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24 febbraio 2016 – rassegna stampa sui giradin reali

Rassegna Stampa.

Apprendiamo dall’articolo de LaStampa la dichiarazione dell’assessore Lavolta: “Iniziamo subito i lavori di messa in sicurezza delle piante e di manutenzione del parco per un investimento di 100 mila euro, in modo da aprire il cancello ai primi di aprile”

21 mesi fa l’Assemblea Cavallerizza 1445 riapriva i giardini e nell’estate 2015 riapriva la garitta e la ripuliva dal degrado per renderla agibile e vissuta dai cittadini.

Oggi la garitta e i giardini ospitano i laboratori di scultura, pittura, permacultura e orto urbano.

Oggi dopo 21 mesi, il Comune, grazie all’intervento della soprintendenza, decide di fare dei lavori di pulizia dei giardini.

Come cittadini attivi memori di una stima dei costi di messa in sicurezza di 1250 euro, rilasciata dalla stessa soprintendenza nel luglio 2014, possiamo garantire solo una cosa: la vigilanza della cittadinanza su questa operazione, che la città tutta attendeva da un ventennio, sarà tenuta alta…altissima.

Repubblica 2016_0224 REP TO_Giardini Cavallerizza_GG

La Stampa 2016_0224 STA TO_Riaprono Giardini Cavallerizza_LT

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RASSEGNA STAMPA DEL 18 febbraio 2016

Ecco la rassegna stampa del 18 febbraio 2016 dopo il workshop

“Verso il MASTERPLAN della CAVALLERIZZA REALE – Workshop di confronto fra il Comune di Torino e l’Università degli studi di Torino”

La Repubblica 2016_0218 REP TO_UNESCO istruttoria Cavallerizza GG

La Stampa 2016_0218 STA Cavallerizza Worshop BM

TorinoinComune http://www.torinoincomune.com/un-futuro-realmente-partecipato-per-la-cavallerizza-reale/

 

5 febbraio 2016 – DANZACUM

Assemblea Cavallerizza e Scuderia Danza vi invitano       
                danzzacum
venerdì 5 febbraio 2016 alle ore 20.00 al l terzo appuntamento di  DANZACUM 
 
 
Momento di confronto e sguardo su “Soggetto senza titolo” di Olimpia Fortuni
PRESENTAZIONE DEL WORK IN PROGRESS
 
” Mai come adesso vorresti cedere.
Stanotte chiedi a queste pareti di sorreggerti.
Già scorrono i titoli di coda nella tua testa.
Io la vedo quella linea sottile di costante tristezza dentro ai tuoi occhi.
Il tuo abbandono e le parole della tua solitudine dentro una lattina di emozioni.
Una felpa dentro cui immergersi, piangere fino a cambiare pelle.
Sei vuoto e poi ti riempi.
Sei pieno e poi ti svuoti. “
\\ DANZACUM //
SPAZIO – TEMPO – CONDIVISIONE
riflessioni attive sulla danza contemporanea
Cavallerizza reale – Torino
 
Danzacum è un progetto che vuole diffondere pratiche e riflessioni intorno alla danza contemporanea. Nasce a Torino negli spazi autogestiti della Cavallerizza Reale, di cui condivide i valori fondamentali di arte come bene comune e progettazione culturale partecipata. Per questo motivo i promotori degli eventi sono un gruppo aperto di cittadini, che lavorano secondo una modalità orizzontale e non gerarchica.
Il progetto è partito giovedì 28 gennaio e si svilupperà in una serie di appuntamenti che si svolgeranno nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2016.
 
DANZACUM è
ACCOGLIENZA / CREATIVITÀ / GIOCO / INNOVAZIONE / RISPETTO
LE AZIONI da noi promosse sono:
 
LABORATORI opportunità di alta formazione a un costo popolare consigliato, nel rispetto della dignità dell’artista. I formatori saranno invitati a mettere in discussione le proprie pratiche facendosi affiancare in sala da un loro allievo, con il quale condivideranno la gestione del lavoro. La volontà è quella di fare ricerca sulle forme di conduzione, affinché siano uno stimolo tanto per il maestro quanto per gli allievi.
 
RESIDENZE spazi destinati alla ricerca al di fuori delle politiche del mercato. La volontà è quella di sostenere e sviluppare l’empowerment dell’artista residente.
L’accessibilità alle residenze è libera nel rispetto dei valori di Danzacum e dello spazio della Cavallerizza Reale.
 
