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COMUNICATO 14/5/2020

Cavallerizza 14:45. Abiura dopo l’appropriazione indebita.
Il Re è Nudo!

Ieri è andata in scena nelle Commissioni Consiliari, ben orchestrata dall’arch. Iaria, la farsa del PURA, ovvero il Progetto Unitario di Riqualificazione Unitaria Alternativo della Cavallerizza Reale. Un progetto che, a detta dei c.d. ex ultimi occupanti della Cavallerizza Reale, doveva segnare una marcata distinzione da quello presentato dal prof. Magnaghi per CDP.

Ancora una volta, gli ultimi ex occupanti, hanno piegato ai loro piccoli interessi personali,quelli della collettività più ampia e hanno ceduto di fronte alla possibilità che nel complesso Unesco venisse insediata la sede della Fondazione di una delle più potenti banche sul territorio: la Compagnia di San Paolo.

Ieri (finalmente!) si è svelata la vera natura del Comitato di scopo: accettare qualsiasi compromesso pur di avere uno spazio in Cavallerizza.

I proponenti del PURA non sono gli unici traditori di un sogno iniziato a maggio 2014 e finito a dicembre 2018 quando all’interno degli spazi della Cavallerizza Reale sono rimasti solo pochi soggetti che hanno preferito le lusinghe del potere ai principi di lotta dei loro compagni. Così un movimento di cittadini, nato dal basso per evitare la speculazione edilizia e lo “spezzatino” di un complesso architettonico unico nel suo genere, che ha avviato una sperimentazione socio culturale di un bene comune, è stato affossato da litigi e stupide questioni personali.

In questo clima di disagio si sono inseriti due personaggi emblematici: prima il prof. Ugo Mattei ispiratore del regolamento dei beni comuni urbani della città di Torino (con il solo scopo di creare Fondazioni a go-go), poi l’ex vicesindaco prof. Guido Montanari, che pur di trovare uno spazio di visibilità, hanno iniziato a dialogare con una frangia degli ultimi ex occupanti per imporre la loro visione, sempre contrastata in precedenza, al solo scopo di creare un forte tandem spendibile per la campagna elettorale per il 2021.

Finisce nel peggiore dei modi quello che in altre realtà d’Italia sta proseguendo in maniera eccelsa: la vera sperimentazione di spazi utilizzati dai cittadini nel segno dei beni comuni. E non ci riferiamo solo all’ex Asilo Filangieri di Napoli, ma anche a Bari, a Bologna a Firenze: e l’elenco è davvero lungo.

Torino ha scelto di non seguire una strada virtuosa come hanno fatto altre realtà territoriali, ha preferito chiudersi o meglio ha lasciato campo libero ai poteri forti della città: è questa, al momento, la prima autentica vittoria del “Sistema Torino” che nella vicenda Cavallerizza ha mostrato il suo vero volto, ha trovato la sintesi unitaria del potere.

Ha colto nel segno la sen. Margherita Corrado (M5S) che ieri in aula al Senato ha dichiarato come “in certi ambienti l’emergenza sembra favorire, sviando l’attenzione, maneggi condotti in danno dell’interesse pubblico.”.

