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3/3/2021 comunicato associazione salviamo cavallerizza

Apprendiamo dagli organi di stampa che si è costituito un Comitato per il referendum abrogativo sul PUR per la Cavallerizza Reale.Volevamo augurare ai promotori Buon Viaggio! E non si dispiaceranno se l’Associazione Salviamo Cavallerizza non aderirà all’iniziativa, non per mancanza di fiducia nei promotori, ma perché abbiamo deciso di intraprendere un’altra strada e perché ci piace continuare in azioni concrete.

Auspichiamo che questa loro proposta non venga completamente affossata dai tecnici del Comune di Torino (o peggio) come, nel 2016, il primo referendum cittadino per abrogare la delibera del Consiglio Comunale di Torino del 19-10-2009 n° 145 2009 04890/008 nella parte in cui include (e quindi cartolarizza) l’immobile n°7 “porzione di compendio ex-Cavallerizza Reale sita in via verdi 7/9” per il quale è stato rifiutato il quesito proposto con la motivazione che “tanto è quello che intendiamo fare noi come amministrazione neo insediata” (salvo poi fare un’inversione a U degna di un film poliziesco anni ’70 di bassa Lega).

Confidiamo che riescano nell’intento annunciato – la proposta di un referendum abrogativo sul PUR della ex-Cavallerizza Reale – ma continueremo a portare avanti la nostra lotta con le nostre modalità; a svolgere la nostra missione nel silenzio ma non meno decisi e combattivi.

Da sempre ci siamo impegnati in prima persona affinché la Cavallerizza Reale di Torino tornasse in mano pubblica e che fosse gestita dalla cittadinanza attraverso forme di autogestione basata sull’Uso Civico e Collettivo Urbano.

«Marciare divisi, colpire uniti.» [ Cit. Helmuth Karl Bernhard Graf von Moltke e altri]1Persone raggiunte0InterazioniImpossibile mettere in evidenzaMi piaceCommentaCondividi

RESIDENZE SABAUDE. DUE PESI E DUE MISURE. LA CAVALLERIZZA IN VENDITA.

Sabato scorso su La Stampa veniva annunciato in pompa magna: “Le Regge Sabaude in festa il corno è patrimonio UNESCO”. (La Stampa 18/12/2020 )

Siamo lieti di questa notizia e soprattutto che il Ministro Franceschini abbia riconosciuto che il sigillo dell’UNESCO su un un bene culturale (materiale o immateriale che sia) non è una medaglia da mettersi al collo per fare bella figura, ma un monito affinché quel bene venga preservato per le generazioni future.

Per la presentazione di questo importante riconoscimento si è scelta la Palazzina di Caccia di Stupinigi, una fra le 21 delle residenze Sabaude* che, nel lontano 1997, l’UNESCO ha riconosciuto e definito come segue: “Ciascuna di esse è contraddistinta da caratteristiche peculiari che, nel loro insieme, offrono uno straordinario affresco della storia del Piemonte e dell’Italia, con particolare riferimento agli avvenimenti che hanno portato – sullo sfondo della storia europea – alla formazione dello Stato unitario: un circuito culturale, storico, architettonico e ambientale unico, fruibile e visitabile, che ha un valore universale eccezionale e che merita la tutela a beneficio di tutta l’Umanità.”

Ci spiace che il Ministro non abbia la stessa attenzione per un altro bene delle 21 Residenze Sabaude la Cavallerizza Reale, che sta per essere messa all’asta del migliore offerente per farne l’ennesimo regalo ai privati.Volevamo ricordare al Ministro che le Residenze Sabaude, di cui la Cavallerizza Reale fa parte, sono state iscritte tutte insieme affinché si preservasse il loro valore storico. Non di meno ricordiamo che, se dovesse cadere il vincolo UNESCO su una di esse, il riconoscimento ottenuto nel 1997 decadrebbe anche per le altre.

Eppure era stato proprio l’UNESCO nel 2017, attraverso il suo organo tecnico, l’ICOMOS, a lanciare un monito al Ministero in quanto i progetti di valorizzazione presentati rischiavano non solo di snaturarne l’identità, ma anche di privare la Cittadinanza della funzione pubblica che tale bene doveva avere.Sono passati più di due anni da allora, ma sulla Cavallerizza Reale si continuano a fare speculazioni a nostro avviso vergognose. Sembra che questa amministrazione, come la precedente, abbia a cuore solo la rendita finanziaria di un bene culturale.

A nulla fino ad ora sono serviti gli sforzi di tanti Cittadini, non solo torinesi, e gli appelli di illustri intellettuali affinché non venisse privatizzato questo bene, patrimonio di tutti. Nonostante gli annunci in campagna elettorale e le promesse di riacquisizione nel patrimonio della Città della Cavallerizza Reale, oggi, come 5 anni fa, assistiamo attoniti alla svendita su commissione di un patrimonio inestimabile che riteniamo non di proprietà degli amministratori locali, ma di tutti.

Chiediamo al Ministro Franceschini e alla Sindaca Appendino di ripensarci, di prestare attenzione e ascolto a tanti Cittadini e all’UNESCO stessa, affinché della Cavallerizza Reale non sia fatta l’ennesima speculazione a vantaggio di pochi e a scapito della collettività.