OFFICINE ARTISTICHE momenti di incontro tra gli artisti residenti e il pubblico, mirati a condividere le pratiche di ricerca e costruire un dialogo attivo, come occasione di crescita e ricerca attorno a un nuovo manifesto dello sguardo.
 
CONVIVIO tavole rotonde con artisti di rilievo per condividere riflessioni riguardo tematiche salienti sulla danza contemporanea. Il confronto non gerarchico si sviluppa con pratiche che prevedono il gioco come possibilità di crescita e stimolo.
La volontà è quella di avvicinare la danza contemporanea ai cittadini e compiere un passo verso un scambio sincero.
 
DANZACUM è in sé momento di ricerca per il gruppo promotore, così come per tutti coloro che siano interessati a un confronto intorno al tema della danza contemporanea, e che invitiamo dunque a un dialogo.
 
DANZACUM è uno spazio di confronto e libertà per chi opera nel settore sul territorio a livello locale, nazionale e internazionale, e per chi desidera avvicinarsi alla danza contemporanea.
 
I PROSSIMI APPUNTAMENTI:
 
PRESENTAZIONE PER I CITTADINI
LABORATORIO # 1 // 31 gennaio 2016 H 19
Creazione della Performance Solitudo con i partecipanti al percorso
a cura di Doriana Crema, Fabio Castello e Raffaella Tomellini
 
 

19-20 gennaio 2016 rassegna stampa

 

Rassegna stampa del 19e 20 gennaio 2016 a seguito del Diritto di Tribuna tenutosi questa mattina in Sala Capogruppo del Municipio di Torino, si è svolta una conferenza stampa sulle 317 firme raccolte da Assemblea Cavallerizza 14:45 contro la vendita della Cavallerizza Reale.

2ott

Diario di Torino.it: «Non vendete la Cavallerizza», in Comune le firme contro l’asta di cessione del complesso di via Verdi.
Sono state raccolte 372 firme contro l’asta di vendita del Comune di Torino. I firmatari della petizione chiedono che il complesso rimanga di proprietà pubblica, sempre aperto e accessibile alla cittadinanza

TORINO – Togliere dalla vendita la Cavallerizza Reale affinché rimanga pubblica, far sì che rimanga sempre aperta e accessibile a tutti i cittadini mantenendo così una funzione pubblica e una fruizione collettiva e, in ultimo, deciderne il futuro insieme ai cittadini attraverso processi di gestione partecipativa. Questi sono i tre punti che 372 cittadini hanno sottoscritto e ribadito attraverso una petizione presentata al Comune di Torino.

«Fermare la vendita e restituire la Cavallerizza alla collettività»
In primo luogo i firmatari della raccolta firme chiedono che il complesso situato nell’area compresa tra il Teatro Regio, i Giardini reali e l’auditorium di via Rossini (occupato ormai da due anni e a cui è stata restituita la vita) sia tolto da ogni possibile asta e rimanga di proprietà pubblica, sempre aperto e accessibile a chiunque. «La Cavallerizza deve essere un luogo di vita vera – dice uno dei firmatari, Andrea Girone -. Bisogna fare in modo che ci sia un allineamento con la parte aulica, in modo tale che possano coesistere la storia passata e il presente». Con la petizione si mira proprio a questo, con un processo decisionale sulla destinazione futura da fare con un progetto partecipativo che coinvolga i cittadini stessi.

http://www.diarioditorino.it/torino/video/?nid=20160119_372600

Torinotoday: I Cittadini contro il Comune per impedire la vendita della Cavallerizza Reale.

Petizione contro la vendita della Cavallerizza Reale di Torino
„La petizione, presentata questa mattina, chiede al consiglio comunale di restituire lo storico complesso architettonico ai cittadini“
Petizione contro la vendita della Cavallerizza Reale di Torino

Sono in 372 i cittadini torinesi che chiedono al consiglio comunale di bloccare l’asta che riguarda la vendita della Cavallerizza Reale. La petizione è stata presentata questa mattina e si riferisce al grande complesso storico considerato dal 1997 dall’Unesco patrimonio dell’umanità e situato nel salotto di Torino, nella zona compresa fra i Giardini Reali, il Teatro Regio e l’Auditorium di via Rossini.

