Ancora una speranza contro la vendita della Cavallerizza Reale

Come avrete letto sui giornali la Cavallerizza Reale, per la parte di proprietà della Società di Cartolarizzazione della città di Torino (CCT), è stata venduta a 11 milioni e 305 mila euro a Compagnia di San Paolo e Università di Torino. Purtroppo il lavoro svolto dal 2014 al 2018 dai cittadini per evitare la vendita è stato cancellato, l’ultimo atto è stato lo sgombero degli ultimi occupanti a novembre 2019 a seguito di un incendio: il bene ancora sotto sequestro è abbandonato a se stesso. Anche i tentativi degli ultimi occupanti di aggrapparsi al fantomatico Progetto Unitario di Riqualificazione (PUR) sembrano percorrere un binario morto.


Fino ad oggi i tentativi di coinvolgere il più possibile nella battaglia per una Cavallerizza libera e per tutti – come recita lo striscione messo nel 2015 da Assemblea Cavallerizza 14:45 – sono quasi tutti caduti nel vuoto, fa eccezione il prof. Tomaso Montanari che, nuovamente, due giorni fa ha scritto su Il Fatto Quotidiano un bell’articolo sulla vendita della Cavallerizza (che vi alleghiamo). Difficile aggiungere altre parole alle sue.

Questa volta ad affiancarsi a noi di Salviamo Cavallerizza, che non abbiamo mai smesso di combattere affinché questo bene comune patrimonio Unesco rientri nella disponibilità della cittadinanza, è arrivata la petizione della Società della Cura con una lettera aperta al Ministro Franceschini.

Testo della petizione:

Lettera aperta al Ministro Franceschini
Onorevole Ministro Franceschini,
sappiamo che Le è ben nota l’unicità e l’importanza storico architettonica del Palazzo Reale di Torino e dell’insieme di edifici ad esso connessi che dal Cinquecento in avanti sono andati progressivamente a definire fisicamente e simbolicamente il sistema funzionale e di governo di quello che diventerà nell’Ottocento lo Stato unitario italiano. Tra questi edifici, la parte della cosiddetta “Zona di Comando” che ha preso il nome di Compendio della Cavallerizza Reale rientra a pieno titolo nel complesso del Palazzo Reale ed è in quanto tale che è stata inserita nel sistema seriale delle Regge Sabaude come Patrimonio dell’Umanità
UNESCO. Nel Compendio hanno trovato posto, nelle varie fasi storiche, prima l’Accademia Reale e, dopo la Restaurazione, la Regia Accademia Militare, svolgendo contemporaneamente la funzione di maneggio equestre al servizio della corte ed insieme di scuderie reali.
Proprio tale intrinseca unitarietà, riconosciuta e ribadita come ragione pregnante negli atti che hanno condotto il Comune di Torino a chiederne il trasferimento della proprietà dal Demanio alla Città (1), avrebbero dovuto costituirne ragione di tutela al pari del Palazzo Reale, riconosciuto come “bene di particolare interesse” in quanto “importante costruzione eretta su precedente edificio risalente ai Secoli XV e XVI” (2). Siffatti beni immobili, in base all’art. 10, comma 3, lettera d del codice
dei Beni Culturali e Paesaggistici (3), sono da considerarsi beni culturali in quanto “rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, … dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche collettive”. E, in base a questo articolo, il Codice ha stabilito nel successivo art. 54, comma 2, lettera d che tali beni sono inalienabili proprio perché di interesse particolarmente importante. Non avrebbe
stupito, in tale logica, che il Compendio della Cavallerizza Reale fosse stato addirittura riconosciuto come monumento nazionale perché esprime inequivocabilmente “un collegamento identitario o civico di significato distintivo eccezionale” (art. 10, comma 3, lettera d).
Quando nel 2005 l’allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, in funzione del passaggio dal Demanio alla Città ha stabilito l’alienabilità del Compendio della Cavallerizza, evidentemente per non esporla al rischio di una sua privatizzazione che, sempre in base al Codice, ne avrebbe salvaguardato solo la conservazione” (art. 1, comma 5), ha puntualizzato che
“l’alienazione proposta assicura la tutela e la valorizzazione del bene e non ne pregiudica il pubblico godimento” in coerenza con l’art. 1, comma 3 del Codice. L’articolo 6, comma 1 è, come lei ben sa, estremamente esplicito nell’indicare il più nobile significato del concetto di valorizzazione’: “consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso al fine di promuovere lo sviluppo della
cultura”.
Per non tradire lo spirito iniziale della ricomposizione unitaria del bene UNESCO, ribadito anche nella citata delibera del Comune di Torino del 2007 laddove si esplicita che “sfruttando la vocazione museale propria di detto complesso attraverso una completa riqualificazione patrimoniale ed urbanistica, l’Amministrazione comunale intende realizzare al suo interno un percorso culturale integrato” sarebbe stato necessario che il piano urbanistico PUR deliberato nel gennaio 2021 escludesse destinazioni d’uso non coerenti con tale finalità. Cosa che non è avvenuta, mettendo dunque a repentaglio la tutela e pubblica fruizione del Complesso che, senza un intervento del Ministero da lei diretto, vedrebbe una schiacciante prevalenza di funzioni che nulla avrebbero a che fare col suddetto percorso culturale integrato.
La procedura di vendita con asta pubblica conclusasi in data 18 ottobre 2021 con un’offerta privata, ora al vaglio degli uffici tecnici comunali, lascia aperta una grande possibilità, signor Ministro: Lei può esercitare, come previsto dalla legge, il diritto di prelazione sull’acquisto del Compendio della Cavallerizza Reale riportandola, come sarebbe doveroso e necessario, in seno alla sua naturale collocazione accanto al Palazzo Reale, ossia allo Stato italiano i cui cittadini ne erano divenuti i legittimi proprietari nel 1948 con il referendum che ha segnato il
passaggio del nostro Paese dalla monarchia alla repubblica.
Gli edifici del Compendio della Cavallerizza Reale, compresa l’ex Zecca che ne è parte integrante, ponendosi in diretta continuità col Palazzo Reale – adibito a funzioni museali e all’Archivio di Stato – dovrebbero nella loro totalità costituire un necessario ampliamento e completamento di tali funzioni, diventando un polo di alta formazione, conservazione ed esposizione, di prestigio e livello europeo.
Signor Ministro, La sollecitiamo pertanto ad esercitare tale diritto di prelazione in base agli art. 59-62 del Codice dei Beni Culturali per riportare il Compendio della Cavallerizza Reale fra i Beni Culturali indisponibili dello Stato.
Confidiamo, Signor Ministro, nella sua iniziativa di custode e tutore della Costituzione italiana e dei beni che essa ha inteso garantire al popolo sovrano.

Link per firmare la petizione

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