Vogliamo una Cavallerizza pubblica nella proprietà e nelle funzioni

COMUNICATO STAMPA 4/2/2020

Da alcuni giorni ritroviamo sui giornali proposte ed accorati appelli per ottenere la disponibilità degli spazi della ex Cavallerizza Reale da parte di soggetti diversi. Come in una spirale senza fine, si tratta dei soliti attori: Università, Polo delle Arti Torino Piemonte (ovvero Accademia Albertina di Belle Arti e Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi”) e, naturalmente, la Compagnia di San Paolo (che vorrebbe trasferire, proprio nel complesso monumentale, i suoi uffici).
Quelle che furono le scuderie reali, verrebbero trasformate in foresteria a disposizione dei “padroni della città”. Coloro che, grazie alle risorse a loro disposizione, decidono il bello e il brutto tempo di una Torino piegata sotto al peso del suo debito ed obbligata nei confronti della volontà dei creditori.
E così le promesse elettorali di far rientrare la Cavallerizza Reale nel patrimonio della Città – della forza politica che ha la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale – sono evaporate, sparite nel nulla e nell’indifferenza generale. Tranne di coloro che, ormai da anni, continuano a chiedere con forza che la Cavallerizza torni pubblica. Ma che sia chiaro: pubblica non significa “che assolva a funzioni pubbliche”. Questo gioco di parole, apparentemente complementari, nasconde in realtà una differenza sostanziale. Pubblica, come spiega Paolo Maddalena, significa proprietà collettiva demaniale, cioè proprietà del popolo. Quindi sia la proprietà sia le destinazioni d’uso non possono essere separati perché la proprietà determina la destinazione.
Il 31 dicembre scorso è stato presentato ed approvato il nuovo Piano Unitario di Riqualificazione (PUR). Lavoro, affidato allo studio A.I ed all’architetto A. Magnaghi, che ancora una volta non prende in considerazione le indicazioni arrivate dall’Unesco già nel 2017. Il piano riesce invece a fare peggio del precedente Masterplan (commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers) destinando solo il 14% del complesso alla disponibilità pubblica. Tutto il resto, in mano ai privati.
Eppure l’Amministrazione, con la Mozione n. 69, in settembre 2017aveva chiesto ad Assemblea Cavallerizza 14:45 di predisporre una carta di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano per la Cavallerizza Reale. Uno strumento di autonormazione civica – il cui riconoscimento è richiesto e atteso da molti spazi sociali autogestiti in tutto il territorio nazionale- che consentirebbe ad una ampia comunità di riferimento (potenzialmente, tutto il Popolo) di rendere accessibile, attraversabile e utilizzabile un Bene Comune (nel caso torinese, patrimonio dell’Umanità) governato in autonomia secondo i principi di democraticità, antifascismo, antissessimo, antirazzismo.
Come abbiamo già avuto modo di approfondire nel comunicato stampa dell’11 novembre scorso, nel PUR mancano, ancora una volta,una visione unitaria che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità e l’intenzione di effettuare un restauro conservativo del bene.
Anche l’ICOMOS, nel 2017, aveva sollevato dubbi sulle proposte e modalità di valorizzazione della Cavallerizza, osservando come- visto il ruolo specifico della Zona di Comando, fulcro del potere Savoia – il programma di riqualificazione necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso, non limitandosi alle caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, ma includendo aspetti intangibili (i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia; il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa…)
Non sembra che le azioni di questa Amministrazione abbiano minimamente tenuto in
considerazione tali osservazioni e neppure quelle di chi chiede che il bene venga decartolarizzato e rimesso saldamente in mano pubblica, coinvolgendo la Cittadinanza tutta nella discussione sulle destinazioni d’uso.
Ci chiediamo inoltre a cosa sia servito obbligare gli ultimi occupanti a costituirsi in un comitato di scopo quando le intenzioni – che emergono dagli articoli di stampa – non sembrano essere quelle di far rientrare gli occupanti nello spazio per proseguire le attività che in 5 anni hanno fatto rivivere la Cavallerizza, rendendola attraversabile e fruibile da tutte, tutti e tutto.
La Cavallerizza deve tornare di proprietà pubblica. Si può fare.
L’Amministrazione, prima di tutto:
  • chieda al Mibact l’annullamento del decreto di alienazione, peccato originale di tutti i mali che ne ha consentito la vendita ai privati;

 

 

  • favorisca processi di autogovernance del bene comune mediate l’applicazione della dichiarazione di uso civico e collettivo urbano che la cittadinanza ha già elaborato e consegnato all’Amministarzione cittadina a maggio 2018.