I firmatari chiedono in particolare che l’immobile, disegnato nel 1673 dall’architetto Amedeo di Castellamonte e dove ebbe sede la Reale Accademia militare dei Savoia, resti di proprietà pubblica conservando quella valenza socio-culturale tipica del luogo di aggregazione.

Viene anche chiesto che il futuro dello stabile venga deciso insieme ai cittadini attraverso processi di gestione partecipativa senza fini di lucro. “I lavori inevitabili di ristrutturazione degli edifici che costituiscono la Cavallerizza Reale –  suggeriscono infatti i firmatari della petizione – se condotti in regime gestionale di bene comune potrebbero comportare un notevole risparmio economico rispetto alle riqualificazioni edilizie convenzionali”.

Se negli anni 80 si era ipotizzato per la Cavallerizza la realizzazione di un “Distretto culturale”, questo – recentemente e almeno in parte – è già avvenuto. Il suo interno infatti, grazie alle centinaia di attività teatrali, musicali, cinematografiche e ai laboratori organizzati nella piazza delle Arti, è diventato un luogo vivo che ha permesso a molti torinesi, ignari del tesoro architettonico e storico racchiuso nel centro di Torino, di scoprire il cuore pulsante della cittadella che fu il centro militare di comando dei Savoia.

Dopo l’abbandono del Teatro Stabile che ha occupato i locali inferiori fino al dicembre del 2013, la Cavallerizza era stata lasciata a se stessa: solo nel maggio del 2014 un gruppo di cittadini – noti come “Assemblea Cavallerizza 14:45” – di fronte alla possibilità della vendita dell’immobile da parte del comune, ha occupato i locali proprio per restituire il complesso alla cittadinanza.

Petizione contro la vendita della Cavallerizza Reale di Torino

Sono in 372 i cittadini torinesi che chiedono al consiglio comunale di bloccare l’asta che riguarda la vendita della Cavallerizza Reale. La petizione è stata presentata questa mattina e si riferisce al grande complesso storico considerato dal 1997 dall’Unesco patrimonio dell’umanità e situato nel salotto di Torino, nella zona compresa fra i Giardini Reali, il Teatro Regio e l’Auditorium di via Rossini.

I firmatari chiedono in particolare che l’immobile, disegnato nel 1673 dall’architetto Amedeo di Castellamonte e dove ebbe sede la Reale Accademia militare dei Savoia, resti di proprietà pubblica conservando quella valenza socio-culturale tipica del luogo di aggregazione.

Viene anche chiesto che il futuro dello stabile venga deciso insieme ai cittadini attraverso processi di gestione partecipativa senza fini di lucro. “I lavori inevitabili di ristrutturazione degli edifici che costituiscono la Cavallerizza Reale –  suggeriscono infatti i firmatari della petizione – se condotti in regime gestionale di bene comune potrebbero comportare un notevole risparmio economico rispetto alle riqualificazioni edilizie convenzionali”.

Se negli anni 80 si era ipotizzato per la Cavallerizza la realizzazione di un “Distretto culturale”, questo – recentemente e almeno in parte – è già avvenuto. Il suo interno infatti, grazie alle centinaia di attività teatrali, musicali, cinematografiche e ai laboratori organizzati nella piazza delle Arti, è diventato un luogo vivo che ha permesso a molti torinesi, ignari del tesoro architettonico e storico racchiuso nel centro di Torino, di scoprire il cuore pulsante della cittadella che fu il centro militare di comando dei Savoia.

Dopo l’abbandono del Teatro Stabile che ha occupato i locali inferiori fino al dicembre del 2013, la Cavallerizza era stata lasciata a se stessa: solo nel maggio del 2014 un gruppo di cittadini – noti come “Assemblea Cavallerizza 14:45” – di fronte alla possibilità della vendita dell’immobile da parte del comune, ha occupato i locali proprio per restituire il complesso alla cittadinanza.

http://www.torinotoday.it/politica/petizione-contro-vendita-cavallerizza-reale-torino.html

La Stampa L’87% della Cavallerizza resterà pubblica

Il Quotidiano del Piemonte:  Una petizione contro l’asta della Cavallerizza Reale

21 DICEMBRE 2015 – COMUNICATO STAMPA e RASSEGNA STAMPA

COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Comunale in data odierna 21/12/2015, ha discusso la mozione proposta dall’Assemblea Cavallerizza 14:45 in cui si richiedeva un atto di trasparenza in merito al processo di “valorizzazione” della Cavallerizza Reale deciso dal Comune riguardante:
la condivisione di tutte le fasi di progettazione,
la presentazione al Consiglio Comunale del Progetto Unitario di Riqualificazione,
l’esclusione di nuovi interventi invasivi in contrasto con i principi di tutela
l’abrogazione della clausola di riservatezza del Protocollo d’Intesa.
La mozione è stata bocciata quasi all’unanimità. Per quale motivo? Che problema crea la trasparenza?
La mozione non è stata discussa nel merito ma è stata respinta senza vagliarne i contenuti con motivazioni strumentali ed elusive:
La cittadinanza non sarebbe legittimata a chiedere la trasparenza perchè i “cittadini” che decidono sono solo quelli “democraticamente eletti”.
L’attenzione mediatica, avuta grazie alla mobilitazione dell’assemblea cavallerizza 1445, avrebbe già garantito la partecipazione.
Dopo aver dichiarato per mesi che l’assemblea cavallerizza 1445 si è sottratta al confronto istituzionale ci accusano ora di illegalità e, quindi, rifiutano di “farsi imporre la mozione di trasparenza” da una cittadinanza illegale.
Da un anno e mezzo assemblea Cavallerizza 14:45 propone un’intensa attività teatrale di qualità a favore della cittadinanza mentre oggi è stata, purtroppo, spettatrice obbligata di un grottesco teatrino in cui si è messa in scena la politica pre-elettorale.
Preso atto della volontà di chiusura dell’amministrazione sarà nostra premura divulgare i video del consiglio comunale in modo che tutte/i possano avere conoscenza diretta dell’ambiguità dell’azione dell’amministrazione sulla Cavallerizza e convocare un’ assemblea cittadina per ribadire con forza che la cittadinanza non è disposta ad accettare nessun compromesso sulla tutela dei beni comuni.
ARTICOLI CORRELATI

RASSEGNA STAMPA DEL 12 DICEMBRE 2015-

Ieri 12 dicembre 2014 alla Cavallerizza Reale si è tenuta conferenze stampa sul destino incerto della Cavallerizza.
questo è l’articolo pubblicato dal QutodianoPiemontese:
Assemblea Cavallerizza chiede trasparenza sul masterplan e scrive all’Unesco. Domenica 13 dicembre alle ore 18 assemblea cittadina
Assemblea Cavallerizza chiede trasparenza sul masterplan e scrive all’Unesco. Domenica 13 dicembre alle ore 18 assemblea cittadina

http://www.quotidianopiemontese.it/blog/2015/12/11/assemblea-cavalllerizza-chiede-chiarezza-sul-masterplan/#_

 

Vi aspettiamo tutti domenica 13 dicembre alle 18.00 per discutere insieme del futoro della Cavallerizza e chiedere più trasparenza al Comune di Torino.

ARTICOLO DI VICE NEWS SU CAVALLERIZZA DEL 3 NOVEMBRE 2015

 cavallerizza

 

Riportiamo qui un bell’articolo sulla Cavallerizza

Torino vuole svendere questo patrimonio Unesco occupato per pagarsi i debiti

novembre 3, 2015 | 1:40 pm

 

La Cavallerizza Reale di Torino è l’ex accademia di cavalleria del regno di Savoia, ventiduemila metri quadri di edifici seicenteschi, cortili, giardini e due teatri dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità, assieme alle altre residenze sabaude. Oggi il comune di Torino vorrebbe venderla ai privati per circa 7 milioni di euro. Una cifra che – nelle intenzioni dell’assessore al bilancio torinese Gianguido Passoni – dovrebbe servire a ripianare una piccolissima parte del debito cittadino, di poco inferiore ai tre miliardi di euro.

L’idea di vendere la Cavallerizza però non piace a tutti—anzi.

L’occupazione 

Dal maggio 2014, infatti, la Cavallerizza è occupata da un gruppo di cittadini – auto nominatosi “Assemblea Cavallerizza 14:45” – che si oppone alla vendita e chiede che lo spazio rimanga pubblico.

