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La lotta per la difesa dei beni comuni non si ferma.

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

 

Lunedì 2 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino la maggioranza del M5S, ha approvato il nuovo Regolamento beni comuni urbanii, recependo le modifiche al testo  proposte dalla Giunta e dalla stessa maggioranza, ma respingendo, con pochissime eccezioni, gli altri emendamenti proposti in votazione.

Il testo approvato resta sostanzialmente invariato rispetto a quello contro cui questo Coordinamento torinese ha chiesto in più occasioni la revoca in quanto frutto di un percorso tutto amministrativo e giuridico da cui i cittadini sono rimasti esclusi.

Tutto l’impianto risulta essere di difficile applicazione, inoltre , resta escluso l’uso civico e collettivo urbano sul modello dell’ex Asilo Filangieri di Napoli (che rimane solo nel nome, ma non nella sostanza) e in sua sostituzione viene introdotto il concetto privatistico di “negozio civico”.

La cosa che riteniamo più grave e dannosa, per cui ci siamo battuti per il ritiro del regolamento, è l’introduzione -unico caso in Italia  di un Regolamento beni comuni urbani- dell’istituzione di fondazioni a cui conferire i beni comuni aprendo così la strada alla loro privatizzazione.

Nonostante i proclami di soddisfazione di amministratori comunali e giuristi dell’Università di Torino artefici della stesura del provvedimento,  la sua approvazione contrasta però con i giudizi negativi espressi, già nei giorni scorsi, dalle realtà nazionali indipendenti da anni impegnate in esperienze di gestione, difesa e studio dei beni comuni. Tali realtà, riunite nella Rete Nazionale Beni Comuni Emergenti e a Uso Civico, nell’assemblea di domenica 1/12/2019  ha preso posizione contro l’approvazione del regolamento di Torino, sostenendo l’azione del Coordinamento Beni Comuni torinese al presidio tenuto di fronte al Palazzo Civico lunedì pomeriggio.

Grazie alle numerose adesioni arrivate quindi da tutte le parti d’Italia, la protesta torinese si è trasformata in una protesta collettiva e di carattere nazionale.

Ringraziamo pertanto quante e quanti si sono spesi finora a sostegno della protesta contro un Regolamento che segna un passo indietro nel percorso dei beni comuni e contro il quale, a Torino come altrove, è destinata a continuare la mobilitazione.

A breve comunicheremo la data della prossima assemblea pubblica del Coordinamento.

4/12/2019

 

Proposta alterntiva al comitto di Scopo

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino in merito alla convocazione dell’assemblea pubblica di domenica 17 novembre 2019 presso la Cavallerizza reale sulla costituzione del Comitato di scopo e gli emendamenti al verbale d’intesa sottoscritto in Prefettura lunedì scorso:

1) comunica che intende sottoporre all’Assemblea emendamenti al testo del Verbale d’intesa già sottoscritto lunedì scorso in Prefettura, come previsto dall’ordine del giorno dell’assemblea e dal verbale d’intesa stesso. Emendamenti che prevedono: il riconoscimento della Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano approvata dall’Assemblea Cavallerizza 14.45 a maggio 2018, in attuazione della Mozione 69/2017 del Consiglio comunale; la proprietà pubblica dell’intero compendio di Cavallerizza; la creazione di un Osservatorio sull’attuazione del protocollo, che sia rappresentativo delle diverse anime del percorso pubblico e aperto alla cittadinanza dell’Assemblea Cavallerizza 14.45. Pertanto, ripudiamo la proposta di costituzione del comitato di scopo perché inadeguata a garantire la partecipazione e la fruizione di un bene comune;

2) ribadisce con forza la richiesta di revoca della proposta di delibera riguardante il nuovo Regolamento dei beni comuni della Città di Torino, ritenendo necessario un percorso di discussione pubblica e l’eliminazione degli strumenti di natura privatistica come la fondazione, tanco cara a Ugo Mattei. Pertanto convoca tutti e tutte a partecipare al presidio che si terrà lunedì 25 novembre dalle 15.00 davanti al Comune.