 

Non accettiamo che le scelte dell’amministrazione comunale su qualunque Bene Comune siano indirizzate o addirittura dettate da soggetti che, forti delle loro risorse, si elevano al di sopra della Cittadinanza.
Questa Città merita di più. Merita quel cambiamento annunciato in campagna elettorale che non è ancora non si è visto.
Associazione Salviamo Cavallerizza

Adesione comitato permanente. Lettera alla Sindaca e Assessore Iaria

Chiara Appendino
segreteria.sindaca@comune.torino.it

All’Assessore all’Urbanistica e Patrimonio
della Città di Torino
arch. Antonino Iaria
segreteria.assessoreiaria@comune.torino.it

e p.c. Al Prefetto di Torino
Claudio Palomba
prefettura.torino@interno.it

Oggetto: Cavallerizza Reale – Adesione al Comitato permanente. Deliberazione della Giunta Comunale 30 dicembre 2019 (mecc. n. 2019 06671/009).

La scrivente Associazione Salviamo Cavallerizza, in relazione a quanto previsto al punto 3. del dispositivo della deliberazione citata in oggetto, che recita tra l’altro
« di prevedere la costituzione di un “comitato permanente”, al quale tutti i portatori di interesse (nell’accezione più ampia) potranno partecipare. (…) », nonché alle dichiarazioni dell’Assessore Iaria nell’assemblea pubblica del 12 gennaio u.s., in ordine al possibile dissequestro del complesso,
con la presente comunica di aderire al costituendo comitato, in coerenza alle finalità statutarie dell’Associazione stessa.
In particolare, le proposte che l’Associazione intende formulare attengono ai seguenti contenuti:
a) restauro del Maneggio Alfieriano, oggetto dello studio “La Cavallerizza” di Giovani Brino e Giovanni Maria Lupo (Celid, Torino 2019): si richiede di tenere nella dovuta considerazione tale contributo scientifico, per l’autorevolezza e la competenza degli autori.
b) tutela dei Giardini Reali alti: proposte di coinvolgimento dei cittadini per una corretta fruizione.
In relazione alle proposte di cui sopra, la scrivente Associazione intende fornire la documentazione necessaria ai fini della sussistenza delle competenze in materia tra i propri associati:
– quanto al punto a) gli autori arch. Brino e prof. Lupo sono soci dell’Associazione;
– circa il punto b), fermo restando il dissequestro dei Giardini, l’Associazione intende riprendere le visite guidate gratuite la domenica mattina, già effettuate dal 2014 al maggio 2019 a cura del prof. Lupo e dell’arch. Anna Gilibert, con notevole riscontro di pubblico (cittadini e turisti).
Sotto questo profilo si richiede ogni sforzo utile a garantire la piena disponibilità dei Giardini, quale luogo caratterizzante l’unicità del complesso della Cavallerizza Reale e tassello del sito seriale Unesco “Residenze Sabaude”, dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1997.

Si resta a disposizione per quanto possa occorrere.
E’ gradito riscontro alla presente.

Lettera aperta alla sen. Silvia Fregolet

Ieri, alla Camera dei Deputati, l’Onorevole Silvia Fregolent (Italia Viva) ha dichiarato: “Il Mibac monitori la situazione e che ogni prossima risorsa stanziata sia finalizzata ad un concreto progetto di restauro e valorizzazione del bene”.

Vorremmo ricordare all’onorevole Fregolent- e a tutt*- che, se la Cavallerizza versa in questa situazione di abbandono, il primo colpevole lo si ritrova proprio nel Mibact che nell’agosto 2005 ha consentito la vendita di questo bene UNESCO (è l’unico caso al mondo di bene tutelato dall’UNESCO e di proprietà demaniale che viene trasferito a privati).

Dal 2009 in poi le amministrazioni comunali torinesi si sono susseguite nel tentativo di vendere la Cavallerizza al miglior offerente. Dopo l’incauto affidamento di parti dell’immobile al Teatro Stabile di Torino, che ha causato anche danni alla struttura del Maneggio Alfieriano e lo ha poi abbandonato definitivamente nel 2013, l’Amministrazione comunale ed il Mibact hanno lasciato cadere l’immobile nel completo abbandono in attesa di individuare un compratore.