La Cavallerizza Reale è un austero complesso barocco di grande importanza storica e culturale; nonostante questo, la Cavallerizza è stata lasciata all’incuria per anni—per poi essere definitivamente abbandonata. “Fino al 2013 parte dell’edificio era occupata dal Teatro Stabile,” spiega a VICE News Chiara, una delle occupanti dell’Assemblea. “Tanto che i primi a mobilitarsi contro la vendita sono stati i membri delle compagnie teatrali, che avevano lavorato fino a pochi mesi prima e si sono trovati senza la possibilità di portare avanti il loro percorso artistico.”

Inizialmente legata al mondo dello spettacolo, la mobilitazione si è allargata anche ai semplici cittadini: “Dopo circa 4 mesi di assemblea, lo scorso 23 maggio 400 persone hanno deciso di aprire le porte della Cavallerizza,” continua Chiara. “Vedere una mobilitazione del genere per il recupero dello spazio è stato un momento emotivamente molto forte.”

In questi mesi gli occupanti hanno riaperto i teatri, rimesso a nuovo parte del complesso (in alcuni casi anche ricostruendo i pavimenti distrutti), creato una falegnameria interna e una biblioteca, e soprattutto riaperto l’enorme giardino, che non era più accessibile al pubblico.

“Quando siamo entrati abbiamo risistemato tutta l’area; quasi tutto quello che c’è oggi lo abbiamo fatto noi: persino i cavi elettrici erano stati strappati dai muri,” spiega Chiara. Gestire un area di 22mila metri quadrati però non è facile, specie se si fa il confronto con altre realtà simili.

“Esperienze come Macao a Milano o il Teatro Valle a Roma hanno impostato una linea precisa” dal punto di vista strategico e culturale, racconta Toni, un altro occupante, a VICE News. “Questo spazio però è davvero molto grande, e noi stiamo cercando di ricostruire un vero e proprio quartiere con una progettazione di ampio raggio. Siamo riusciti a ripristinare il primo piano per renderlo accessibile. Pochi mesi fa, era quasi impensabile che si riuscisse arrivare alla situazione attuale.”

Oggi, specifica Chiara, “intorno allo spazio gravitano centinaia di persone. Solo il nostro corso di meditazione è frequentato da circa 90 alunni, ci sono circa 30 dj, il corso di capoeira ha almeno 25 allievi e il polo letterario altrettanti. Nella assemblee partecipano 60 persone. Senza contare che qui si riuniscono anche altri gruppi, come ad esempio gli insegnanti contro la riforma della Buona Scuola.”

Le reazioni: tra supporto e incendi dolosi

L’occupazione ha raccolto la simpatia di molti torinesi. In diecimila hanno firmato un appello contro la vendita della Cavallerizza, ricevendo il sostegno di giuristi come Ugo Mattei e di storici dell’arte come Salvatore Settis e Tommaso Montanari.

Di contro, la classe politica di centrosinistra – che dal 1993 governa ininterrottamente la città – non sembra apprezzare molto chi si oppone alla vendita della Cavallerizza. Tanto che il presidente della commissione cultura del comune di Torino, Luca Cassiani, ha sostenuto in un’intervista che “appena la Città ha iniziato a dibattere un progetto di riqualificazione e restauro così da evitare il rischio di disfacimento, ecco che una parte degli occupanti, veri professionisti dell’antagonismo, privatizzano gli spazi abitativi per impedirne la restituzione e la fruibilità ai cittadini.”

Ma la politica locale non è l’unica ad essere contrariata dall’occupazione della Cavallerizza Reale. Il 30 agosto dell’anno scorso ignoti hanno appiccato un incendio, che fortunatamente ha fatto danni limitati: “Come abbiamo visto divampare le fiamme abbiamo chiamato i vigili del fuoco,” racconta Alessandro, un informatico arrivato qualche giorno dopo l’occupazione. “Grazie alla prontezza siamo riusciti a limitare i danni, che si sono rimasti circoscritti all’area dove è stato appiccato l’incendio e dove i vigili del fuoco hanno trovato cinque bottiglie di cherosene ancora inesplose. Se il cortile fosse stato vuoto, l’allarme sarebbe stato dato in maniera meno tempestiva.”

Sebbene i colpevoli non siano mai stati trovati, non è difficile pensare che il movente abbia a che fare con la vendita della Cavallerizza. Più o meno un anno dopo, infatti, una scena simile si è ripetuta a Palazzo del Lavoro, un altro degli edifici che il comune di Torino ha messo sul mercato.

Le molte vite di un patrimonio Unesco

Costruita nel 1668, la Cavallerizza Reale ha vissuto molte vite.

A volerla fu il duca Carlo Emanuele II, che aveva appena cacciato dal suo esercito le truppe mercenarie, tanto costose da provocare un buco nel bilancio. Nella Cavallerizza Reale, oltre agli spazi per addestrare i giovani cavalieri, il duca fece costruire anche alloggi per camerieri e paggi. Con la fine della monarchia, gli alloggi furono destinati agli ex dipendenti di casa Savoia o affittati a prezzi stracciati, a patto che gli inquilini si facessero carico dei lavori. Nessuno, infatti, volle vivere in un rudere, sia pure carico di Storia. E così, là dove si insegnava l’arte della guerra ai giovani nobili, nacque un complesso di edilizia popolare.

Nel 2001 la Cavallerizza Reale venne venduta dal Demanio al comune di Torino, che ne fece la sede di due sale del teatro Stabile e di diversi eventi culturali. Nel 2008, però, il comune decide di mettere in vendita il complesso e cacciare gli inquilini. Base d’asta: 20 milioni di euro, con il 50 per cento dello spazio che può essere destinato ad appartamenti e negozi di lusso. Nel 2013 anche il teatro Stabile abbandona l’area, e nel grande cortile della Cavallerizza Reale rimane solo un piccolo circolo dopolavoro degli ex lavoratori di casa Savoia e del Demanio, sotto sfratto ma con la possibilità di restare fino a che non arrivi un compratore.

L’area della Cavallerizza dall’alto.

Per la Cavallerizza, a questo punto, sembrano esserci solo due possibilità: il frazionamento in appartamenti di lusso o la trasformazione in albergo a cinque stelle. La strada da seguire sembra essere quella percorsa da “Casa Gramsci,” l’edificio dove ha vissuto nei suoi anni torinesi Antonio Gramsci e che poi è diventata un albergo di lusso dopo essere stata una casa popolare.

Tuttavia, in questo caso le cose vanno diversamente: il complesso rimane vuoto per quasi un anno, e questo spinge molti a chiedersi se non sia possibile immaginare una destinazione diversa rispetto a quella di edificio di lusso. Da qui nasce il movimento per l’occupazione della Cavallerizza Reale.

In un certo senso, gli occupanti hanno ottenuto una parziale vittoria, visto che hanno costretto il comune di Torino a smentire categoricamente la trasformazione della Cavallerizza Reale in albergo di lusso e a produrre una nuovo progetto. Quest’ultimo rischia però di essere pericolosamente simile al vecchio: il protocollo di intesa firmato fra il comune di Torino e la Compagnia di San Paolo per la vendita della Cavallerizza non esclude l’utilizzo da parte dei privati, pur ribadendo un generico interesse culturale, e le proposte per la nuova “Cavallerizza Reale” – più che immaginare un modello alternativo – sembrano voler solo dare un contentino a chi contesta la privatizzazione.

Fra le varie ipotesi che si sono affacciate ci sono un’accademia di danza fondata da Michele de Negri (proprietario del ristorante di lusso “Il Cambio” e membro della famiglia più ricca di Torino) e un non ben specificato ostello gestito da “grandi catene alberghiere per giovani.” L’ipotesi di trasformare la Cavallerizza Reale in una residenza universitaria, invece, scompare molto in fretta.

Attualmente, dice Chiara, “il problema più stringente è che il Comune deve rientrare del capitale e restituirlo alla banca. Non abbiamo paura che ci sgomberino domattina, ma non c’è un dialogo con le istituzioni che ci permetta di seguire da vicino il destino di questo spazio. Se si parlasse di come salvare un luogo di tale interesse storico dalla speculazione e dalla vendita, allora ci potrebbe essere un dialogo. Ma il Comune dice solo che bisogna vendere: come puoi dialogare se il tuo pilastro fondamentale, al contrario, è il no alla vendita? Viviamo in attesa degli eventi. Ma contiamo sul fatto che è difficile sgomberare uno spazio attraversato da migliaia di cittadini e che ha la forza di un’occupazione appoggiata anche da parti importanti della città.”

La Storia all’asta

Per quale motivo il comune vuole vendere un bene come Cavallerizza Reale?