Comunicato 21/12/2020

Associazione Salviamo Cavallerizza

*A Torino, fanno parte del Patrimonio Mondiale: i Musei Reali (Palazzo Reale, Biblioteca Reale, Armeria Reale, Giardini Reali, Palazzo Chiablese); il Castello del Valentino; Palazzo Carignano; Palazzo Madama; Villa della Regina; Archivio di Stato; Palazzo della Prefettura; la Cavallerizza Reale; l’ex Accademia Militare; l’ex Zecca di Stato; la facciata del Teatro Regio.Fuori città e nel resto del Piemonte si trovano: l’Agenzia di Pollenzo; Borgo Castello alla Mandria; il Castello di Agliè; il Castello di Govone; il Castello di Moncalieri; il Castello di Racconigi; il Castello di Rivoli; il Castello di Stupinigi; la Reggia di Venaria Reale.

Comunicato associazione 4/12/2020

Ieri è stato presentato – nelle Commissioni Consiliari competenti – il PUR per la Ex-Cavallerizza Reale. L’assessore Iaria ha illustrato come verrà “riqualificata”. Ancora una volta emerge l’intenzione di farne “uno spezzatino”, operazione che non ha nulla a che vedere con le proposte della Cittadinanza che – nell’ormai lontano maggio 2014 – occupò l’immobile per sottrarlo ad una speculazione edilizia certa.

“Le parti permeabili non coperte da edifici”. Con queste esatte parole sono state definite le parti destinate alla fruizione pubblica. In pratica sono stati indicati i viali e i cortili.

Sono passati oltre 6 anni dall’occupazione nel maggio 2014, ma è come se il tempo si fosse fermato. La Ex-Cavallerizza Reale, oggi come allora, è abbandonata, ferita, preda di speculatori.
Da oltre un anno è anche posta sotto sequestro e transennata. L’accesso ai suoi giardini, chiuso.

Durante la presentazione del PUR, l’assessore ha voluto precisare che sono state tenute in considerazione le osservazioni pervenute dai vari portatori di interesse. Ha citato il Comitato di scopo “Comitato Uso Civico Cavallerizza 14:45”, che è il comitato con cui la Città di Torino si appresterebbe a firmare un patto di collaborazione per l’uso del Salone delle Guardie (l’ex-biglietteria del Teatro Stabile Torino).

Ma questo comitato non potrà mai rappresentare tutte le soggettività che nel tempo hanno preso posizione, nell’interesse generale, sulla destinazione futura della Ex-Cavallerizza Reale.

Coloro che nel 2014 hanno liberato dal degrado la Ex-Cavallerizza Reale avevano come primo obiettivo di riportare questo patrimonio dell’umanità nella disponibilità di Tutt*.

La comunità di riferimento lo ha chiarito in diverse occasioni e successivamente – nel 2017 – ha intrapreso un percorso volto a far sì che la Ex-Cavallerizza Reale fosse riconosciuta dalla Città di Torino come Bene Comune Emergente e che su di essa si applicassero i principi dell’Uso Civico e Collettivo Urbano.

Questo percorso pubblico ha portato, nel maggio 2018, alla stesura di una Carta di autogoverno nella quale sono riassunti i principi attraverso i quali un Bene Comune può [e deve] essere gestito in regime di autogoverno da una comunità di riferimento.
Mai e poi mai è stato chiesto dalla Cittadinanza partecipante di sottoscrivere un “patto di collaborazione” con la Città di Torino; infatti questo strumento si ispira ai principi propri del diritto privato e da tale patto sono perciò esclusi i non sottoscrittori del medesimo.
L’Uso Civico invece si basa sul presupposto opposto: l’inclusione.
Ad essere riconosciuta dalla Città è la modalità di gestione di un Bene, dove sono le pratiche assembleari pubbliche ad essere centrali, libere, attraversabili da tutti i Cittadini.

Ci chiediamo in quale momento, in un percorso per rivendicare una Ex-Cavallerizza Reale completamente pubblica e pienamente attraversabile, si sia deciso di cambiare direzione, riducendosi ad accettare di farsi concedere un piccolo spazio a condizioni e regole scritte da altri.

La Sindaca e la sua amministrazione stanno dimostrando con i fatti di non aver mai avuto l’intenzione di supportare realmente il percorso per restituire la Ex-Cavallerizza Reale alla Cittadinanza – ma non solo, dal momento in cui si tratta di un bene tutelato dall’UNESCO dal 1997 e che fa parte del centro di comando di età barocca in uno con il Teatro Regio, l’Armeria Reale, la Biblioteca Reale, fino al Palazzo Reale ed i Giardini Reali.

Invece di sperimentare un innovativo modello di gestione di un bene comune e di restaurare il complesso con interventi conservativi hanno preferito cedere alle logiche di mercato e di sistema – nascondendosi dietro a questioni di “non fattibilità” e di “impraticabilità”.

Il bene per la Cittadinanza, per la Collettività, bisogna innanzitutto volerlo affinché diventi fattibile e praticabile.
https://cavallerizzareale.wordpress.com/…/osservazioni…/

Per approfondimenti: https://www.facebook.com/…/a.230030843…/1171392066300378
Per aspera sic itur ad astra

osservazioni dell’associazione salviamo cavallerizza sulla revisione del prg

Alla luce di quanto è emerso ieri nella seduta consigliare sul PUR per la Cavallerizza Reale, pubblichiamo le osservazioni inviate alla Città di Torino in merito alla revisione del PRG.