Solo grazie ad un gruppo eterogeneo di cittadini – Assemblea Cavallerizza 14:45 – la Ex-Cavallerizza Reale è stata restituita alla cittadinanza dal maggio 2014 allo scorso ottobre ma, dopo l’ennesimo incendio, il terzo in 5 anni, si è giunti alla situazione attuale: bene sotto sequestro e ancora nuovamente all’arrembaggio i progetti speculativi; primo fra tutti un ennesimo masterplan che prevede solo il 14% della proprietà pubblica e il resto regalato ai privati.

Esempi di “valorizzazione” – a nostro avviso decisamente poco conformi alla tutela – li abbiamo di fronte agli occhi, proprio nell’attuale Aula Magna dell’Università di Torino, dopo il restauro (o meglio la trasformazione totale del bene) da parte dello stesso architetto Magnaghi, autorizzati proprio dallo stesso Mibact invocato dalla Fregolent, per il tramite dell’allora Soprintendenza ai beni architettonici del Piemonte

Contro questa tipologia di trasformazioni e masterplan si era già anche espresso negativamente proprio l’Unesco che aveva bocciato il masterplan precedentemente approntato dalla giunta Fassino – per tramite della sottoscrizione del protocollo d’intesa fra diversi attori istituzionali presenti nel centro aulico di Torino, che davvero di poco differisce dal (recentemente reso pubblico) nuovo PUR – ed aveva chiesto maggiori informazioni proprio al Mibact che, per quanto abbiamo approfondito tramite gli atti disponibili pubblicamente, non ha mai risposto.

Forse l’On. Fregolent prima di chiedere al Mibact di vigilare sulla Cavallerizza, dovrebbe chiedere conto di quanto sopra precisato.

Torino 16/1/2020

 

La lotta per la difesa dei beni comuni non si ferma.

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

 

Lunedì 2 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino la maggioranza del M5S, ha approvato il nuovo Regolamento beni comuni urbanii, recependo le modifiche al testo  proposte dalla Giunta e dalla stessa maggioranza, ma respingendo, con pochissime eccezioni, gli altri emendamenti proposti in votazione.

Il testo approvato resta sostanzialmente invariato rispetto a quello contro cui questo Coordinamento torinese ha chiesto in più occasioni la revoca in quanto frutto di un percorso tutto amministrativo e giuridico da cui i cittadini sono rimasti esclusi.

Tutto l’impianto risulta essere di difficile applicazione, inoltre , resta escluso l’uso civico e collettivo urbano sul modello dell’ex Asilo Filangieri di Napoli (che rimane solo nel nome, ma non nella sostanza) e in sua sostituzione viene introdotto il concetto privatistico di “negozio civico”.

La cosa che riteniamo più grave e dannosa, per cui ci siamo battuti per il ritiro del regolamento, è l’introduzione -unico caso in Italia  di un Regolamento beni comuni urbani- dell’istituzione di fondazioni a cui conferire i beni comuni aprendo così la strada alla loro privatizzazione.

Nonostante i proclami di soddisfazione di amministratori comunali e giuristi dell’Università di Torino artefici della stesura del provvedimento,  la sua approvazione contrasta però con i giudizi negativi espressi, già nei giorni scorsi, dalle realtà nazionali indipendenti da anni impegnate in esperienze di gestione, difesa e studio dei beni comuni. Tali realtà, riunite nella Rete Nazionale Beni Comuni Emergenti e a Uso Civico, nell’assemblea di domenica 1/12/2019  ha preso posizione contro l’approvazione del regolamento di Torino, sostenendo l’azione del Coordinamento Beni Comuni torinese al presidio tenuto di fronte al Palazzo Civico lunedì pomeriggio.

Grazie alle numerose adesioni arrivate quindi da tutte le parti d’Italia, la protesta torinese si è trasformata in una protesta collettiva e di carattere nazionale.

Ringraziamo pertanto quante e quanti si sono spesi finora a sostegno della protesta contro un Regolamento che segna un passo indietro nel percorso dei beni comuni e contro il quale, a Torino come altrove, è destinata a continuare la mobilitazione.

A breve comunicheremo la data della prossima assemblea pubblica del Coordinamento.

4/12/2019

 

Proposta alterntiva al comitto di Scopo

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino in merito alla convocazione dell’assemblea pubblica di domenica 17 novembre 2019 presso la Cavallerizza reale sulla costituzione del Comitato di scopo e gli emendamenti al verbale d’intesa sottoscritto in Prefettura lunedì scorso:

1) comunica che intende sottoporre all’Assemblea emendamenti al testo del Verbale d’intesa già sottoscritto lunedì scorso in Prefettura, come previsto dall’ordine del giorno dell’assemblea e dal verbale d’intesa stesso. Emendamenti che prevedono: il riconoscimento della Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano approvata dall’Assemblea Cavallerizza 14.45 a maggio 2018, in attuazione della Mozione 69/2017 del Consiglio comunale; la proprietà pubblica dell’intero compendio di Cavallerizza; la creazione di un Osservatorio sull’attuazione del protocollo, che sia rappresentativo delle diverse anime del percorso pubblico e aperto alla cittadinanza dell’Assemblea Cavallerizza 14.45. Pertanto, ripudiamo la proposta di costituzione del comitato di scopo perché inadeguata a garantire la partecipazione e la fruizione di un bene comune;

2) ribadisce con forza la richiesta di revoca della proposta di delibera riguardante il nuovo Regolamento dei beni comuni della Città di Torino, ritenendo necessario un percorso di discussione pubblica e l’eliminazione degli strumenti di natura privatistica come la fondazione, tanco cara a Ugo Mattei. Pertanto convoca tutti e tutte a partecipare al presidio che si terrà lunedì 25 novembre dalle 15.00 davanti al Comune.

17/11/2019

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

qui il testo con gli emendamenti in rosso

L’Unesco contro i Masterplan

COMUNICATO STAMPA 10/11/2019

Quali saranno le sorti della ex Cavallerizza Reale di Torino?

Se lo chiedono in molti in queste ultime settimane. Sui quotidiani si leggono annunci di destinazioni d’uso fantasiose, mentre ancora non è stato presentato l’ultimo Masterplan commissionato da CDP (Cassa Depositi e Prestiti) allo studio delll’arch. Agostino Magnaghi. Dalle indiscrezioni questo progetto non sembrerebbe molto diverso dal precedente (il masterplan commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers), già bocciato dall’organo tecnico dell’Unesco nel 2017 che, entrato nel merito del progetto – resta sconosciuto chi lo abbia fatto pervenire agli uffici Unesco – aveva ritenuto inopportuna quel tipo di trasformazione, tanto che avrebbe pregiudicato anche l’iscrizione del bene tra i siti Unesco.

La ex Cavallerizza Reale, in questi giorni balzata nuovamente alle cronache a seguito di un incendio (il terzo in cinque anni), sembra essere diventata ora una priorità assoluta per l’Amministrazione pentastellata. La Sindaca, insieme al Prefetto, vorrebbero trattare la questione innanzitutto proponendo un accordo ad un ristretto numero di cittadini, attuali occupanti della Cavallerizza. Il contenuto dell’Accordo/protocollo non è stato, per ora, ancora divulgato.

Eppure, all’ingresso di via Verdi della ex Cavallerizza Reale, lo striscione che da cinque anni accoglie chi entra recita: “LA CAVALLERIZZA E’ PER TUTTI”.

Anche secondo la Mozione n. 69, votata positivamente il 25 settembre 2017 in Consiglio Comunale, si sarebbero dovuti supportare percorsi trasparenti e accessibili, aperti alla Cittadinanza, in modo da coinvolgerela il più possibile. E La Cittadinanza infatti era stata chiamata, all’Assemblea Cavallerizza 14:45, a scrivere insieme un documento di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano della Cavallerizza Reale. Questo percorso era stato intrapreso molto tempo prima, attraverso innumerevoli dibattiti ed assemblee. Persino un incontro tra la sindaca Appendino e il sindaco di Napoli De Magistris, nel marzo 2018, promosso per ribadire come l’autogestione di beni comuni da parte dei Cittadini sia possibile. Cosa dimostrata anche dalla grande partecipazione, sempre piu ampia, al movimento per i Beni Comuni in Italia e oltre nel mondo. Cittadine e cittadini attivi e attenti all’interesse della collettività, che vince sulla logica del profitto.