17/11/2019

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

qui il testo con gli emendamenti in rosso

L’Unesco contro i Masterplan

COMUNICATO STAMPA 10/11/2019

Quali saranno le sorti della ex Cavallerizza Reale di Torino?

Se lo chiedono in molti in queste ultime settimane. Sui quotidiani si leggono annunci di destinazioni d’uso fantasiose, mentre ancora non è stato presentato l’ultimo Masterplan commissionato da CDP (Cassa Depositi e Prestiti) allo studio delll’arch. Agostino Magnaghi. Dalle indiscrezioni questo progetto non sembrerebbe molto diverso dal precedente (il masterplan commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers), già bocciato dall’organo tecnico dell’Unesco nel 2017 che, entrato nel merito del progetto – resta sconosciuto chi lo abbia fatto pervenire agli uffici Unesco – aveva ritenuto inopportuna quel tipo di trasformazione, tanto che avrebbe pregiudicato anche l’iscrizione del bene tra i siti Unesco.

La ex Cavallerizza Reale, in questi giorni balzata nuovamente alle cronache a seguito di un incendio (il terzo in cinque anni), sembra essere diventata ora una priorità assoluta per l’Amministrazione pentastellata. La Sindaca, insieme al Prefetto, vorrebbero trattare la questione innanzitutto proponendo un accordo ad un ristretto numero di cittadini, attuali occupanti della Cavallerizza. Il contenuto dell’Accordo/protocollo non è stato, per ora, ancora divulgato.

Eppure, all’ingresso di via Verdi della ex Cavallerizza Reale, lo striscione che da cinque anni accoglie chi entra recita: “LA CAVALLERIZZA E’ PER TUTTI”.

Anche secondo la Mozione n. 69, votata positivamente il 25 settembre 2017 in Consiglio Comunale, si sarebbero dovuti supportare percorsi trasparenti e accessibili, aperti alla Cittadinanza, in modo da coinvolgerela il più possibile. E La Cittadinanza infatti era stata chiamata, all’Assemblea Cavallerizza 14:45, a scrivere insieme un documento di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano della Cavallerizza Reale. Questo percorso era stato intrapreso molto tempo prima, attraverso innumerevoli dibattiti ed assemblee. Persino un incontro tra la sindaca Appendino e il sindaco di Napoli De Magistris, nel marzo 2018, promosso per ribadire come l’autogestione di beni comuni da parte dei Cittadini sia possibile. Cosa dimostrata anche dalla grande partecipazione, sempre piu ampia, al movimento per i Beni Comuni in Italia e oltre nel mondo. Cittadine e cittadini attivi e attenti all’interesse della collettività, che vince sulla logica del profitto.

Nel merito del “progetto di riqualificazione (conosciuto come “PUR” – Piano Unitario di Riqualificazione)” della ex Cavallerizza Reale. Ancora una volta manca una visione d’insieme che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità, tanto meno l’intenzione di un restauro conservativo del bene. Fra le e osservazioni dell’ICOMOS del 2017, relative al precedente Masterplan, che avevano già sollevato dubbi sulle modalità di valorizzazione proposte, si può leggere: “[…] il 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo. Mentre nel documento si afferma che il piano terra sarà destinato ad uso pubblico, i prospetti delle funzioni e dell’accessibilità riportano che anche nei cortili l’accesso pubblico potrebbe essere limitato o impedito in particolari situazioni non specificate”. E ancora: “[…] Tuttavia ICOMOS osserva che considerando il ruolo specifico della Zona di Comando – fulcro del potere Savoia – all’interno della serie di proprietà , ICOMOS suggerisce che il programma di riqualifica necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso – da prendere nella dovuta considerazione- che vanno oltre le caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, includendo aspetti intangibili, i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia, il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa..”