Alla Città di Torino
Divisione Urbanistica e Territorio
urbanistica@cert.comune.torino.it

e p.c. Al Ministero Beni Attività Culturali e Turismo
Segretariato Regionale per il Piemonte
mbac-sr-pie@mailcert.beniculturali.it
Alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per la Città di Torino
mbac-sebap-to@mailcert.beniculturali.it

Oggetto: Revisione del PRG della Città di Torino-Osservazioni e proposte.

La scrivente Associazione Salviamo Cavallerizza, legittimata ai fini della presente ai sensi dello Statuto (in allegato), vista la deliberazione del C.C. n. 43 del 20 luglio 2020, di adozione della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare della Revisione del PRG, esprime le seguenti osservazioni e apporticollaborativi.

a) La Scheda normativa 29,“Complesso della Cavallerizza (perimetro di studio)”

inserita nel vol. II delle NUEA del PRG vigente tra le aree da trasformare nella Zona Urbana Centrale Storica, non viene considerata nella Revisione.
Le finalità delle presenti osservazioni sono volte a fornire alla Città e agli Enti sovraordinati un quadro analitico di tutela e di urbanistica storico-sociale per la conoscenza del processo partecipativo che ha coinvolto la cittadinanza nel periodo 2014-2019, mirata alla salvaguardia del complesso della Cavallerizza Reale[Cavallerizza].
La nuova classificazione dell’intera Zona Centrale Storica [ZCS] ai sensi dell’art.24della L.R. 56/77, prevista dall’art. 7.1 delle NTA della Revisione, comporta la facoltà per chiunque a esprimere osservazioni su tutti gli immobili compresi nella ZCS, perché il complesso della Cavallerizza non risulta attuato secondo le previsioni del PRG vigente e in particolare delle previsioni contenute nella variante parziale n.217, approvatail31/01/2011,che non risulta essere attuata in alcuna sua parte e non risulta essere stato approvato o sottoscritto alcun atto convenzionale con soggetti pubblici o privati.
La Cavallerizza è un bene inserito nella lista del Patrimonio Unesco dal 1997: il provvedimento di autorizzazione all’alienazione [all. 01] emanato dalla ex Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte del 01/08/2005 ignora il vincolo già considerato nel D.Lgs. 42/2004 Codice per i Beni Culturali e il Paesaggio[Codice].
L’occasione fornita dalla Revisione del PRG e il suo adeguamento al vigente Piano Paesaggistico Regionale [PPR] è la sede giuridicamente rilevante per proporre soluzioni innovative e porre rimedio ai palesi errori (o presunte illegittimità) insiti nei provvedimenti preordinati all’alienazione a soggetti privati del complesso dal 2010 che hanno influito negativamente nelle scelte della variante parziale 217, in violazione del Codice.
Al fine di inquadrare le proposte che sono formulate di seguito, occorre procedere alla disamina circa il rapporto sull’alienabilità di un bene Unesco con i dettati dall’art. 9 della Costituzione [Cost], con la disciplina di tutela del Codice, con le prescrizioni del vigente PPR e con il PRG: in questo caso con il PRG vigente della Città di Torino e la sua Revisione adottata.

a1) Disciplina dell’alienazione di Beni Unesco e il Codice dei Beni Culturali

La vicenda pubblica della Cavallerizza ha creato tutte le premesse per qualificare il suo complesso architettonico (la tutela e il suo destino) nell’alveo dei contenuti dell’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica[…]Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”.
Può un bene tutelato dall’Unesco essere alienato a privati, sottraendolo alla sua naturale funzione di bene pubblico destinato ad una fruizione collettiva, in violazione dell’art. 9 Cost., “che ha fatto assurgere il paesaggio a valore primario della Repubblica, assoluto,non disponibile e non esposto alla mutevolezza degli indirizzi politici.”? (Corte Costituzionale, sentenza n.22/2016).
La disarticolazione dei principi costituzionali di tutela (art. 9 Cost.) ha inciso profondamente sul valore storico e architettonico del bene nella sua più intima essenza, sottraendolo a quella forma di bene comune che nella disciplina urbanistica viene annoverata tra i servizi pubblici (o di interesse comune), che sono inclusi nel patrimonio indisponibile per altre destinazioni.
Una diversa e ben maggiore problematicità sussiste nel debole raccordo legislativo tra il Codice e la disciplina dei beni Unesco, nonché con la Convenzione Europea sul Paesaggio(2000).
La richiamata sentenza Corte Cost. 22/2016 rileva che i beni Unesco non sono oggetto di una tutela specifica, autonoma, rispetto alle norme del Codice: pur nella sua efficacia normativa, il Codice annovera i siti Unesco tra le categorie di beni di rilevanza primaria, ma rinviando ai
contenuti del PPR le prescrizioni specifiche “con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.”
nel pieno rispetto dell’osservanza dei trattati internazionali, tra i quali rientra la Convenzione Unesco firmata a Parigi il 23 novembre 1972 e sancita con la ratifica del1977.
Ne consegue che solo il PPR, cui la Revisione dovrebbe adeguarsi, può prevedere un articolato sistema di tutele e prescrizioni: il PPR della Regione Piemonte (efficace dal 20 ottobre 2017) nulla dispone in ordine alla tutela e salvaguardia del sito Unesco Cavallerizza Reale, legato da una forma inscindibile di dichiarazione di bene universale con tutte le altre “Residenze Sabaude” (da Palazzo Reale, alle residenze di caccia, ai castelli sino all’Agenzia del gusto di Pollenzo).
La rigida disciplina Unesco dispone che qualora anche per una parte di una delle cd. “Residenze sabaude” venisse meno il vincolo di tutela, l’intero sito “seriale” sarebbe travolto ed escluso dal patrimonio Unesco.
Le forme di minaccia cui è stata sottoposta la Cavallerizza Reale dal 2005 è tale per cui, anche se non dichiara tade facto, la tutela Unesco sul complesso è già venuta meno in modo tangibile: il decreto di autorizzazione all’alienazione a privati disposto dalla Direzione Regionale MIBAC del Piemonte (01 agosto 2005) è l’unico provvedimento che consente la vendita a soggetti terzi di un bene Unesco in Italia, in contrasto con l’art. 9 Cost.: la rilevanza delle convenzioni internazionali sul paesaggio, ivi compresa quella UNESCO, si fonderebbe anche sull’art. 117 Cost. e sull’art. 132 del Codice, che impone la conformazione della Repubblica agli obblighi di conservazione e valorizzazione fissati dalla Convenzione Unesco. I cardini legislativi citati sono stati distrutti nella vicenda della privatizzazione della Cavallerizza.