Nel merito del “progetto di riqualificazione (conosciuto come “PUR” – Piano Unitario di Riqualificazione)” della ex Cavallerizza Reale. Ancora una volta manca una visione d’insieme che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità, tanto meno l’intenzione di un restauro conservativo del bene. Fra le e osservazioni dell’ICOMOS del 2017, relative al precedente Masterplan, che avevano già sollevato dubbi sulle modalità di valorizzazione proposte, si può leggere: “[…] il 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo. Mentre nel documento si afferma che il piano terra sarà destinato ad uso pubblico, i prospetti delle funzioni e dell’accessibilità riportano che anche nei cortili l’accesso pubblico potrebbe essere limitato o impedito in particolari situazioni non specificate”. E ancora: “[…] Tuttavia ICOMOS osserva che considerando il ruolo specifico della Zona di Comando – fulcro del potere Savoia – all’interno della serie di proprietà , ICOMOS suggerisce che il programma di riqualifica necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso – da prendere nella dovuta considerazione- che vanno oltre le caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, includendo aspetti intangibili, i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia, il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa..”

Ben diverse sembrano invece oggi le intenzioni dell’Amministrazione e di CDP sul futuro dell’immobile. Il perché probabilmente lo spiega un articolo di 9/11/2019 del Corriere della Sera “[…] I prestiti sono scaduti nel 2015 e Cct per i debiti non è riuscita ad approvare i suoi bilanci 2016, 2017 e 2018. Uno stallo finito nel luglio 2019 quando il Comune li ha sbloccati prendendosi un impegno preciso. «Il 10 e 18 aprile 2019 la Città ha incontrato le banche finanziatrici e ha concordato un piano dettagliato di dismissione degli asset cartolarizzati per il recupero almeno parziale dei finanziamenti erogati», si legge nel bilancio di Cct. Il Comune ha assicurato di vendere una parte delle proprietà in pancia della società entro il 31 dicembre 2020. Promettendo alle banche, specificamente per i lotti delle ex Cavallerizza Reale e dell’ex Zecca, l’istituzione di un «tavolo tecnico congiunto», anche con la partecipazione di Cdp per stabilire «congiuntamente» le destinazioni d’uso dell’intero complesso e stabilendo le modalità di valorizzazione. Insomma, ben prima del rogo delle Pagliere la sindaca Appendino ha promesso alle banche di vendere il complesso dell’Unesco in via Verdi. Per questo motivo l’approvazione del Pur è irrinunciabile.”

Come cittadine e cittadini attivi dell’Associazone Salviamo Cavallerizza, chiediamo che:

– le osservazioni nell’ICOMOS vengano prese in considerazione (qui la lettera dell’Icomos in italiano e inglese);

– la ex Cavallerizza Reale non venga fatta oggetto di  uno spezzatino scollegato dalla storia del luogo e della Città ma VENGA TUTELATA NELLA SUA UNITARIETÀ.

Associazione Salviamo Cavallerizza

 

 

 

 

30/10/2019 Assemblea pubblica coordinamento BBCC Torino

Il presidio indetto dal Coordinamento Beni Comuni Torino per sabato 19 ottobre scorso davanti al Comune di Torino si è trasformato in un’assemblea durante la quale molti interventi hanno espresso radicali critiche alla bozza di nuovo Regolamento dei Beni Comuni che la Giunta vorrebbe far approvare in questi giorni.

È stato chiesto, inoltre, che la bozza di regolamento venga ritirata e di aprire un ampio percorso di discussione e confronto su di esso. (vedi video parziale https://www.facebook.com/cavallerizzairreale/videos/477105666350347/ ).