La risposta è molto semplice: il debito. Torino infatti deve alle banche di 3 miliardi di euro, il 225 per cento delle entrate cittadine annuali. L’istituto Intesa San Paolo, ad esempio, possiede da sola un terzo del debito torinese.

“Torino è stretta in una morsa,” dice a VICE News il giornalista Maurizio Pagliasotti, autore del libro Chi comanda Torino. “Da un lato c’è il patto di stabilità, dall’altro la creazione di un debito con istituti di credito privati che ha fagocitato risorse pubbliche. È come se stesse svendendo l’argenteria o addirittura le lenzuola per pagare i conti del lattaio.”

Negli ultimi vent’anni, la città si è indubbiamente trovata davanti a molte difficoltà. Una su tutte è stata la crisi della Fiat e la quasi dismissione della fabbrica di Mirafiori, che oggi impiega solo 5.400 operai.

Al contempo non si può dire che Torino sia stata abbandonata a se stessa, visto che dal 1998 al 2006 ha ricevuto circa quindici miliardi di euro, in parte arrivati dallo Stato a fondo perduto e in parte dalle banche—considerando anche che, a metà degli anni Novanta, la città era in attivo.

Foto di Giorgio Ghiglione/VICE News

Il problema principale sta nel modello di sviluppo che il capoluogo piemontese ha adottato per superare la crisi della Fiat. Un modello che non ha dato i risultati sperati: “Torino è una città che si è sviluppata sul debito e sul cemento. Il cemento è stato fatto a debito, i tondini e le colate di calcestruzzo che dovevano generare rendita fondiaria sono stata comprati a debito,” ricostruisce Pagliasotti. “Gli eventi culturali sono stati il vero cuore retorico della grande trasformazione. La gravità è che tutto questo è stato sostenuto e incentivato dalle classi dirigenti torinesi che erano convinte che si potesse sostituire una fabbrica come Mirafiori con le sagre, le feste o i grandi eventi.”

In compenso, il debito della città continua a crescere. Secondo i dati raccolti dall’associazione Pro Natura e riportati nel libro Torino oltre le apparenze, il deficit torinese nel 2003 era di 1 miliardo e 600 milioni, nel 2005 di 2 miliardi e oggi tocca quasi i 3 miliardi di euro—anche per colpa dei derivati comprati dal Comune di Torino per finanziare l’evento olimpico.

I mutui accesi per le Olimpiadi invernali del 2006, ad esempio, costano al comune di Torino duecento milioni di euro di interessi ogni anno. In quella che l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha definito “l’ubriacatura olimpica,” si sono verificate spese notevoli. Come i padiglioni olimpici “Atrium” – costati 7 milioni di euro e poi demoliti alla fine delle olimpiadi – o la nuova biblioteca pubblica, progettata al modico costo di 16 milioni e mezzo di euro all’archistar Mario Bellini per non essere poi mai costruita.

Foto di Giorgio Ghiglione/VICE News

Per ripianare il debito, quindi, si è pensato di vendere i “gioielli di famiglia.” cioè gli edifici storici. Il problema è che vendere il patrimonio pubblico non sempre è una buona idea, specie nei momenti di difficoltà. Non fosse altro perché, così facendo, si rischia di svendere pezzi importanti della città.

“Anche se si vendesse tutto il patrimonio artistico torinese non si salderebbe il buco di bilancio,” obbietta Andrea. Nel caso della Cavallerizza, spiega, “la base d’asta era 20 milioni e ora è a 7, e se nessuno si presenta dopo certo numero di volte si passerà alla citazione privata e si potrà presentare un offerta a busta chiusa a un prezzo più basso di quello di partenza.”

Nell’attuale geografia italiana Torino è una città tutto sommato periferica, lontana dal centro economico milanese e da quello politico romano, senza nemmeno più lo status di città-fabbrica che le veniva conferito dalla Fiat.

La vicenda, pertanto, non è uscita dai confini cittadini e non ha ottenuto una rilevanza mediatica equiparabile a quella di movimenti e occupazioni culturali simili. Eppure, la storia della Cavallerizza Reale rischia di diventare emblematica di un modo di procedere: quello di svendere il patrimonio storico al miglior offerente per tappare i buchi di bilancio. Per certi versi, è quello che recentemente ha fatto il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, con la proposta di vendere i quadri di Klimt per aggiustare i conti della città lagunare.