a2) Le valutazioni Icomos/UNESCO sulle previsioni attuative della variante217.
I contenuti attuativi della Scheda 29 [all.2]del PRG vigente, inclusa de facton ella Revisione, sono stati oggetto di sollecitazioni da parte della scrivente Associazione (ottobre e dicembre 2015) nei confronti degli organismi UNESCO di Parigi, affinché scongiurassero l’attuazione di interventi tali da sopprimere i caratteri identitari del complesso della Cavallerizza che nell’inclusione tra i beni del Patrimonio dell’Umanità presuppone una fruizione pubblica senza mediazioni dettate dal PRG.
L’interesse pubblico sotteso ad ogni scelta di pianificazione è venuta meno attraverso la reiterazione di proposte attuative (Masterplan) che hanno influito solo sul piano mediatico, accolte e sollecitate con favore dal Mibact. Icomos/UNESCO (Parigi) ha così redarguito nel febbraio 2017 gli organi di tutela sabaudi e di Via del Collegio Romano, sede Mibact a Roma [all. 3]: “ICOMOS osserva che quando la proprietà fu iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel1997,la Reale Scuola d’Equitazione e a parte del dominio/competenza statale che comprendeva la Zona di Comando. Inteso che le proprietà incluse nella competenza dello Stato italiano non potessero essere alienate o privatizzate, la gestione e lo stato di conservazione della Reale Scuola d’Equitazione erano considerate solide.” (…); inoltre, “il 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo.(…)ICOMOS osserva che mentre un piano esauriente di riqualificazione potrebbe contribuire a migliorare le condizioni fisiche del complesso, i dettagli stabiliti nel Master Plan e sopra menzionati suggeriscono che il Piano sia principalmente orientato alla valorizzazione economica della proprietà attraverso funzioni che implicano una privatizzazione degli spazi delle Reale Scuola d’Equitazione piuttosto che il suo potenziamento/miglioramento per comprenderne il significato ed il valore aggiunto/ludico sociale e culturale che apporta alla società ingenerale.”.

a3) Le proposte di modifica alla Scheda29.
In coerenza alle sollecitazioni UNESCO/Icomos, sostanzialmente disattese dalle condotte poste in atto dalla Città, dagli organismi di tutela e dal Mibact, si propongono le seguenti modifiche alla Scheda 29 del PRG vigente volte ad affermare una fruizione pubblica dell’intera Cavallerizza.
Le linee su cui poggiano le modifiche proposte sono orientate alla tutela più autentica del bene: sono escluse destinazioni d’uso private (sedi direzionali o altre funzioni private) e la realizzazione di autorimesse interrate e in soprasuolo all’interno del perimetro di studio sia per i vincoli archeologici che insistono sull’area, sia per scongiurare l’introduzione di elementi attrattivi del traffico veicolare.
L’elemento di particolare rilevanza è l’assoggettamento ad uso civico del Maneggio alfieriano, in ottemperanza a quanto stabilito alla conclusione di un percorso partecipato pubblico concluso il 06 maggio 2018 con la dichiarazione di uso civico, promosso dal Consiglio Comunale in forza della Mozione n. 69
[all.3] approvata il 25 settembre2017.

