che tra le bozze del regolamento sia stato cancellato un punto determinante, di cui non si può fare a meno: come sarà composto e chi farà parte del CDA di tale fondazione? Si rinvia su questo delicatissimo aspetto ai singoli Statuti, aprendo un margine di discrezionalità esorbitante e rischioso, ma in realtà si nasconde una ipotesi che era stata già decisa e scritta nelle precedenti versioni, e che evidentemente per ragioni poco chiare si è deciso in questa fase di occultare: gli organi di governo dovrebbero veder rappresentati in modo paritetico “i fondatori, la comunità di riferimento ed esponenti del tessuto sociale in cui la fondazione opera”. In questo modo ci sarebbe un consiglio di amministrazione in cui siederebbero delegati degli enti locali (i fondatori), dei grandi stakeholder e potentati economici come Fondazioni bancarie, Teatri nazionali, cioè gli “esponenti del tessuto sociale della città” e solo infine, con un ruolo a quel punto meramente di tribuna, i delegati della comunità di riferimento, ledendo sia l’autonomia sia l’orizzontalità. Nulla a che fare con l’esperienza del Teatro Valle, quanto piuttosto la riedizione di una pessima proposta che venne fatta durante il momento drammatico dello sgombero in un tavolo parallelo.

Chiediamo un chiarimento sui componenti del CDA, sulle garanzie di inalienabilità del bene, su cosa accadrebbe quando un patrimonio costituito interamente dal bene immobile (come ipotizzato dai promotori), fosse incapace di affrontare qualunque spesa corrente, rischiando così di far fallire la fondazione, con grande gioia di potenziali acquirenti e speculatori.

Giuria civica. Un altro articolo modificato all’ultimo, che fortunatamente corregge la proposta iniziale. Ciò malgrado conserva una forte ambiguità. Che senso ha sdoppiare una giuria degli esperti e dei cittadini? Una simile visione tecnocratica collide con il tentativo di superare una simile dicotomia, aprendo e riconoscendo come esperti ANCHE coloro che sono espressione di una conoscenza pratica, che viene dall’associazionismo e da altre esperienze di base.
Ma cos’è in fondo un albo dei cittadini? C’è necessità di un albo per riconoscere i cittadini, o si vogliono configurare dei cittadini di serie A? E che ne è dei non cittadini, che avrebbero uguale, se non maggiore, titolo a dire la propria sulla tutela dei beni comuni?
Se invece si vuol fare appello al cittadino qualunque, quello che non ha mai partecipato a nessuna forma di esperienza sociale, ci troviamo di fronte ad un pericoloso qualunquismo, la pretesa di riconoscere una differenza morale a chi non ha mai fatto parte di esperienze collettive, che in realtà nasconde la porta agli avversari politici o a portatori di interessi privati ostili all’intero discorso dei beni comuni. Una specie di tribunale che fu aspramente criticato dallo stesso Rodotà e fu una delle ragioni di rottura dell’esperienza della seconda Commissione.

Ancora è possibile intervenire per migliorare quanto scritto ed evitare che diventi l’ennesima frattura, questa volta insanabile, tra realtà sociali di base e un piano istituzionale che deve scegliere se stare dalla parte di chi non ha parte o di chi vorrà strumentalizzare anche il discorso dei beni comuni

Torino, 16 luglio 2019

Associazione Salviamo Cavallerizza
Cavallerizza Irreale
L’Asilo Filangieri (Napoli)
Associazione Pro Natura
Associazione Salviamo il Paesaggio

questo il testo di Italia Nostra – Torino

Osservazioni di Italia Nostra-Torino su proposta di
nuovo Regolamento dei Beni Comuni