Ben diverse sembrano invece oggi le intenzioni dell’Amministrazione e di CDP sul futuro dell’immobile. Il perché probabilmente lo spiega un articolo di 9/11/2019 del Corriere della Sera “[…] I prestiti sono scaduti nel 2015 e Cct per i debiti non è riuscita ad approvare i suoi bilanci 2016, 2017 e 2018. Uno stallo finito nel luglio 2019 quando il Comune li ha sbloccati prendendosi un impegno preciso. «Il 10 e 18 aprile 2019 la Città ha incontrato le banche finanziatrici e ha concordato un piano dettagliato di dismissione degli asset cartolarizzati per il recupero almeno parziale dei finanziamenti erogati», si legge nel bilancio di Cct. Il Comune ha assicurato di vendere una parte delle proprietà in pancia della società entro il 31 dicembre 2020. Promettendo alle banche, specificamente per i lotti delle ex Cavallerizza Reale e dell’ex Zecca, l’istituzione di un «tavolo tecnico congiunto», anche con la partecipazione di Cdp per stabilire «congiuntamente» le destinazioni d’uso dell’intero complesso e stabilendo le modalità di valorizzazione. Insomma, ben prima del rogo delle Pagliere la sindaca Appendino ha promesso alle banche di vendere il complesso dell’Unesco in via Verdi. Per questo motivo l’approvazione del Pur è irrinunciabile.”

Come cittadine e cittadini attivi dell’Associazone Salviamo Cavallerizza, chiediamo che:

– le osservazioni nell’ICOMOS vengano prese in considerazione (qui la lettera dell’Icomos in italiano e inglese);

– la ex Cavallerizza Reale non venga fatta oggetto di  uno spezzatino scollegato dalla storia del luogo e della Città ma VENGA TUTELATA NELLA SUA UNITARIETÀ.

Associazione Salviamo Cavallerizza

 

 

 

 

30/10/2019 Assemblea pubblica coordinamento BBCC Torino

Il presidio indetto dal Coordinamento Beni Comuni Torino per sabato 19 ottobre scorso davanti al Comune di Torino si è trasformato in un’assemblea durante la quale molti interventi hanno espresso radicali critiche alla bozza di nuovo Regolamento dei Beni Comuni che la Giunta vorrebbe far approvare in questi giorni.

È stato chiesto, inoltre, che la bozza di regolamento venga ritirata e di aprire un ampio percorso di discussione e confronto su di esso. (vedi video parziale https://www.facebook.com/cavallerizzairreale/videos/477105666350347/ ).

Ora l’Assessore Giusta propone un incontro con il Coordinamento, previsto per mercoledì prossimo 30 ottobre.

Il Coordinamento ha richiesto che l’incontro si svolga IN FORMA PUBBLICA, dandone notizia e invitando tutta la Cittadinanza con la preventiva pubblicizzazione dei contenuti oggetto della discussione.

L’Assessore si è impegnato a darne notizia ufficiale ed a inviare “una formulazione avanzata del regolamento approvato in Giunta così come già previsto a seguito degli emendamenti che saranno da me proposti”.

La Cittadinanza è quindi invitata a partecipare all’

ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE – ORE 19.00
SALA BOBBIO, VIA CORTE D’APPELLO 16 – TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino s’impegna a condividere la documentazione che l’Assessore Giunta farà pervenire.

Visti i tempi stretti di convocazione di questa assemblea, riteniamo sia cosa corretta limitarci all’ascolto delle enunciazioni dell’Assessore in attesa di convocare un’assemblea cittadina – nei primi giorni di novembre, consentendo così una più ampia partecipazione – per gli opportuni approfondimenti al fine di avviare il percorso di discussione e confronto richiesto.