Ora l’Assessore Giusta propone un incontro con il Coordinamento, previsto per mercoledì prossimo 30 ottobre.

Il Coordinamento ha richiesto che l’incontro si svolga IN FORMA PUBBLICA, dandone notizia e invitando tutta la Cittadinanza con la preventiva pubblicizzazione dei contenuti oggetto della discussione.

L’Assessore si è impegnato a darne notizia ufficiale ed a inviare “una formulazione avanzata del regolamento approvato in Giunta così come già previsto a seguito degli emendamenti che saranno da me proposti”.

La Cittadinanza è quindi invitata a partecipare all’

ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE – ORE 19.00
SALA BOBBIO, VIA CORTE D’APPELLO 16 – TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino s’impegna a condividere la documentazione che l’Assessore Giunta farà pervenire.

Visti i tempi stretti di convocazione di questa assemblea, riteniamo sia cosa corretta limitarci all’ascolto delle enunciazioni dell’Assessore in attesa di convocare un’assemblea cittadina – nei primi giorni di novembre, consentendo così una più ampia partecipazione – per gli opportuni approfondimenti al fine di avviare il percorso di discussione e confronto richiesto.

Coordinamento Beni Comuni Torino
#Assemblea21 #Attac #TorinoComitatoAcquaPubblicaTorino #Torino2030 #SistemaTorino #RifiutiZeroPiemonte #SALVIAMOILPAESAGGIOTORINO #SalviamoCavallerizza

qui la docuementazione che abbiamo ricevuto dall’Assessore Giusta

REGOLAMENTO – VERSIONE MODIFICATA

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COMUNICATO STAMPA DEL 25/10/2019

Apprendiamo dalla maggior parte dei quotidiani che:

“Sindaca e prefetto hanno infatti spiegato agli occupanti che il primo obiettivo sarà quello di “regolarizzare e salvaguardare la Cavallerizza con una corretta applicazione del Regolamento sui beni comuni dei locali e di quegli spazi che, all’interno della Cavallerizza Reale, possono ospitare realtà dell’associazionismo senza fini di lucro che operano nel campo dell’arte e della cultura”.’

Sta quindi accelerando l’iter di attuazione del regolamento sui Beni Comuni della Città di Torino (che ancora non ha completato la sua fase istruttoria) a causa dell’emergenza creata dall’incendio alla ex-Cavallerizza Reale – nella zona detta “Pagliere” – quando, contemporaneamente, il neocostituito Corrdinamento per i Beni Comuni di Torino sta chiedendo a gran voce la revoca del regolamento stesso per com’è stato proposto dalla giunta in quanto viene giudicato negativamente sia per le “innovazioni” che apporta che per la metodologia con cui è stato partorito.

E’ solo di sabato 19/10, infatti, la richiesta avanzata dal Coordinamento BB.CC. per la revoca e la ri-discussione, con modalità assembleari e pubbliche, dell’attuale proposta di giunta per il c.d. “Regolamento Beni Comuni”. Alla richiesta – portata dal Coordinamento BB.CC. fin sotto le porte del comune di Torino – è stato risposto dimostrando, da parte dei consiglieri Carretto ed Albano, la volontà di aprirsi ad un confronto sul tema, con le realtà cittadine TUTTE, durante un’assemblea pubblica da tenersi entro la fine del mese di Ottobre ’19.

Assemblea che ancora “addà venì”

Come Associazione Salviamo Cavallerizza, e come membri fondantori del Coordinamento sui Beni Comuni della Città di Torino, disconosciamo il percorso che prefetto, Amministrazione ed occupanti sembrano intenzionati a voler percorrere ricordando a tutti che la comunità artistica è una conseguenza dell’occupazione, non ne è la causa.

La cause, lo sono sempre state, infatti sono: la necessità di tutelare il bene ex-Cavallerizza Reale nel suo essere monumento appartenente alla storia della ns Nazione, nella sua interezza e unicità e nel suo contesto interno alla cosiddetta “Zona di comando” dei Savoia.

Per questo chiediamo che la discussione sull’attuazione di un documento di autogoverno, che per sua natura appartiene a tutti i cittadini e le cittadine torinesi, non avvenga nel chiuso di una stanza, fra poche persone che non sono rappresentative di tutta la comunità torinese.

https://cavallerizzareale.wordpress.com/dichiarazione-uso-…/

Assemblea21 Attac Torino Comitato Acqua Pubblica Torino Torino 2030 Sistema Torino

ANCORA UN PROTOCOLLO TRA AMMINISTRAZIONE E CDP PER LA EX CAVALLERIZZA REALE

Ancora un nuovo Protocollo di intesa tra Amministrazione e CDP per un altro Progetto Unitario di Valorizzazione per la Cavallerizza Reale.

Come per il precedente Masterplan, anche questo ripropone un’idea di valorizzazione esclusivamente economica che – da un lato – risponde alle esigenze di cassa del Comune, CDP e CCT, e – dall’altro – alle logiche del mercato volte a rendere il Patrimonio Pubblico appetibile ad investitori privati.

Sembra non aver sortito nessun effetto il monito dell’Unesco che ricordava come la ex-Cavallerizza Reale sia parte integrante della cosiddetta “Zona di Comando” e che questo unicum architettonico deve essere preservato nella sua interezza: in quanto indivisibile dal punto di vista della tutela e della conservazione per le generazioni future.

L’associazione Salviamo Cavallerizza crede in un modello di valorizzazione differente: basato sulla tutela del bene e sulla promozione della cultura, sulla massima accessibilità e sulla partecipazione attiva della cittadinanza.

A seguito della presentazione del Progetto Unitario di Riqualificazione e preso conoscenza del suo processo di elaborazione non possiamo fare altro che denunciare quanto segue:

1) Il Progetto Unitario di Riqualificazione non è altro che l’ennesimo progetto calato dall’alto. Del percorso partecipativo, delle modalità di coinvolgimento della cittadinanza e della sua espressione, non si ha più alcuna traccia.

2) Dimenticati gli impegni elettorali – ricordiamo che il primo punto del programma sull’urbanistica presentato in campagna elettorale da questa amministrazione prevedeva la completa de-cartolarizzazione della ex-Cavallerizza Reale e la sua restituzione alla cittadinanza come distretto a vocazione culturale – dal documento emerge chiaramente la natura funzionale e di servizio del complesso all’attuale Sistema Finanziario della Città di Torino. Le funzioni suggerite e le possibili destinazioni d’uso rivelano il chiaro intento speculativo attribuendo agli spazi un utilizzo prevalentemente residenziale – seppur nelle forme di residenze per studenti e social housing – e terziario.
Dall’analisi puntuale emerge come solo una minima parte (la Galleria Espositiva e La Cavallerizza Alfieriana) assolverebbe a funzioni propriamente culturali.

3) Il modello falsamente pubblicista riduce, di fatto, alla semplice fruizione da parte del pubblico l’uso di alcuni, minoritari, spazi del complesso. Dato l’intento di mercificazione del complesso e la conseguente lottizzazione e vendita a privati, la maggior parte degli spazi risulterà di fatto solo fruibile con tempi e modi differenti a seconda delle attività insediate. Si tratta evidentemente di un modello di accessibilità chiuso, che mette a disposizione – a pagamento – gli spazi e che risponde a logiche del mercato e a fini prettamente economici e di profitto.

4) La lottizzazione prevista, per rendere appetibile l’investimento da parte di privati va contro e infrange l’idea di unitarietà del complesso che dovrebbe essere, invece, garantita e tutelata insieme al valore architettonico storico e culturale del bene. Anche il modello previsto non realizza una forma di gestione condivisa che garantisca l’integrità di visione. Tali presupposti, oltretutto, non escludono la possibilità di realizzare parcheggi e zone di sosta per le auto nel complesso Patrimonio dell’UNESCO

24/10/2019