In rapporto alla bozza di nuovo Regolamento dei Beni Comuni redatto dal Comune di Torino, condividiamo in parte le osservazioni espresse dalle Entità e Associazioni…….
In particolare, condividiamo il rilievo sulla apparente indefinitezza delle rispettive responsabilità dell’amministrazione pubblica e della entità di cittadini, comunque denominata, cui il bene fosse affidato.
Così pure condividiamo l’osservazione sulla assente definizione delle conseguenze di una sopravvenuta impossibilità finanziaria od organizzativa a gestire il bene secondo le finalità inizialmente o successivamente concordate fra i promotori e il Comune.
Per parte nostra osserviamo che nel pur abbondante elenco di obiettivi e caratteristiche di un “Bene comune” non vengano chiarite le possibili declinazioni della formazione delle decisioni, se attraverso assemblee a partecipazione più o meno regolamentata o attraverso deleghe a organi esecutivi, né come avvenga il controllo da parte del Comune da un lato, e dall’insieme della cittadinanza, sull’effettiva ottemperanza agli obiettivi e ai metodi concordati col patto iniziale o con successive modifiche bilaterali.
Al riguardo osserviamo che dell’organo di controllo indicato, la “Giuria dei Beni Comuni”, non viene specificato il grado di cogenza delle decisioni, cioè se abbia chiara valenza gerarchica, e inoltre con la formulazione “chiunque intenda tutelare un bene comune può rivolgersi alla Giuria….” sembra apparire una funzione importante, prima non citata nel testo, di concorso all’instaurarsi del “negozio civico”, come se appunto l’individuo o il gruppo promotore potessero rivolgersi direttamente al Comune oppure a questa Giuria.
Altre nostre osservazioni potranno seguire quando avremo modo di esaminare più a fondo il testo.
In ogni caso ci associamo all’invito delle soprascritte entità e associazioni di sottoporre il testo a ulteriore approfondita verifica.

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23/5/2014 – 23/5/2019 5 ANNI DI LOTTA

5 Anni di lotta, per liberare dal degrado la Cavallerizza Reale di Torino, due anni per definire un regolamento di uso civico e per consentire a tutt* di accedere a un bene comune patrimonio Unesco. Ma oggi cosa è rimasto di quella lotta? L’Associazione Salviamo Cavallerizza lotta ancora affinchè questo bene sia restituito alla cittadinanza tutta.
#CavallerizzaReale
#benecomune
#usocivico

COMUNICATO STAMPA 8/5/2019

COMUNICATO STAMPA 8/5/2019

L’Associazione Salviamo Cavallerizza, constatato che alcune parti del complesso della Cavallerizza Reale sono state deturpate con numerosi graffiti e scritte, esprime una ferma condanna dell’azione qui denunciata a prescindere dai contenuti rappresentati.
Questi metodi non appartengono agli obiettivi dell’Associazione Salviamo Cavallerizza, volti al conseguimento del pieno uso pubblico del complesso e alla sua tutela quale bene Unesco.

In attesa del regolamento sui beni comuni della città vi proponiamo questi due video.

Da diversi mesi ormai l’Assemblea Cavallerizza 14:45, l’Associazione Salviamo Cavallerizza e tutti i Cittadini attendono l’uscita del nuovo Regolamento dei Beni Comuni della Città di Torino. Regolamento da questa giunta più volte annunciato come imminente ma che continua a essere oggetto di mistero, tranne che per i funzionari e dirigenti comunali che ci stanno lavorando e ai quali – almeno per quello che si può capire dalle notizie ufficiose che sono filtrate – poco garberebbe che si utilizzi l’espressione “Uso Civico”. Attendiamo tutti, impazienti, aggiornamenti.

Nel frattempo il dibattito sui beni comuni prosegue la sua strada, animato da un lato dall’ampia comunità che considera i Beni Comuni di proprietà del Popolo, dall’altra dai promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare nella quale non si parla di “proprietà del Popolo” ma si esalta la dicotomia – tipica del pensiero neolberista – che distingue e divide la collettività in soggetti pubblici e soggetti privati.

Giocare con le parole “Bene Comune” è facile e ciò può creare confusione… Riteniamo utile proporvi quindi, per approfondire il tema, due contributi del prof. Paolo Maddalena, ex giudice emerito della Corte Costituzionale e di Mauro Scardovelli, giurista e piscoterapeuta.

In essi viene ben illustrato il concetto di “Bene Comune”, in special modo collegando il significato di questa espressione a quanto viene espresso nella nostra Costituzione. Cioè che al centro di tutto c’è e deve esserci l’interesse della collettività, l’interesse di tutti i cittadini di oggi e di domani.

Buona visione.