Coordinamento Beni Comuni Torino
#Assemblea21 #Attac #TorinoComitatoAcquaPubblicaTorino #Torino2030 #SistemaTorino #RifiutiZeroPiemonte #SALVIAMOILPAESAGGIOTORINO #SalviamoCavallerizza

qui la docuementazione che abbiamo ricevuto dall’Assessore Giusta

REGOLAMENTO – VERSIONE MODIFICATA

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COMUNICATO STAMPA DEL 25/10/2019

Apprendiamo dalla maggior parte dei quotidiani che:

“Sindaca e prefetto hanno infatti spiegato agli occupanti che il primo obiettivo sarà quello di “regolarizzare e salvaguardare la Cavallerizza con una corretta applicazione del Regolamento sui beni comuni dei locali e di quegli spazi che, all’interno della Cavallerizza Reale, possono ospitare realtà dell’associazionismo senza fini di lucro che operano nel campo dell’arte e della cultura”.’

Sta quindi accelerando l’iter di attuazione del regolamento sui Beni Comuni della Città di Torino (che ancora non ha completato la sua fase istruttoria) a causa dell’emergenza creata dall’incendio alla ex-Cavallerizza Reale – nella zona detta “Pagliere” – quando, contemporaneamente, il neocostituito Corrdinamento per i Beni Comuni di Torino sta chiedendo a gran voce la revoca del regolamento stesso per com’è stato proposto dalla giunta in quanto viene giudicato negativamente sia per le “innovazioni” che apporta che per la metodologia con cui è stato partorito.

E’ solo di sabato 19/10, infatti, la richiesta avanzata dal Coordinamento BB.CC. per la revoca e la ri-discussione, con modalità assembleari e pubbliche, dell’attuale proposta di giunta per il c.d. “Regolamento Beni Comuni”. Alla richiesta – portata dal Coordinamento BB.CC. fin sotto le porte del comune di Torino – è stato risposto dimostrando, da parte dei consiglieri Carretto ed Albano, la volontà di aprirsi ad un confronto sul tema, con le realtà cittadine TUTTE, durante un’assemblea pubblica da tenersi entro la fine del mese di Ottobre ’19.

Assemblea che ancora “addà venì”

Come Associazione Salviamo Cavallerizza, e come membri fondantori del Coordinamento sui Beni Comuni della Città di Torino, disconosciamo il percorso che prefetto, Amministrazione ed occupanti sembrano intenzionati a voler percorrere ricordando a tutti che la comunità artistica è una conseguenza dell’occupazione, non ne è la causa.

La cause, lo sono sempre state, infatti sono: la necessità di tutelare il bene ex-Cavallerizza Reale nel suo essere monumento appartenente alla storia della ns Nazione, nella sua interezza e unicità e nel suo contesto interno alla cosiddetta “Zona di comando” dei Savoia.

Per questo chiediamo che la discussione sull’attuazione di un documento di autogoverno, che per sua natura appartiene a tutti i cittadini e le cittadine torinesi, non avvenga nel chiuso di una stanza, fra poche persone che non sono rappresentative di tutta la comunità torinese.

https://cavallerizzareale.wordpress.com/dichiarazione-uso-…/

Assemblea21 Attac Torino Comitato Acqua Pubblica Torino Torino 2030 Sistema Torino

ANCORA UN PROTOCOLLO TRA AMMINISTRAZIONE E CDP PER LA EX CAVALLERIZZA REALE

Ancora un nuovo Protocollo di intesa tra Amministrazione e CDP per un altro Progetto Unitario di Valorizzazione per la Cavallerizza Reale.

Come per il precedente Masterplan, anche questo ripropone un’idea di valorizzazione esclusivamente economica che – da un lato – risponde alle esigenze di cassa del Comune, CDP e CCT, e – dall’altro – alle logiche del mercato volte a rendere il Patrimonio Pubblico appetibile ad investitori privati.

Sembra non aver sortito nessun effetto il monito dell’Unesco che ricordava come la ex-Cavallerizza Reale sia parte integrante della cosiddetta “Zona di Comando” e che questo unicum architettonico deve essere preservato nella sua interezza: in quanto indivisibile dal punto di vista della tutela e della conservazione per le generazioni future.