a4) L’uso civico urbano quale articolazione degli standard urbanistici.
Sulla base della legislazione vigente, è possibile imprimere ex-novo l’uso civico su un compendio di immobili quale nuova previsione urbanistica?
I profondi mutamenti economici e sociali intervenuti nel secondo dopoguerra hanno inciso nella considerazione degli usi civici [d’ora in poi UC], mettendo in ombra il profilo economico dell’istituto ma ad un tempo evidenziandone la rilevanza quanto ad altri profili e in particolare quanto a quelli ambientali.
Quest’ultimo interesse ha trovato il suo riconoscimento, prima, nella legge 8 agosto 1985, n. 431, che novellando l’art. 82 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all’art.1 della legge 22 luglio 1975, n. 382) ha sottoposto a vincolo paesaggistico «le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici», e poi con l’art. 142 del Codice: ed è qui che si rinviene un primo raccordo disciplinare tra UC e pianificazione del territorio.
Gli UC concorrono a determinare la forma del territorio su cui si esercitano ed incidono sull’ambiente e sul paesaggio, perché contribuiscono alla salvaguardia di questi ultimi.
Sono presi in considerazione tutti gli UC, senza distinguere quelli che possono presentare un concreto interesse paesistico e ambientale, né riservare a questi una normativa specifica.
Gli UC non svolgono esclusivamente la funzione economico-sociale di garantire risorse alla collettività che ne è proprietaria, atteso che alle tradizionali funzioni si è aggiunta una loro fondamentale utilità non solo ai fini della conservazione del bene ambiente, ma quale risorsa identitaria in grado di preservarne la memoria nell’immaginario collettivo.
La Corte ha rilevato un «interesse unitario della comunità nazionale alla conservazione degli usi civici, in quanto e nella misura in cui concorrono a determinare la forma del territorio su cui si esercitano, intesa quale prodotto di “una integrazione fra uomo e ambiente naturale” (sentenza n. 46/1995).
La Corte ha affermato altresì che «la conservazione ambientale e paesaggistica» spetta, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., alla cura esclusiva dello Stato (sentenza n. 367/2007), aggiungendo che tale titolo di competenza statale «riverbera i suoi effetti anche quandosi tratta di Regioni speciali o di Province autonome, con l’ulteriore precisazione, però, che qui occorre tener conto degli statuti speciali di autonomia» (sentenza n.378/2007).
Il rapporto tra uso civico e standard urbanistico non trova attualmente una sistematizzazione organica nella disciplina vigente: può diventare oggetto di una specifica innovazione normativa.
Per la loro intrinseca caratteristica, gli usi civici non pare possano essere annoverati tra gli standard urbanistici ex D.M. 1444/1968 perché la loro qualificazione esula la puntuale dotazione di aree caratterizzate da precise finalità (con fruizioni e fruitori diversificate).
Una prima ipotesi di classificazione per gli usi civici può essere annoverata tra le dotazioni oltre i limiti di legge (i cd. “oltrestandard”).
L’esempio concreto dell’Asilo Filangieri di Napoli può costituire una prima innovazione normativa con la Cavallerizza di Torino con il Maneggio alfieriano: sulla base degli atti amministrativi formalizzati è possibile imprimere sul PRG non la classificazione di UC, bensì quella di un immobile destinato a servizi oltre standard che non concorre alle dotazioni di standard ex D.M. 1444/1968, sul quale si sovrappone la dichiarazione di UC mutuata dal Codice (ex art.142,
connessa all’art. 136 “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico:c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;”.

Conclusioni.
La scrivente Associazione richiede, in qualità di soggetto portatore di interessi diffusi, di essere consultata in sede di Conferenza di Copianificazione e di esercitare la facoltà prevista dall’art. 15 bis comma 3 della L.R.56/77.

Torino, lì 14 ottobre 2020

COMUNICATO 14/5/2020

Cavallerizza 14:45. Abiura dopo l’appropriazione indebita.
Il Re è Nudo!

Ieri è andata in scena nelle Commissioni Consiliari, ben orchestrata dall’arch. Iaria, la farsa del PURA, ovvero il Progetto Unitario di Riqualificazione Unitaria Alternativo della Cavallerizza Reale. Un progetto che, a detta dei c.d. ex ultimi occupanti della Cavallerizza Reale, doveva segnare una marcata distinzione da quello presentato dal prof. Magnaghi per CDP.

Ancora una volta, gli ultimi ex occupanti, hanno piegato ai loro piccoli interessi personali,quelli della collettività più ampia e hanno ceduto di fronte alla possibilità che nel complesso Unesco venisse insediata la sede della Fondazione di una delle più potenti banche sul territorio: la Compagnia di San Paolo.

Ieri (finalmente!) si è svelata la vera natura del Comitato di scopo: accettare qualsiasi compromesso pur di avere uno spazio in Cavallerizza.

I proponenti del PURA non sono gli unici traditori di un sogno iniziato a maggio 2014 e finito a dicembre 2018 quando all’interno degli spazi della Cavallerizza Reale sono rimasti solo pochi soggetti che hanno preferito le lusinghe del potere ai principi di lotta dei loro compagni. Così un movimento di cittadini, nato dal basso per evitare la speculazione edilizia e lo “spezzatino” di un complesso architettonico unico nel suo genere, che ha avviato una sperimentazione socio culturale di un bene comune, è stato affossato da litigi e stupide questioni personali.

In questo clima di disagio si sono inseriti due personaggi emblematici: prima il prof. Ugo Mattei ispiratore del regolamento dei beni comuni urbani della città di Torino (con il solo scopo di creare Fondazioni a go-go), poi l’ex vicesindaco prof. Guido Montanari, che pur di trovare uno spazio di visibilità, hanno iniziato a dialogare con una frangia degli ultimi ex occupanti per imporre la loro visione, sempre contrastata in precedenza, al solo scopo di creare un forte tandem spendibile per la campagna elettorale per il 2021.

Finisce nel peggiore dei modi quello che in altre realtà d’Italia sta proseguendo in maniera eccelsa: la vera sperimentazione di spazi utilizzati dai cittadini nel segno dei beni comuni. E non ci riferiamo solo all’ex Asilo Filangieri di Napoli, ma anche a Bari, a Bologna a Firenze: e l’elenco è davvero lungo.

Torino ha scelto di non seguire una strada virtuosa come hanno fatto altre realtà territoriali, ha preferito chiudersi o meglio ha lasciato campo libero ai poteri forti della città: è questa, al momento, la prima autentica vittoria del “Sistema Torino” che nella vicenda Cavallerizza ha mostrato il suo vero volto, ha trovato la sintesi unitaria del potere.

Ha colto nel segno la sen. Margherita Corrado (M5S) che ieri in aula al Senato ha dichiarato come “in certi ambienti l’emergenza sembra favorire, sviando l’attenzione, maneggi condotti in danno dell’interesse pubblico.”.

Vogliamo una Cavallerizza pubblica nella proprietà e nelle funzioni

COMUNICATO STAMPA 4/2/2020

Da alcuni giorni ritroviamo sui giornali proposte ed accorati appelli per ottenere la disponibilità degli spazi della ex Cavallerizza Reale da parte di soggetti diversi. Come in una spirale senza fine, si tratta dei soliti attori: Università, Polo delle Arti Torino Piemonte (ovvero Accademia Albertina di Belle Arti e Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi”) e, naturalmente, la Compagnia di San Paolo (che vorrebbe trasferire, proprio nel complesso monumentale, i suoi uffici).
Quelle che furono le scuderie reali, verrebbero trasformate in foresteria a disposizione dei “padroni della città”. Coloro che, grazie alle risorse a loro disposizione, decidono il bello e il brutto tempo di una Torino piegata sotto al peso del suo debito ed obbligata nei confronti della volontà dei creditori.
E così le promesse elettorali di far rientrare la Cavallerizza Reale nel patrimonio della Città – della forza politica che ha la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale – sono evaporate, sparite nel nulla e nell’indifferenza generale. Tranne di coloro che, ormai da anni, continuano a chiedere con forza che la Cavallerizza torni pubblica. Ma che sia chiaro: pubblica non significa “che assolva a funzioni pubbliche”. Questo gioco di parole, apparentemente complementari, nasconde in realtà una differenza sostanziale. Pubblica, come spiega Paolo Maddalena, significa proprietà collettiva demaniale, cioè proprietà del popolo. Quindi sia la proprietà sia le destinazioni d’uso non possono essere separati perché la proprietà determina la destinazione.
Il 31 dicembre scorso è stato presentato ed approvato il nuovo Piano Unitario di Riqualificazione (PUR). Lavoro, affidato allo studio A.I ed all’architetto A. Magnaghi, che ancora una volta non prende in considerazione le indicazioni arrivate dall’Unesco già nel 2017. Il piano riesce invece a fare peggio del precedente Masterplan (commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers) destinando solo il 14% del complesso alla disponibilità pubblica. Tutto il resto, in mano ai privati.
Eppure l’Amministrazione, con la Mozione n. 69, in settembre 2017aveva chiesto ad Assemblea Cavallerizza 14:45 di predisporre una carta di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano per la Cavallerizza Reale. Uno strumento di autonormazione civica – il cui riconoscimento è richiesto e atteso da molti spazi sociali autogestiti in tutto il territorio nazionale- che consentirebbe ad una ampia comunità di riferimento (potenzialmente, tutto il Popolo) di rendere accessibile, attraversabile e utilizzabile un Bene Comune (nel caso torinese, patrimonio dell’Umanità) governato in autonomia secondo i principi di democraticità, antifascismo, antissessimo, antirazzismo.
Come abbiamo già avuto modo di approfondire nel comunicato stampa dell’11 novembre scorso, nel PUR mancano, ancora una volta,una visione unitaria che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità e l’intenzione di effettuare un restauro conservativo del bene.
Anche l’ICOMOS, nel 2017, aveva sollevato dubbi sulle proposte e modalità di valorizzazione della Cavallerizza, osservando come- visto il ruolo specifico della Zona di Comando, fulcro del potere Savoia – il programma di riqualificazione necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso, non limitandosi alle caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, ma includendo aspetti intangibili (i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia; il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa…)
Non sembra che le azioni di questa Amministrazione abbiano minimamente tenuto in
considerazione tali osservazioni e neppure quelle di chi chiede che il bene venga decartolarizzato e rimesso saldamente in mano pubblica, coinvolgendo la Cittadinanza tutta nella discussione sulle destinazioni d’uso.
Ci chiediamo inoltre a cosa sia servito obbligare gli ultimi occupanti a costituirsi in un comitato di scopo quando le intenzioni – che emergono dagli articoli di stampa – non sembrano essere quelle di far rientrare gli occupanti nello spazio per proseguire le attività che in 5 anni hanno fatto rivivere la Cavallerizza, rendendola attraversabile e fruibile da tutte, tutti e tutto.
La Cavallerizza deve tornare di proprietà pubblica. Si può fare.
L’Amministrazione, prima di tutto:
  • chieda al Mibact l’annullamento del decreto di alienazione, peccato originale di tutti i mali che ne ha consentito la vendita ai privati;

 

 

  • favorisca processi di autogovernance del bene comune mediate l’applicazione della dichiarazione di uso civico e collettivo urbano che la cittadinanza ha già elaborato e consegnato all’Amministarzione cittadina a maggio 2018.

 

Non accettiamo che le scelte dell’amministrazione comunale su qualunque Bene Comune siano indirizzate o addirittura dettate da soggetti che, forti delle loro risorse, si elevano al di sopra della Cittadinanza.
Questa Città merita di più. Merita quel cambiamento annunciato in campagna elettorale che non è ancora non si è visto.
Associazione Salviamo Cavallerizza

La lotta per la difesa dei beni comuni non si ferma.

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

 

Lunedì 2 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino la maggioranza del M5S, ha approvato il nuovo Regolamento beni comuni urbanii, recependo le modifiche al testo  proposte dalla Giunta e dalla stessa maggioranza, ma respingendo, con pochissime eccezioni, gli altri emendamenti proposti in votazione.

Il testo approvato resta sostanzialmente invariato rispetto a quello contro cui questo Coordinamento torinese ha chiesto in più occasioni la revoca in quanto frutto di un percorso tutto amministrativo e giuridico da cui i cittadini sono rimasti esclusi.

Tutto l’impianto risulta essere di difficile applicazione, inoltre , resta escluso l’uso civico e collettivo urbano sul modello dell’ex Asilo Filangieri di Napoli (che rimane solo nel nome, ma non nella sostanza) e in sua sostituzione viene introdotto il concetto privatistico di “negozio civico”.

La cosa che riteniamo più grave e dannosa, per cui ci siamo battuti per il ritiro del regolamento, è l’introduzione -unico caso in Italia  di un Regolamento beni comuni urbani- dell’istituzione di fondazioni a cui conferire i beni comuni aprendo così la strada alla loro privatizzazione.

Nonostante i proclami di soddisfazione di amministratori comunali e giuristi dell’Università di Torino artefici della stesura del provvedimento,  la sua approvazione contrasta però con i giudizi negativi espressi, già nei giorni scorsi, dalle realtà nazionali indipendenti da anni impegnate in esperienze di gestione, difesa e studio dei beni comuni. Tali realtà, riunite nella Rete Nazionale Beni Comuni Emergenti e a Uso Civico, nell’assemblea di domenica 1/12/2019  ha preso posizione contro l’approvazione del regolamento di Torino, sostenendo l’azione del Coordinamento Beni Comuni torinese al presidio tenuto di fronte al Palazzo Civico lunedì pomeriggio.

Grazie alle numerose adesioni arrivate quindi da tutte le parti d’Italia, la protesta torinese si è trasformata in una protesta collettiva e di carattere nazionale.

Ringraziamo pertanto quante e quanti si sono spesi finora a sostegno della protesta contro un Regolamento che segna un passo indietro nel percorso dei beni comuni e contro il quale, a Torino come altrove, è destinata a continuare la mobilitazione.

A breve comunicheremo la data della prossima assemblea pubblica del Coordinamento.

4/12/2019

 

Report integrale Assemblea del 17/11/2019

REPORT INTEGRALE “ASSEMBLEA CAVALLERIZZA 14:45” del 17/11/2019,

avente per O.d.G.:- Costituzione Forma Giuridica Comitato di Scopo
– Raccolta Adesioni
– Proposte Emendamenti al Verbale di Intesa
– Stesura di Comunicato Stampa Partecipato
– Proposte

L’assemblea ha inizio nello spazio di Cavallerizza, anche se senza luce a causa del taglio della corrente elettrica anticipato rispetto ai tempi annunciati unilateralmente dal Comune. Malgrado la disponibilità di un salone nella parte gestita da CDP, predisposto dall’assessore Antonino Iaria, la scelta di cominciare nello spazio occupato rivendica l’autonomia dell’Assemblea e la sua storia, nata e cresciuta attraverso un atto conflittuale.

Nella prima parte della discussione si propone una modifica dell’ordine del giorno per anticipare la discussione sulle modifiche al verbale sottoscritto lunedì scorso in Prefettura.

Dopo un’ampia e animata discussione, con voci favorevoli e contrarie, si dà lettura delle modifiche proposte*, elaborate dal Coordinamento Beni Comuni Torino.

L’assemblea tutta si dice, in linea generale, favorevole a tali emendamenti, che si riportano integralmente in allegato per darne diffusione e offrire possibilità di ulteriori modifiche/integrazioni.

Nella sostanza, con gli emendamenti:

1) il percorso della Cavallerizza è legato al proseguimento della mozione 69/2017approvata dal Consiglio Comunale di Torino il 25 settembre 2017, in particolare con il riconoscimento della Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano elaborata e approvata dall’Assemblea Cavallerizza 14:45 a maggio 2018 con un percorso partecipato e pubblico;

2) è proposta la nascita di un Osservatorio cittadino di discussione pubblica sul destino di Cavallerizza più ampio del tavolo tra Prefettura, Comune e soggetto giuridico collettivo;

3) viene rigettato qualsiasi tentativo di privatizzazione anche parziale del complesso di Cavallerizza, ponendo dei limiti in merito alle destinazioni d’uso degli spazi che devono essere volti ad ospitare esclusivamente aree ad uso espositivo, culturale e relative a servizi pubblici;

L’assemblea non ha obiezioni in merito agli emendamenti. Il punto diventa quindi quale sia il soggetto che firmi tale protocollo.
Questa discussione si affronta in una sala ricompresa negli spazi di CDP – dopo quella che sarà ricordata come “la marcia delle sedie”, visto che, calate le tenebre, tutti i partecipanti si vedono costretti a recarsi lì, ciascuno con la propria sedia alla mano.Le proposte iniziali vertono su un comitato di scopo oppure una su una delega formale a dei rappresentanti dell’assemblea. Entrambe le opzioni sollevano criticità preliminari.

Riguardo il “comitato di scopo”, si sottolinea che, in quanto strumento agile e flessibile di diritto privato, può essere modellato su diversi assi. Per quanto riguarda la governance, avere un solo rappresentante legale responsabile o più soci, con giuria, tavolo esecutivo etc.; può provvedere un tipo di responsabilità in forma pauperis, con un rappresentante legale (che agisce per nome e per conto del comitato ed è responsabile per il suo patrimonio personale per le obbligazioni contratte dal comitato) e una lista aperta di sottoscrittori responsabile soltanto per la quota conferita al comitato (simbolicamente un euro); può incorporare o meno la stessa dichiarazione di uso civico; può essere un interlocutore a tempo o fino al rientro della comunità: uno strumento per “la comunità in esilio” della Cavallerizza.  Dall’altra parte si sottolinea che il problema non è il comitato come soggetto giuridico in sé, ma le sue funzioni.

All’inizio il verbale prevedeva un’ipotetica futura assegnazione di una porzione di Cavallerizza a tale comitato.  Ipotesi, rifiutata da tutt*, che rende il comitato una superfetazione.

Il metodo di individuare un unico interlocutore, obbligando a costituirsi in soggetto giuridico specifico, non solo danneggia le comunità informali, ma è esattamente il metodo da contrastare perché è quello con cui, nel presente e nel futuro, il proprietario del bene Cavallerizza potrà scegliere i suoi interlocutori privilegiati, farli sedere “privatamente”, magari, ad un altro tavolo su un’altra porzione del bene, decidendo così il futuro di questa come di altre aree senza un confronto e dibattito pubblico che coinvolga tutte/i.

L’osservatorio invece può assolvere questa funzione, ed è questo il luogo dove si può ospitare il contributo di giuristi, storici dell’arte, ex rappresentanti istituzionali che potranno dare il loro contributo, non rappresentando direttamente il movimento, ma impegnandosi a portare la propria autorevolezza come garanzia del processo e promuovendo un dibattito ancora più ampio in città e a livello internazionale.

Emergono nel dibattito proposte di mediazione che convergono nei seguenti punti, approvati:

– costituire un “comitato di scopo per il riconoscimento della dichiarazione di uso civico”, finalizzato a far approvare la dichiarazione di uso civico e collettivo urbano, così come indicato nella mozione 69/2017 (mecc. 2017 03094/002). Il comitato di scopo si scioglierà nel momento in cui gli spazi del “Salone delle Guardie” saranno riconsegnati alla comunità di riferimento, così come disposto dal verbale di intesa firmato.

Questo comitato è a tempo e si scioglierà dopo 3 mesi/6 mesi, quando sarà riconosciuta la dichiarazione di cui sopra, perché le sue funzioni saranno a quel punto completamente assolte, posto che l’ecosistema assembleare predisposto dall’uso civico compone gli organi di uso e gestione del bene. Il “Comitato di Scopo” è lo strumento, temporaneo, emanazione diretta di Assemblea Cavallerizza 14:45, che sarà considerato estinto al conseguimento dello scopo. La sua composizione nonché l’individuazione del legale rappresentante sono demandate ad Assemblea Cavallerizza 14:45 sulla base di determinazioni che l’Assemblea Cavallerizza 14:45 stessa può modificare o revocare in piena sovranità in qualsiasi momento.

Si ribadisce che l’Assemblea Cavallerizza 14:45 è sempre pubblica per sua intrinseca natura e dunque sempre aperta al contributo di tutt*;

si rivendica che la comunità di artisti e creativi della Cavallerizza non cede all’ipotesi di scambio nello spazio ipotizzato a Mirafiori, in solidarietà con i genitori che hanno visto chiudere quello spazio adibito ad Asilo, e si chiede che si cerchi una soluzione innovativa alternativa per il prosieguo della comunità artistica di riferimento;

– si chiede all’assessore Iaria un documento che impegni l’Amministrazione, insieme a CCT e CDP, in merito alla immediata concessione all’utilizzo degli spazi così come indicati nel verbale di intesa (Salone delle Guardie e/o altri spazi), nelle modalità previste dallo stesso.

L’assemblea si chiude, fissando il prossimo incontro per DOMENICA 24 NOVEMBRE, alle ore 16.00 in luogo da definire, e definendo il seguente O.d.G:-

Costituzione Comitato di Scopo
– Elezione Rappresentante Legale
– Emendamenti Al Verbale di Intesa
– Comunicato Stampa partecipato*link alle preposte di emendamento al verbale di intesa:
https://cavallerizzareale.wordpress.com/2019/11/17/28019/