Associazione SalviAMO Cavallerizza

“Perché dico NO al testo sui BENI COMUNI della Commissione Rodotà” – Paolo Maddalena
https://www.youtube.com/watch?v=HMmEKL4dla0

“I BENI COMUNI SONO LE COSE CHE CI APPARTENGONO” – Paolo Maddalena e Mauro Scardovelli
https://www.youtube.com/watch?v=rjWz8mpXS_E&t=7s

 

On Wed, Apr 24, 2019 at 4:16 PM Barbara Armaroli <barbara.arma@gmail.com> wrote:
ciao ecco cosa ho pensato di scrivere sulla pg fb dell’associazione e anche sul sito.
Da quattro mesi attendiamo impazienti l’uscita del nuovo regolamento dei beni comuni della città di Torino, regolamento annunciato in consiglio comunale il 13 dicembre dell’ass. Giusta come imminente, ma che continua a essere un mistero.
Nel frattempo il dibattito sui beni comuni prosegue la sua strada, da un lato una comunità ampia che considera i beni comuni di proprietà del popolo e dall’altra una proposta di legge di iniziativa popolare dove non si parla di proprietà del popolo ma della dicotomia liberista pubblico/privato.
Riteniamo che giocare sulle parole bene comune possa creare confusione e abbiamo quindi pensato di proporvi due video del prof Paolo Maddalena (ex giudice emerito della Corte Costituzionale) il primo e di Paolo Maddalena e Paolo Scardovelli (giurista e piscoterapeuta) il secondo, dove viene bene spiegato il significato di bene comune, soprattutto al suo significato nella nostra costituzione, dove al centro di tutto c’è l’interesse della collettività che è un concetto che va oltre la dicotomia pubblico/privato. Al centro deve sempre essere posto l’interesse di tutti i cittadini di oggi e di domani.
Il primo video è molto breve e il secondo più lungo, ma merita assolutamente la vostra attenzione.

CAVALLERIZZA REALE: SERVE CHIAREZZA D’INTENTI DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE. L’USO CIVICO È IN PERICOLO?

CAVALLERIZZA REALE: SERVE CHIAREZZA D’INTENTI DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE. L’USO CIVICO È IN PERICOLO?

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Lo scorso venerdì 16 marzo alcuni membri dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 hanno presenziato alla seduta delle Commissioni Consiliari permanenti IV e II congiunte, convocata per discutere la destinazione di fondi CIPE per la Cavallerizza Reale assegnati ai Musei Reali di Torino.

Nell’aprile 2016 Fassino annunciava lo stanziamento da parte del CIPE di 15 milioni di euro per la riqualificazione della Cavallerizza con la costruzione di una galleria espositiva (da assegnare ai Musei Reali) collegata al Maneggio Alfieriano (riassegnato al Teatro Stabile), sulla scorta di quanto indicato nel Masterplan confezionato alle società Homers ed Equiter

A giugno del 2016 è cambiato il governo della Città, ma le intenzioni sulla Cavallerizza appaiono ancora molto ambigue.

Il Vicensindaco Guido Montanari, il 6 febbraio 2018, ha reso noto l’affidamento all’Arch. Agostino Magnaghi, da parte di Cassa Depositi e Prestiti, dell’elaborazione di un nuovo Masterplan per la Cavallerizza.

Oggi è emerso che i Musei Reali, ente pubblico assegnatario dei fondi CIPE, intende dirottare i fondi destinati alla Cavallerizza esclusivamente sulle parti dei giardini, anche se l’ipotesi di progetto originario della vecchia giunta a guida PD prevedeva invece il restauro del Maneggio Alfieriano e di parte della Cavallerizza di proprietà di CDP

La direttrice dei Musei Reali, la dott.ssa Enrica Pagella, si è infatti dichiarata non più “interessata” a proseguire il percorso verso il restauro della Cavallerizza.

Per di più la Soprintendente Arch. Luisa Papotti ha strumentalmente invocato un intervento della giunta per appurare presunti rischi di instabilità del complesso, come aveva già denunciato nel maggio dello scorso anno. Tuttavia, agli allarmismi su ipotetici problemi strutturali, era seguita una perizia, curata dal Prof. Arch. Giovanni Brino, grazie alla quale si è dimostrata l’inesistenza del pericolo.

La giunta poi ha confermato l’ipotesi dell’Ostello nella parte di proprietà di CDP, così come previsto nel vecchio Masterplan di Homers.

L’approccio di questa giunta alla questione Cavallerizza non sembra dunque molto differente da quello della giunta passata. Sembrano manifestarsi incongruenze tra le scelte che questa Amministrazione sta effettuando e gli impegni chiesti dal Consiglio Comunale con la mozione approvata il 25 settembre scorso, nella quale si indica l’Assemblea Cavallerizza 14:45 come soggetto agente il percorso di partecipazione per la predisposizione di un regolamento per l’Uso Civico della Cavallerizza Reale. [Qui il testo della Mozione n.69 2017 03094/002 https://drive.google.com/file/d/0B-ukBw3RddSFb1BraFptaU9JQjA/view?usp=sharing]

La bozza di regolamento sarà definitivamente approvata nei prossimi giorni, a conclusione di un intenso ciclo di assemblee pubbliche cittadine.