L’associazione Salviamo Cavallerizza crede in un modello di valorizzazione differente: basato sulla tutela del bene e sulla promozione della cultura, sulla massima accessibilità e sulla partecipazione attiva della cittadinanza.

A seguito della presentazione del Progetto Unitario di Riqualificazione e preso conoscenza del suo processo di elaborazione non possiamo fare altro che denunciare quanto segue:

1) Il Progetto Unitario di Riqualificazione non è altro che l’ennesimo progetto calato dall’alto. Del percorso partecipativo, delle modalità di coinvolgimento della cittadinanza e della sua espressione, non si ha più alcuna traccia.

2) Dimenticati gli impegni elettorali – ricordiamo che il primo punto del programma sull’urbanistica presentato in campagna elettorale da questa amministrazione prevedeva la completa de-cartolarizzazione della ex-Cavallerizza Reale e la sua restituzione alla cittadinanza come distretto a vocazione culturale – dal documento emerge chiaramente la natura funzionale e di servizio del complesso all’attuale Sistema Finanziario della Città di Torino. Le funzioni suggerite e le possibili destinazioni d’uso rivelano il chiaro intento speculativo attribuendo agli spazi un utilizzo prevalentemente residenziale – seppur nelle forme di residenze per studenti e social housing – e terziario.
Dall’analisi puntuale emerge come solo una minima parte (la Galleria Espositiva e La Cavallerizza Alfieriana) assolverebbe a funzioni propriamente culturali.

3) Il modello falsamente pubblicista riduce, di fatto, alla semplice fruizione da parte del pubblico l’uso di alcuni, minoritari, spazi del complesso. Dato l’intento di mercificazione del complesso e la conseguente lottizzazione e vendita a privati, la maggior parte degli spazi risulterà di fatto solo fruibile con tempi e modi differenti a seconda delle attività insediate. Si tratta evidentemente di un modello di accessibilità chiuso, che mette a disposizione – a pagamento – gli spazi e che risponde a logiche del mercato e a fini prettamente economici e di profitto.

4) La lottizzazione prevista, per rendere appetibile l’investimento da parte di privati va contro e infrange l’idea di unitarietà del complesso che dovrebbe essere, invece, garantita e tutelata insieme al valore architettonico storico e culturale del bene. Anche il modello previsto non realizza una forma di gestione condivisa che garantisca l’integrità di visione. Tali presupposti, oltretutto, non escludono la possibilità di realizzare parcheggi e zone di sosta per le auto nel complesso Patrimonio dell’UNESCO

24/10/2019

 

Si (ri)scopre la Cavallerizza!

Da due giorni la ex-Cavallerizza Reale è balzata alle cronache dei media per il terzo incendio in 5 anni.

I cittadini torinesi, ma anche i cittadini italiani (vista la risonanza che ha avuto la notizia dell’incendio nelle Pagliere), scoprono così che in centro Città a Torino un Bene Comune, patrimonio Unesco e gioiello architettonico realizzato da Benedetto Alfieri tra il 1740 e il 1742, ha preso fuoco.

Era passata del tutto in sordina, invece, la notizia che un bene tutelato dall’Unesco dal 1997 fosse dichiarato, dal Ministero per i beni culturali, bene cedibile ai privati (con il decreto di alienazione dell’agosto 2005). Proprio così, perchè in Italia invece di difendere il patrimonio culturale secondo quanto dispone l’articolo 9 della Costituzione, facciamo leggi disgraziate come quella del 2001(L.240/2001) che consente agli enti dello Stato di svendere il patrimonio pubblico per fare cassa.