In questo senso, gli occupanti della Cavallerizza stanno portando avanti una battaglia per far sì che il patrimonio pubblico rimanga a disposizione dei cittadini e che non sia messo all’asta. Altrimenti, il rischio è che un giorno un sindaco possa sbarazzarsi del Colosseo o della Torre di Pisa per ripagare il debito.


qui il link dell’articolo: https://news.vice.com/it/article/torino-cavallerizza-reale-occupazione-storia

IL PROGETTO TOP SECRET DEL COMUNE PER LA CAVALLERIZZA

cavallerizza

A proposito della questione Cavallerizza, il sindaco Piero Fassino dichiara: “Niente annunci, parleremo con i fatti”.
Grazie a questo “annuncio che non è un annuncio”, si ha la conferma che, ad oggi, l’amministrazione Fassino nulla ha fatto per (ri)dare una funzione pubblica all’intero complesso.
Per ora i cittadini torinesi hanno assistito solo alle maldestre operazioni immobiliari/finanziarie del Sindaco e dei suoi collaboratori. Operazioni che porteranno ad una sostanziale cessione a soggetti privati delle strutture e un residuale indirizzo culturale delegato al Teatro Stabile (che della funzione pubblica che vuole paventare ne fa un uso strettamente privatistico)
Guarda caso, la Fondazione Stabile è l’ultima gestrice ufficiale.

Tralasciando la scarsa lungimiranza ed immaginazione che caratterizzano la proposta “ufficiosa” di Fassino, Passoni e gregari al seguito (visibilmente in difficoltà, affannati più che altro nella ricerca di consensi e clientele da sfruttare in occasioni elettorali), la domanda sorge spontanea: come si concilia il “percorso partecipato” di cui si vanta la nostra amministrazione con “l’ordine di evitare di parlare” del “progetto top secret di Comune e Stabile”?

Ci vien, poi, da ringraziare Fonsatti per aver posto lui il conflitto tra idea di pubblico della Fondazione che dirige (un eventificio, un supermercato dove il valore della proposta culturale è assai spesso slegato dal prezzo fatto ricadere sul consumatore) e quella dell’Assemblea Cavallerizza e di tutti i cittadini che hanno riaperto e recuperato gli spazi del complesso costruendo “centinaia di appuntamenti, tutti i giorni, per ricchi, poveri, giovani e famiglie” ma dal basso e collettivamente, nutrendo e stimolando un processo di progettazione continua, consapevole, aperta e condivisa.

Per ultimo, tra tutte le figure retoriche, utilizzare quella della “benzina per ravvivare la macchina” è un modo per dire che il risultato dell’operazione avrà più o meno gli stessi effetti distruttivi dell’incendio di un anno fa?

2 OTTOBRE 2015 RASSEGNA STAMPA IL CASO DELLA CAVALLERIZZA REALE

Pubblichiamo qui la rassegna stampa della giornata del 2 ottobre 2015 relativa all’incontro dibattito su “Il Caso della Cavallerizza Reale”

La Repubblica

"Scuderie Reali ai privati? Allora si cancelli Torino dall'Unesco"

http://torino.repubblica.it/hermes/inbox/2015/10/02/news/_scuderie_private_allora_si_cancelli_torino_dall_unesco_-124198391/?refresh_ce

Falange.it

Torino, la Cavallerizza Reale ai privati? Appello all'Unesco per scongiurare la vendita

http://www.fanpage.it/torino-la-cavallerizza-reale-ai-privati-appello-all-unesco-per-scongiurare-la-vendita/

Rassegna stampa del 30 agosto 2015

Riportiamo qui la rassegna stampa della serata del 30 agosto 2015 quando la Cavallerizza Reale, ricordando l’incendio dello scorso anno della Pagliere, si è accesa di una nuova luce.

fuoco-illuminazione

 Rete 7: 

Repubblica: http://video.repubblica.it/edizione/torino/il-rogo-della-cavallerizza-in-una-performance-teatrale/210419

La Stampa:  http://www.lastampa.it/2015/08/31/multimedia/cronaca/la-cavallerizza-brucia-ma-solo-una-performance-S7h1IDGz8LHLuTdzs5b51K/pagina.html

Il manifesto: https://m.facebook.com/ilmanifesto?hc_location=ufi