In questa condizioni l’Assemblea si chiede se l’obiettivo della delibera per l’Uso Civico della Cavallerizza, inteso come riconoscimento di uno spazio di libertà e autogoverno dei Cittadini, sia a rischio.

“Uso Civico” significa una Cavallerizza per tutti, un Bene Comune non assegnato ad un soggetto particolare, ma uno spazio aperto, accessibile, attraversabile e utilizzabile da tutta la Cittadinanza che nel suo complesso ne diviene titolare.

L’Assemblea Cavallerizza 14:45 non è disponibile a compromessi sul futuro della Cavallerizza.L’Assemblea ribadisce i punti dell’appello che da sempre indicano verso dove e come proseguire in questa lotta.

Per questo, l’Assemblea continuerà ad opporsi alla cessione o all’affidamento a soggetti privati e ad una spartizione della Cavallerizza, ad interventi di restauro non coordinati in questo complesso architettonico unitario, alla chiusura dei suoi cancelli e a qualunque altra azione che impedisca alla Cittadinanza di essere destinataria del valore che la Cavallerizza Reale può generare in quanto Bene Comune.


Torino, 19 marzo 2018
Assemblea Cavallerizza 14:45

Contro il G7 – Inaugurazione CLAP 29/9/2017

A Torino durante le giornate di mobilitazione contro il G7 nascono le CLAP  (Camere del Lavoro Autonomo e Precario).

Il 29 Settembre Cavallerizza ha organizzato dei momenti di confronto e dibattito sul tema del precariato a partire dai lavoratori e lavoratrici della cultura, della conoscenza, dell’informazione, dei servizi di cura alla persona, dell’intrattenimento, della ristorazione, dei servizi in generale. Giovani e meno giovani che fanno dei «lavoretti» a 3 euro l’ora per pagarsi un affitto o aiutare a casa con un contratto di lavoro che scade tra qualche settimana o tra qualche mese.

Siamo lavoratori e lavoratrici precari e autonomi. Lavoriamo nella cultura, nella conoscenza, nell’informazione, nei servizi di cura alla persona, nell’intrattenimento, nella ristorazione, nei servizi in generale. Siamo giovani e meno giovani che fanno dei «lavoretti» a 3 euro l’ora per pagarsi un affitto o aiutare a casa . Il nostro contratto di lavoro scade tra qualche settimana o tra qualche mese, e non sappiamo cosa succederà dopo; alcuni di noi il contratto proprio non ce l’hanno e lavorano in nero. Le ferie, la maternità, la mutua sono una fortuna per pochi e chi non ne ha diritto è costretto ad adattarsi nella rassegnazione di non poter trovare di meglio e di essere facilmente sostituibile.

Ci sono tanti nostri amici, conoscenti, coetanei, ancora più sfruttati, che neppure sono pagati per il lavoro che fanno: praticanti, tirocinanti, stagisti, lavoratori in prova, vincitori di bandi di collaborazione con gli enti pubblici, una massa di giovani che lavorano gratis nella promessa di una di un migliore curriculum, un’assunzione, una ricompensa futura.

Siamo piccole partite IVA,  l’abbiamo aperta per fare quello che sogniamo, aspettiamo da mesi che il committente paghi la fattura e nel frattempo dobbiamo pagare contributi INPS sempre più alti. Le cose non vanno benissimo, ma non vogliamo rinunciarci.

Sappiamo che tutto ciò non è normale, ma non sapevamo bene cosa fare, perchè, con i tempi che corrono, ci dicono che non bisogna sputare su nessun lavoro che si trova. Nel nostro posto di lavoro non ci sono sindacati a cui chiedere un aiuto sul contratto che abbiamo firmato, un aiuto a leggere la busta paga a inizio mese o un sostegno per fare dele richieste collettive al datore di lavoro.

Per questo abbiamo deciso di auto-organizzarci in uno spazio come la Cavallerizza, un bene comune per tutt*: vogliamo metterci insieme, unire ciò che il sistema economico ha diviso, condividere strumenti ed esperienze personali per uscire dalla solitudine e dall’invisibilità. Vogliamo costruire in Cavallerizza nelle Camere del Lavoro Autonomo e Precario, uno spazio fisico in cui ritrovarci, raccontarci ciò che succede nel nostro lavoro, farci forza reciprocamente per non accettare lo sfruttamento, in cui auto-organizzare sportelli di assistenza legale, consulenza fiscale, competenze sui contratti e sulle pensioni, per aiutare noi stessi e chi è nelle nostre condizioni.

La CLAP di Torino si intende uno spazio di auto-organizzazione e ricomposizione di lavoratori e lavoratrici, che sostiene e amplifica le azioni e le mobilitazioni dentro e fuori il luogo di lavoro (presidi, picchetti e scioperi) e ambisce alla loro connessione in lotte comuni, senza alcuna distinzione.

evento fb della serata https://www.facebook.com/events/146073762574381/?acontext=%7B%22ref%22%3A%223%22%2C%22ref_newsfeed_story_type%22%3A%22regular%22%2C%22action_history%22%3A%22null%22%7D

Approvata la Mozione per l’uso civico in Cavallerizza

E’ stata approvata 25 settembre in Consiglio Comunale la mozione sul riconoscimento di uso civico per la Cavallerizza Reale.
La mozione riconosce l’attività di questi tre anni dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 e dà avvio ad un percorso di autonormazione civica.
Un primo passo verso la decartolarizzazione e l’uso civico dell’intero complesso! #cavallerizzairreale #generiamoanomalie

Rassegna stampa

:ttp://www.nuovasocieta.it/…/cavallerizza-approvata-mozion…/
http://www.comune.torino.it/uc…/comunicati/article_727.shtml

21/9/2017 -Comunicato stampa – in risposta al Sen. Esposito

COMUNICATO STAMPA 21/9/2017

Il Sen. Esposito ha annunciato a mezzo stampa di voler presentare al Min. Minniti la richiesta di sgombero della Cavallerizza Irreale.

La nostra risposta è l’evidenza.

La Cavallerizza è un Bene Comune, un patrimonio protetto UNESCO  che vive della partecipazione dei cittadini che – a partire dalle mobilitazioni del 2013 – se ne prendono cura.

Proprio il Partito Democratico, che il Sen. Esposito rapprensenta, tra il 2009 e il 2013 ha sottratto questo bene – attraverso la cartolarizzazione e poi la vendita all’incanto – al patromonio della città e l’ha consegnato, a garanzia dei propri debiti, in mano alle banche. (In particolar modo a BIIS, branca di Intesa-San Paolo).

Da allora Cavallerizza non è più un luogo abbandonato ma uno spazio attraversato quotidianamente da migliaia di cittadini che riconoscono e difendono l’incredibile valore artistico e di partecipazione che si sta generando all’interno di questa esperienza.

Cavallerizza è un centro di sperimentazione socio-culturale che non ha censori, un luogo di accoglienza dove le libertà di opinioni, di critica e di confronto non violento sono valori imprenscindibili.

Crediamo profondamente in questi principi fondanti la nostra costituzione ed essenziali per garantire la democraticità di uno Stato di diritto per questo auspichiamo che anche le istituzioni – dai Senatori della Repubblica ai Consiglieri Comunali e la Sindaca – rimangano fedeli al ruolo per cui sono state elette.

A Torino durante le giornate di mobilitazione contro il G7 nascono le CLAP
( Camere del Lavoro Autonomo e Precario).

Il 29 Settembre Cavallerizza ha organizzato dei momenti di confronto e dibattito sul tema del precariato – che termineranno con un concerto serale – per dar modo alle persone di prendere parola e di potersi quindi esprimere liberamente.

Crediamo infatti che la cultura e la conoscenza siano strumenti fondamentali di resistenza all’oppressione. L’oppressione che oguno di noi, in qualità di lavoratore e lavoratrice, vive ogni giorno sulla propria pelle.

A partire dai lavoratori e lavoratrici della cultura, della conoscenza, dell’informazione, dei servizi di cura alla persona, dell’intrattenimento, della ristorazione, dei servizi in generale. Giovani e meno giovani che fanno dei «lavoretti» a 3 euro l’ora per pagarsi un affitto o aiutare a casa con un contratto di lavoro che scade tra qualche settimana o tra qualche mese.