Ma alcuni cittadini non ci sono stanno a sottostare a questo gioco al massacro e così – dopo tre aste deserte, lo sgombero degli ultimi abitanti “legali” del luogo (gli ex dipendenti del demanio nel 2010) ed il totale abbandono anche di chi aveva utilizzato la ex-Cavallerizza Reale per fare cassa (Il Teatro Stabile fino al 2013) – a maggio 2014 decidono di riaprire gli spazi della ex-Cavallerizza Reale alla cittadinanza e di creare al loro interno un polo socio-culturale di sperimentazione artistica e sociale.

Non stiamo a raccontarvi qui gli innumerevoli eventi, iniziative, dibattiti, incontri ed assemblee pubbliche che abbiamo fatto, di quanto – come cittadini e come associazione – abbiamo cercato in ogni modo di fare abrogare quel maledetto decreto di alienazione denunciado all’Unesco la vicenda e, incredibilmente, l’Unesco ha risposto chiedendo spiegazioni al Mibact che si è invece limitato a replicare: “tutto bene, tutto regolare”. Ma non ci siamo arresi ed abbiamo denunciato un’altra volta all’Unesco il gioco speculativo che era – ed è tutt’ora – in atto sulla ex-Cavallerizza Reale. Dopo aver ricevuto il “fantastico” piano di valorizzazione dell’intero complesso l’Unesco ha scritto nuovamente al Mibact ricordando, al massimo organo di tutela del patrimonio culturale a livello nazionale, che la ex-Cavallerizza Reale è parte integrante della cosiddetta “Zona di Comando” – che va da Palazzo Reale alla Cavallerizza stessa, passando per la Biblioteca Reale, per la Prefettura, per l’Archivio di Stato – e che questo unicum architettonico deve essere preservato nella sua interezza: in quanto indivisibile dal punto di vista della tutela e della conservazione per le generazioni future.

Nonostante tutto questo, ancora una volta, il Mibact non fa nulla.

Siamo visionari, siamo forse degli illusi che vogliono vedere la ex-Cavallerizza Reale restaurata secondo principi di conservazione e tutela e non di trasformazione in un hotel, in un centro commerciale o in un aggregato di locali enogastronomici. Ci sarebbe piaciuto che almento uno dei tanti giornali a cui abbiamo raccontato e scritto queste cose ci avesse dato retta, ci avesse ascoltato, forse oggi invece di raccontare di un incendio, avremmo altro di più consistente da dire.

 

22/10/2019

 

 

21/10/2019 – Ancora un incendio alla Cavallerizza!

COMUNICATO STAMPA 21/10/2019

Ancora un incendio alla Cavallerizza.

Questa mattina alle 7.40 le Pagliere hanno nuovamente preso fuoco. Come già accaduto il 30 agosto 2014 – sempre nelle Pagliere – e il 9 giugno 2016 – nella Manica del Mosca – una parte del complesso della Cavallerizza Reale di Torino è di nuovo in fiamme.

A pochi giorni dalla presentazione dell’ennesimo piano di valorizzazione per la Cavallerizza Reale un

nuovo danno al patrimonio UNESCO della Città. Proprio l’UNESCO aveva sollecitato gli organi competenti a

mettere in sicurezza il bene.

Come Associazione Salviamo Cavallerizza abbiamo sempre chiesto con forza che

IL COMPLESSO DELLA CAVALLERIZZA REALE NON VENGA SUDDIVISO IN PARTI (magari privatizzandole) ROMPENDONE L’INTEGRITÀ. Chiediamo che l’incendio NON VENGA UTILIZZATO STRUMENTALMENTE per abbandonare l’idea di un progetto condiviso di riqualificazione fondato sui principi dell’USO CIVICO COLLETTIVO URBANO e sulla PARTECIPAZIONE DELLA CITTADINANZA TUTTA,

escludendo così tutti coloro che da anni hanno restituito alla collettività questo patrimonio BENE COMUNE.

 

#beneunesco

#cavallerizzareale

#benecomune

GIU’ LE MANI DAI BENI COMUNI il 19/10 tutti in P.za Palazzo di Città

Coordinamento Beni Comuni Torino
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GIÙ LE MANI DAI BENI COMUNI

Il Coordinamento Beni Comuni Torino invita tutte e tutti in piazza Palazzo di Città sabato 19 ottobre dalle 15,30 per incontrarsi e iniziare a condividere con parole, cartelli, striscioni, immagini e qualunque altro mezzo di comunicazione opinioni, informazioni, proposte, desideri e altro ancora sulla condizione dei beni comuni cittadini.

Il Comune di Torino ha deciso di regolamentare i beni comuni pensando che siano solo una questione di immobili di sua proprietà da fare gestire ad altri, siano essi cittadini con cui stipulare un contratto o fondazioni a cui regalarli facendoli diventare privati. Il tutto in modo burocratico e senza la preventiva partecipazione delle persone alle scelte da compiere.

Noi riteniamo che si tratti invece non solo di immobili ma anche di verde e spazio pubblico, di ambiente, di acqua, di patrimonio artistico e culturale: ai quali si deve poter accedere senza esclusioni per soddisfare i bisogni essenziali e più importanti.

I BENI NON SONO COMUNI SE LA LORO GESTIONE NON E’ PARTECIPATIVA, SE MANCA IL PREVENTIVO AMPIO COINVOLGIMENTO DI TUTTI NELLE DECISIONI DA PRENDERE PER REGOLAMENTARLI. E’ il contrario di quanto ha fatto la Giunta comunale: nelle segrete stanze, con qualche amic* addett* ai lavori, ha approvato un nuovo ‘Regolamento dei beni pubblici’ – spacciati per Beni Comuni – confuso e dannoso, che apre la strada alla privatizzazione del patrimonio della Città.

Per questo motivo il Coordinamento Beni Comuni Torino chiede che la LA DELIBERA DI APPROVAZIONE DEL NUOVO REGOLAMENTO VENGA REVOCATA e sia quindi avviato in Città a questo riguardo un ampio percorso di discussione e confronto.