Lavoratori e lavoratrici precari/e che non sanno cosa succederà dopo l’ennesimo contratto temporaneo e senza garanzie ma che sono consapevoli del rischio di lavorare in nero non avendo poi più accesso a welfare e trattamento pensionistico.

Queste condizioni di vita hanno diritto di essere narrate, così come la cittadinanza ha diritto di chiedere condizioni di lavoro giuste e un’esistenza dignitosa. Cavallerizza sarà sempre uno spazio aperto al confronto, dibattito, uno spazio plurale, libero e questa è un’evidenza.

Assemblea Cavallerizza 14:45

ADERISCI ALL’EVENTO DI APERTURA DELLA CLAP
La prima camera del lavoro autonomo e precario nel territorio di Torino:

https://www.facebook.com/events/146073762574381

HERE 2017 ha inizio! 19-28 maggio 2017 orari e programma

L’attesa è finita! oggi 19 maggio alle 16.00 si aprirà la seconda edizione di HERE.

Nel 2016, con la prima edizione di HERE, 200 artisti hanno esposto in 130 stanze del complesso della Cavallerizza Reale di Torino. L’evento ha avuto un grande impatto sulla città accogliendo più di 9.000 visitatori in soli 10 giorni, con una notevole attenzione da parte dei media e l’inserimento di Cavallerizza nella mappa internazionale dei luoghi d’arte indipendenti a cura del MAXXI (Museo d’arte contemporanea di Roma):
www.theindependentproject.it/it/places/italy/piemonte/torino/organization/artivisive-cavallerizza/

Lo scopo della manifestazione era quello di portare all’attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale di Torino, patrimonio Unesco da anni lasciato in stato di abbandono dall’Amministrazione comunale che ne prevedeva la vendita a privati.

Dal maggio del 2014 un gruppo di cittadini, artisti, professionisti, studenti, ha riaperto una parte degli spazi (che includono 2 teatri, aree comuni, giardini reali e più di 100 stanze) del complesso con l’intento di preservarli dal degrado e trasformarli in polo di sperimentazione socio-culturale ad uso civico.

Cavallerizza è diventata un centro di produzione culturale indipendente che in quasi 3 anni ha dato vita a più di 2000 iniziative (musica, spettacoli, mostre, cinema, workshop) e accolto in residenza artisti nazionali ed internazionali, attivando progetti di co-working, orti urbani, cucina popolare, attività per bambini, laboratori artistici, lezioni di danza, yoga, fotografia, conferenze su tematiche politiche e sociali, ecc.

La seconda edizione di Here, che si terrà da venerdì 19 a domenica 28 maggio 2017, sarà organizzata dal gruppo Arti Visive, parte dell’Assemblea Cavallerizza 14:45, composto unicamente da volontari, come tutti gli altri gruppi attivi (Arti Sceniche, Arti Musicali, Polo Letterario, ecc.).

La manifestazione vede la partecipazione di oltre 300 artisti visivi e oltre 100 artisti della scena che andranno a far vibrare l’atmosfera di Cavallerizza con 10 giorni di esposizione e oltre 80 ore di spettacoli teatrali.

L’evento sarà autogestito ed autofinanziato.

La manifestazione, nata per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini a livello territoriale, nazionale ed internazionale, evidenzierà il potenziale di crescita e il valore socio-culturale di Cavallerizza, come esempio di nuove politiche socio-culturali di autogoverno dei beni pubblici attraverso un processo di partecipazione che si avvale di strumenti quali l’inclusione, il confronto, la trasversalità.

orari e programma

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18/2/2017 – Idee per la Cavallerizza

Idee per Cavallerizza (Torino, 18-02-2017)
Intervento Assemblea Cavallerizza 14:45

La “vicenda Cavallerizza” si colloca all’interno di un sistema in cui le istituzioni, assoggettate agli interessi dei grandi poteri economici, non riescono più a rispondere alle esigenze reali dei cittadini. Cavallerizza rappresenta un esempio emblematico di come l’Amministrazione, per ricevere finanziamenti dagli istituti bancari e far fronte ai debiti, sia arrivata a vendere i Beni Comuni e il patrimonio artistico-architettonico della Città. Il cd. “processo di valorizzazione” del patrimonio collettivo, che ha comportato la vendita del complesso a Società di Cartolarizzazione e a Cassa Depositi e Prestiti, non solo è stato palesemente disatteso, ma si è ribaltato in un processo di privatizzazione del bene pubblico.

Nel centro di Torino, in questi due anni e mezzo, un luogo degradato e abbandonato ha ripreso vita. Al suo interno è nata spontaneamente una comunità aperta, inclusiva e auto-organizzata che, senza costi per l’amministrazione, ha generato una produzione culturale di grandi proporzioni basata su modalità partecipative: dall’accesso completamente libero e gratuito alla cultura, alla messa in condivisione dei mezzi di produzione, alla formazione gratuita di nuove competenze, al coinvolgimento attivo degli abitanti all’autogoverno dei beni pubblici.

Fin dal maggio 2014 il fenomeno “Cavallerizza Reale Occupata” si è inserito in un contesto cittadino di ampio respiro – composto da realtà che agiscono quotidianamente per ridisegnare le relazioni tra le persone il territorio che abitano – con l’obiettivo di rendere la cittadinanza parte attiva nelle scelte che la riguardano.

Per questo, Cavallerizza rappresenta un modello innovativo e un movimento politico, sociale e culturale che ha il sostegno di decine di associazioni e migliaia di cittadini. Cavallerizza è la dimostrazione di come le logiche di mercato possano essere sovvertite dal coinvolgimento diretto della cittadinanza, generando una nuova concezione di accesso al governo della cosa pubblica.


Cavallerizza ha accolto più 1000 incontri tesi alla costruzione del processo di partecipazione

Dai dati raccolti in questi due anni e mezzo emerge chiaramente quanto il valore sociale e culturale generato da quest’esperienza sia inestimabile e non possa essere ridotto ad una mera sommatoria di numeri. Nel contempo, emerge altrettanto chiaramente quanto il potenziale di crescita della Cavallerizza sia ciò che la rende un importante valore aggiunto per il territorio sia in termini socio-culturali che economici oltreché un esempio sul panorama internazionale .


Cavallerizza ha accolto oltre 100.000 abitanti che hanno fruito delle attività

(la Città come avrebbe potuto sostenere l’organizzazione di tutte queste attività in una maniera differente, vista l’attuale situazione di bilancio?)

 

L’esempio forse più noto è stato il progetto del gruppo arti visive: “HERE” (di cui si sta organizzando la seconda edizione prevista per maggio 2017), che nella sua prima edizione ha visto coinvolti 200 artisti, (dai giovani esordienti ad artisti più affermati sul territorio), registrando in 10 giorni più di 9.000 presenze.

Grazie ad HERE la Cavallerizza è stata inserita dal Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma all’interno della mappa mondiale delle realtà culturali indipendenti. E, anche in questo caso la trasversalità, l’inclusione, l’accoglienza di proposte e il confronto sono stati strumenti concreti per realizzare politiche culturali nuove ed efficaci per il territorio.

Per questo la Cittadinanza ha richiesto con la raccolta di più di 10.000 firme che:

  • la Cavallerizza reale venga decartolarizzata, e torni così di proprietà pubblica;

  • la destinazione degli immobili sia legata ad una funzione pubblica e ad una fruizione collettiva;

  • venga mantenuta l’unitarietà del complesso, potenziandone la valenza socio-culturale e la natura di luogo di aggregazione;

  • il futuro della Cavallerizza venga deciso insieme ai Cittadini attraverso processi di gestione partecipativa

Per realizzare questi obiettivi chiediamo che:

  • il protocollo di intesa promosso dalla precedente Giunta PD, venga al più presto annullato, e che vengano disconosciuti tutti i Masterplan realizzati a porte chiuse senza il coinvolgimento della cittadinanza;

  • che ci sia un sostegno reale alla sperimentazione culturale e che si agiscano politiche culturali nuove ed efficaci per il territorio;

  • l’Amministrazione prenda posizione chiaramente in merito all’indagine aperta dall’Unesco che ha messo sotto osservazione il provvedimento di alienazione della Cavallerizza (che permette la costruzione di alberghi, parcheggi e centri commerciali);

  • venga riconosciuto al più presto l’uso civico dell’intero complesso.

Il riconoscimento del potenziale di Cavallerizza in termini culturali, sociali ed economici da parte dell’amministrazione, seguita coerentemente con il riconoscimento giuridico dell’uso civico determinerebbe l’opportunità non solo di preservare la Cavallerizza come Bene Comune – mantenendo l’uso pubblico degli spazi – ma anche l’inestimabile patrimonio di partecipazione e sperimentazione artistica in atto.

Questa è un’occasione, una contingenza storica, un valore che la Città non può perdere.

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