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

COSTITUZIONE COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

COSTITUZIONE DEL COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO E CONSIDERAZIONI SUL NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE DEI BENI COMUNI
Lunedì 30 settembre 2019 si sono riuniti in assemblea cittadine e cittadini singoli o facenti parte di comitati, associazioni, gruppi e realtà sociali torinesi interessati e attivi nella difesa e nello sviluppo dei beni comuni. Scopo dell’incontro è stato fare il punto sulle attività in svolgimento e sulla situazione cittadina nel suo complesso, con riferimento anche alle iniziative messe in campo dall’amministrazione comunale che incidono sulla possibilità di mantenere e creare in città spazi di partecipazione legati all’esistenza di beni comuni.
I presenti hanno sottolineato come, nonostante la diversità delle tipologie che possono avere, i beni comuni devono avere tutti eguale considerazione ed essere soprattutto oggetto di confronto pubblico e attenzione sia da parte dei cittadini che delle istituzioni.
A partire da ciò è stato ritenuto inadeguato e inopportuno il percorso puramente politico – amministrativo intrapreso negli ultimi mesi dal Comune di Torino, che con una decisione della Giunta, senza nessun preventivo confronto con i cittadini e le realtà che si occupano di beni comuni, ha approvato la revisione del Regolamento dei Beni Comuni: un controsenso, trattandosi di una materia basata invece sulla trasparenza e sull’inclusione della cittadinanza.
Come conseguenza di questo approccio, ad una attenta analisi del testo approvato dalla Giunta comunale la partecipazione dei cittadini risulta troppo burocratizzata e i criteri economici introdotti uccidono la possibilità di proteggere e far crescere circuiti di dono, mutualismo e scambio: i beni comuni non sono locali commerciali, è tanto difficile capirlo?
Il regolamento inoltre parla unicamente di beni comuni urbani, che sono solo un tassello, certamente importante ma parziale, dell’intero discorso che mobilita ogni giorno nella difesa e cura di tutti i beni comuni, dall’acqua al verde pubblico, all’ambiente, ai parchi e alle risorse naturali, che sono per noi diritti fondamentali, politici e sociali.
Siamo consapevoli che questo sia stato concepito come un regolamento il quale riguarda solo un certo tipo di beni comuni: ma perché non inserire anche anche le altre tipologie almeno nelle definizioni, che invece appaiono scarne e lontane dalle ipotesi più avanzate? Perché non cogliere l’occasione per ribadire in atti concreti quello che, a parole, sovente troppe, ad oggi è solo invece una eterea affermazione di principio, cioè che l’acqua è un bene comune?
E sempre come conseguenza di un percorso non partecipato nella sua progettazione, nel Regolamento manca coerenza circa la previsione di un elemento qualificante dei beni comuni: la gestione partecipativa.
Il potere di gestione diretta e l’uso plurale condiviso da diversi soggetti è previsto solo per alcuni strumenti di gestione dei beni comuni, mentre per altri non viene chiaramente individuato chi partecipa e dove.
Viene poi introdotta, a tale proposito, la fondazione. Che, come proposta nella delibera, rappresenta uno strumento pericoloso di privatizzazione: quale sarà il patrimonio di queste fondazioni definite “Fondazione Bene Comune”? Perché tali fondazioni non vengono vincolate a scopi concreti e, soprattutto, a criteri di apertura anche ai soggetti deboli, che non hanno né oggi né avranno domani la possibilità di usufruire di un bene pagando al prezzo di mercato il suo accesso? Chi farà parte dei loro consigli di amministrazione, come verrà composta l’assemblea dei soci e quali sono le garanzie che gli immobili loro assegnati non vengano alienati in caso di debiti contratti dalle fondazioni medesime? Una volta che il bene viene “conferito” – e non invece concesso o affidato – la strada di fatto è già aperta alla sua alienazione, ovvero alla privatizzazione. E questo è un principio contrario all’intera logica e al significato dei beni comuni. Se si vuole proteggere un bene dalla disponibilità, perché non affidarne la gestione ad organi civici autonomi e indipendenti? In una città come Torino, parlare di fondazioni senza simili elementari chiarezze, rappresenta un indirizzo politico che NON POTRÁ MAI VEDERCI D’ACCORDO.
Il discorso sulle fondazioni diventa ancora più importante oggi, nel momento in cui il Comune di Torino ha siglato un accordo canaglia con Cassa Depositi e Prestiti il quale sembra già segnare in modo negativo, prima di nascere, qualunque percorso partecipativo.
Perché svilire poi, nel Regolamento beni comuni in via di approvazione, lo strumento dell’uso civico e collettivo urbano, che da forma di autogoverno delle comunità di cittadini sperimentato in altre città viene trasformato in un negozio giuridico, quindi un contratto, stipulato con dei rappresentanti, scelti oltretutto in modo opaco e arrogante?
Il fine non giustifica i mezzi: se parliamo di beni comuni ci vuole un processo partecipativo di discussione e confronto PUBBLICO, che per essere veramente partecipato non deve quindi muoversi all’interno di meccanismi già preordinati, come quelli previsti nella proposta di regolamento approvata dalla Giunta, della quale pertanto chiediamo la revoca.
E noi questo percorso pubblico e partecipativo di discussione lo faremo, a prescindere dalle intenzioni politiche dell’amministrazione comunale.
Per questo abbiamo deciso di dare vita al Coordinamento Beni Comuni Torino e di organizzare una assemblea pubblica, nel mese di ottobre, dove, con un processo partecipativo REALE, dal basso e senza l’ausilio di fantomatici “albi” di esperti, costruiremo l’opposizione alla modalità di gestione dei beni comuni cittadini prevista dal nuovo Regolamento, il quale non rappresenta le cittadine e i cittadini e tutte le forme organizzate che si battono per la salvaguardia e lo sviluppo dei beni comuni.
COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO