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COMUNICATO 14/5/2020

Cavallerizza 14:45. Abiura dopo l’appropriazione indebita.
Il Re è Nudo!

Ieri è andata in scena nelle Commissioni Consiliari, ben orchestrata dall’arch. Iaria, la farsa del PURA, ovvero il Progetto Unitario di Riqualificazione Unitaria Alternativo della Cavallerizza Reale. Un progetto che, a detta dei c.d. ex ultimi occupanti della Cavallerizza Reale, doveva segnare una marcata distinzione da quello presentato dal prof. Magnaghi per CDP.

Ancora una volta, gli ultimi ex occupanti, hanno piegato ai loro piccoli interessi personali,quelli della collettività più ampia e hanno ceduto di fronte alla possibilità che nel complesso Unesco venisse insediata la sede della Fondazione di una delle più potenti banche sul territorio: la Compagnia di San Paolo.

Ieri (finalmente!) si è svelata la vera natura del Comitato di scopo: accettare qualsiasi compromesso pur di avere uno spazio in Cavallerizza.

I proponenti del PURA non sono gli unici traditori di un sogno iniziato a maggio 2014 e finito a dicembre 2018 quando all’interno degli spazi della Cavallerizza Reale sono rimasti solo pochi soggetti che hanno preferito le lusinghe del potere ai principi di lotta dei loro compagni. Così un movimento di cittadini, nato dal basso per evitare la speculazione edilizia e lo “spezzatino” di un complesso architettonico unico nel suo genere, che ha avviato una sperimentazione socio culturale di un bene comune, è stato affossato da litigi e stupide questioni personali.

In questo clima di disagio si sono inseriti due personaggi emblematici: prima il prof. Ugo Mattei ispiratore del regolamento dei beni comuni urbani della città di Torino (con il solo scopo di creare Fondazioni a go-go), poi l’ex vicesindaco prof. Guido Montanari, che pur di trovare uno spazio di visibilità, hanno iniziato a dialogare con una frangia degli ultimi ex occupanti per imporre la loro visione, sempre contrastata in precedenza, al solo scopo di creare un forte tandem spendibile per la campagna elettorale per il 2021.

Finisce nel peggiore dei modi quello che in altre realtà d’Italia sta proseguendo in maniera eccelsa: la vera sperimentazione di spazi utilizzati dai cittadini nel segno dei beni comuni. E non ci riferiamo solo all’ex Asilo Filangieri di Napoli, ma anche a Bari, a Bologna a Firenze: e l’elenco è davvero lungo.

Torino ha scelto di non seguire una strada virtuosa come hanno fatto altre realtà territoriali, ha preferito chiudersi o meglio ha lasciato campo libero ai poteri forti della città: è questa, al momento, la prima autentica vittoria del “Sistema Torino” che nella vicenda Cavallerizza ha mostrato il suo vero volto, ha trovato la sintesi unitaria del potere.

Ha colto nel segno la sen. Margherita Corrado (M5S) che ieri in aula al Senato ha dichiarato come “in certi ambienti l’emergenza sembra favorire, sviando l’attenzione, maneggi condotti in danno dell’interesse pubblico.”.

Vogliamo una Cavallerizza pubblica nella proprietà e nelle funzioni

COMUNICATO STAMPA 4/2/2020

Da alcuni giorni ritroviamo sui giornali proposte ed accorati appelli per ottenere la disponibilità degli spazi della ex Cavallerizza Reale da parte di soggetti diversi. Come in una spirale senza fine, si tratta dei soliti attori: Università, Polo delle Arti Torino Piemonte (ovvero Accademia Albertina di Belle Arti e Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi”) e, naturalmente, la Compagnia di San Paolo (che vorrebbe trasferire, proprio nel complesso monumentale, i suoi uffici).
Quelle che furono le scuderie reali, verrebbero trasformate in foresteria a disposizione dei “padroni della città”. Coloro che, grazie alle risorse a loro disposizione, decidono il bello e il brutto tempo di una Torino piegata sotto al peso del suo debito ed obbligata nei confronti della volontà dei creditori.
E così le promesse elettorali di far rientrare la Cavallerizza Reale nel patrimonio della Città – della forza politica che ha la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale – sono evaporate, sparite nel nulla e nell’indifferenza generale. Tranne di coloro che, ormai da anni, continuano a chiedere con forza che la Cavallerizza torni pubblica. Ma che sia chiaro: pubblica non significa “che assolva a funzioni pubbliche”. Questo gioco di parole, apparentemente complementari, nasconde in realtà una differenza sostanziale. Pubblica, come spiega Paolo Maddalena, significa proprietà collettiva demaniale, cioè proprietà del popolo. Quindi sia la proprietà sia le destinazioni d’uso non possono essere separati perché la proprietà determina la destinazione.
Il 31 dicembre scorso è stato presentato ed approvato il nuovo Piano Unitario di Riqualificazione (PUR). Lavoro, affidato allo studio A.I ed all’architetto A. Magnaghi, che ancora una volta non prende in considerazione le indicazioni arrivate dall’Unesco già nel 2017. Il piano riesce invece a fare peggio del precedente Masterplan (commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers) destinando solo il 14% del complesso alla disponibilità pubblica. Tutto il resto, in mano ai privati.
Eppure l’Amministrazione, con la Mozione n. 69, in settembre 2017aveva chiesto ad Assemblea Cavallerizza 14:45 di predisporre una carta di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano per la Cavallerizza Reale. Uno strumento di autonormazione civica – il cui riconoscimento è richiesto e atteso da molti spazi sociali autogestiti in tutto il territorio nazionale- che consentirebbe ad una ampia comunità di riferimento (potenzialmente, tutto il Popolo) di rendere accessibile, attraversabile e utilizzabile un Bene Comune (nel caso torinese, patrimonio dell’Umanità) governato in autonomia secondo i principi di democraticità, antifascismo, antissessimo, antirazzismo.
Come abbiamo già avuto modo di approfondire nel comunicato stampa dell’11 novembre scorso, nel PUR mancano, ancora una volta,una visione unitaria che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità e l’intenzione di effettuare un restauro conservativo del bene.
Anche l’ICOMOS, nel 2017, aveva sollevato dubbi sulle proposte e modalità di valorizzazione della Cavallerizza, osservando come- visto il ruolo specifico della Zona di Comando, fulcro del potere Savoia – il programma di riqualificazione necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso, non limitandosi alle caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, ma includendo aspetti intangibili (i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia; il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa…)
Non sembra che le azioni di questa Amministrazione abbiano minimamente tenuto in
considerazione tali osservazioni e neppure quelle di chi chiede che il bene venga decartolarizzato e rimesso saldamente in mano pubblica, coinvolgendo la Cittadinanza tutta nella discussione sulle destinazioni d’uso.
Ci chiediamo inoltre a cosa sia servito obbligare gli ultimi occupanti a costituirsi in un comitato di scopo quando le intenzioni – che emergono dagli articoli di stampa – non sembrano essere quelle di far rientrare gli occupanti nello spazio per proseguire le attività che in 5 anni hanno fatto rivivere la Cavallerizza, rendendola attraversabile e fruibile da tutte, tutti e tutto.
La Cavallerizza deve tornare di proprietà pubblica. Si può fare.
L’Amministrazione, prima di tutto:
  • chieda al Mibact l’annullamento del decreto di alienazione, peccato originale di tutti i mali che ne ha consentito la vendita ai privati;

 

 

  • favorisca processi di autogovernance del bene comune mediate l’applicazione della dichiarazione di uso civico e collettivo urbano che la cittadinanza ha già elaborato e consegnato all’Amministarzione cittadina a maggio 2018.

 

Non accettiamo che le scelte dell’amministrazione comunale su qualunque Bene Comune siano indirizzate o addirittura dettate da soggetti che, forti delle loro risorse, si elevano al di sopra della Cittadinanza.
Questa Città merita di più. Merita quel cambiamento annunciato in campagna elettorale che non è ancora non si è visto.
Associazione Salviamo Cavallerizza

La lotta per la difesa dei beni comuni non si ferma.

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

 

Lunedì 2 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino la maggioranza del M5S, ha approvato il nuovo Regolamento beni comuni urbanii, recependo le modifiche al testo  proposte dalla Giunta e dalla stessa maggioranza, ma respingendo, con pochissime eccezioni, gli altri emendamenti proposti in votazione.

Il testo approvato resta sostanzialmente invariato rispetto a quello contro cui questo Coordinamento torinese ha chiesto in più occasioni la revoca in quanto frutto di un percorso tutto amministrativo e giuridico da cui i cittadini sono rimasti esclusi.

Tutto l’impianto risulta essere di difficile applicazione, inoltre , resta escluso l’uso civico e collettivo urbano sul modello dell’ex Asilo Filangieri di Napoli (che rimane solo nel nome, ma non nella sostanza) e in sua sostituzione viene introdotto il concetto privatistico di “negozio civico”.

La cosa che riteniamo più grave e dannosa, per cui ci siamo battuti per il ritiro del regolamento, è l’introduzione -unico caso in Italia  di un Regolamento beni comuni urbani- dell’istituzione di fondazioni a cui conferire i beni comuni aprendo così la strada alla loro privatizzazione.

Nonostante i proclami di soddisfazione di amministratori comunali e giuristi dell’Università di Torino artefici della stesura del provvedimento,  la sua approvazione contrasta però con i giudizi negativi espressi, già nei giorni scorsi, dalle realtà nazionali indipendenti da anni impegnate in esperienze di gestione, difesa e studio dei beni comuni. Tali realtà, riunite nella Rete Nazionale Beni Comuni Emergenti e a Uso Civico, nell’assemblea di domenica 1/12/2019  ha preso posizione contro l’approvazione del regolamento di Torino, sostenendo l’azione del Coordinamento Beni Comuni torinese al presidio tenuto di fronte al Palazzo Civico lunedì pomeriggio.

Grazie alle numerose adesioni arrivate quindi da tutte le parti d’Italia, la protesta torinese si è trasformata in una protesta collettiva e di carattere nazionale.

Ringraziamo pertanto quante e quanti si sono spesi finora a sostegno della protesta contro un Regolamento che segna un passo indietro nel percorso dei beni comuni e contro il quale, a Torino come altrove, è destinata a continuare la mobilitazione.

A breve comunicheremo la data della prossima assemblea pubblica del Coordinamento.

4/12/2019

 

Report integrale Assemblea del 17/11/2019

REPORT INTEGRALE “ASSEMBLEA CAVALLERIZZA 14:45” del 17/11/2019,

avente per O.d.G.:- Costituzione Forma Giuridica Comitato di Scopo
– Raccolta Adesioni
– Proposte Emendamenti al Verbale di Intesa
– Stesura di Comunicato Stampa Partecipato
– Proposte

L’assemblea ha inizio nello spazio di Cavallerizza, anche se senza luce a causa del taglio della corrente elettrica anticipato rispetto ai tempi annunciati unilateralmente dal Comune. Malgrado la disponibilità di un salone nella parte gestita da CDP, predisposto dall’assessore Antonino Iaria, la scelta di cominciare nello spazio occupato rivendica l’autonomia dell’Assemblea e la sua storia, nata e cresciuta attraverso un atto conflittuale.

Nella prima parte della discussione si propone una modifica dell’ordine del giorno per anticipare la discussione sulle modifiche al verbale sottoscritto lunedì scorso in Prefettura.

Dopo un’ampia e animata discussione, con voci favorevoli e contrarie, si dà lettura delle modifiche proposte*, elaborate dal Coordinamento Beni Comuni Torino.

L’assemblea tutta si dice, in linea generale, favorevole a tali emendamenti, che si riportano integralmente in allegato per darne diffusione e offrire possibilità di ulteriori modifiche/integrazioni.

Nella sostanza, con gli emendamenti:

1) il percorso della Cavallerizza è legato al proseguimento della mozione 69/2017approvata dal Consiglio Comunale di Torino il 25 settembre 2017, in particolare con il riconoscimento della Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano elaborata e approvata dall’Assemblea Cavallerizza 14:45 a maggio 2018 con un percorso partecipato e pubblico;

2) è proposta la nascita di un Osservatorio cittadino di discussione pubblica sul destino di Cavallerizza più ampio del tavolo tra Prefettura, Comune e soggetto giuridico collettivo;

3) viene rigettato qualsiasi tentativo di privatizzazione anche parziale del complesso di Cavallerizza, ponendo dei limiti in merito alle destinazioni d’uso degli spazi che devono essere volti ad ospitare esclusivamente aree ad uso espositivo, culturale e relative a servizi pubblici;

L’assemblea non ha obiezioni in merito agli emendamenti. Il punto diventa quindi quale sia il soggetto che firmi tale protocollo.
Questa discussione si affronta in una sala ricompresa negli spazi di CDP – dopo quella che sarà ricordata come “la marcia delle sedie”, visto che, calate le tenebre, tutti i partecipanti si vedono costretti a recarsi lì, ciascuno con la propria sedia alla mano.Le proposte iniziali vertono su un comitato di scopo oppure una su una delega formale a dei rappresentanti dell’assemblea. Entrambe le opzioni sollevano criticità preliminari.

Riguardo il “comitato di scopo”, si sottolinea che, in quanto strumento agile e flessibile di diritto privato, può essere modellato su diversi assi. Per quanto riguarda la governance, avere un solo rappresentante legale responsabile o più soci, con giuria, tavolo esecutivo etc.; può provvedere un tipo di responsabilità in forma pauperis, con un rappresentante legale (che agisce per nome e per conto del comitato ed è responsabile per il suo patrimonio personale per le obbligazioni contratte dal comitato) e una lista aperta di sottoscrittori responsabile soltanto per la quota conferita al comitato (simbolicamente un euro); può incorporare o meno la stessa dichiarazione di uso civico; può essere un interlocutore a tempo o fino al rientro della comunità: uno strumento per “la comunità in esilio” della Cavallerizza.  Dall’altra parte si sottolinea che il problema non è il comitato come soggetto giuridico in sé, ma le sue funzioni.

All’inizio il verbale prevedeva un’ipotetica futura assegnazione di una porzione di Cavallerizza a tale comitato.  Ipotesi, rifiutata da tutt*, che rende il comitato una superfetazione.

Il metodo di individuare un unico interlocutore, obbligando a costituirsi in soggetto giuridico specifico, non solo danneggia le comunità informali, ma è esattamente il metodo da contrastare perché è quello con cui, nel presente e nel futuro, il proprietario del bene Cavallerizza potrà scegliere i suoi interlocutori privilegiati, farli sedere “privatamente”, magari, ad un altro tavolo su un’altra porzione del bene, decidendo così il futuro di questa come di altre aree senza un confronto e dibattito pubblico che coinvolga tutte/i.

L’osservatorio invece può assolvere questa funzione, ed è questo il luogo dove si può ospitare il contributo di giuristi, storici dell’arte, ex rappresentanti istituzionali che potranno dare il loro contributo, non rappresentando direttamente il movimento, ma impegnandosi a portare la propria autorevolezza come garanzia del processo e promuovendo un dibattito ancora più ampio in città e a livello internazionale.

Emergono nel dibattito proposte di mediazione che convergono nei seguenti punti, approvati:

– costituire un “comitato di scopo per il riconoscimento della dichiarazione di uso civico”, finalizzato a far approvare la dichiarazione di uso civico e collettivo urbano, così come indicato nella mozione 69/2017 (mecc. 2017 03094/002). Il comitato di scopo si scioglierà nel momento in cui gli spazi del “Salone delle Guardie” saranno riconsegnati alla comunità di riferimento, così come disposto dal verbale di intesa firmato.

Questo comitato è a tempo e si scioglierà dopo 3 mesi/6 mesi, quando sarà riconosciuta la dichiarazione di cui sopra, perché le sue funzioni saranno a quel punto completamente assolte, posto che l’ecosistema assembleare predisposto dall’uso civico compone gli organi di uso e gestione del bene. Il “Comitato di Scopo” è lo strumento, temporaneo, emanazione diretta di Assemblea Cavallerizza 14:45, che sarà considerato estinto al conseguimento dello scopo. La sua composizione nonché l’individuazione del legale rappresentante sono demandate ad Assemblea Cavallerizza 14:45 sulla base di determinazioni che l’Assemblea Cavallerizza 14:45 stessa può modificare o revocare in piena sovranità in qualsiasi momento.

Si ribadisce che l’Assemblea Cavallerizza 14:45 è sempre pubblica per sua intrinseca natura e dunque sempre aperta al contributo di tutt*;

si rivendica che la comunità di artisti e creativi della Cavallerizza non cede all’ipotesi di scambio nello spazio ipotizzato a Mirafiori, in solidarietà con i genitori che hanno visto chiudere quello spazio adibito ad Asilo, e si chiede che si cerchi una soluzione innovativa alternativa per il prosieguo della comunità artistica di riferimento;

– si chiede all’assessore Iaria un documento che impegni l’Amministrazione, insieme a CCT e CDP, in merito alla immediata concessione all’utilizzo degli spazi così come indicati nel verbale di intesa (Salone delle Guardie e/o altri spazi), nelle modalità previste dallo stesso.

L’assemblea si chiude, fissando il prossimo incontro per DOMENICA 24 NOVEMBRE, alle ore 16.00 in luogo da definire, e definendo il seguente O.d.G:-

Costituzione Comitato di Scopo
– Elezione Rappresentante Legale
– Emendamenti Al Verbale di Intesa
– Comunicato Stampa partecipato*link alle preposte di emendamento al verbale di intesa:
https://cavallerizzareale.wordpress.com/2019/11/17/28019/

Proposta alternativa al comitato di scopo

VERBALE DI INTESA TRA LA CITTA’ DI TORINO, LA PREFETTURA DI TORINO E LA

DELEGAZIONE PER L’ASSEMBLEA PER LA FUTURA DESTINAZIONE DEGLI SPAZI

PROPOSTA ALTERNATIVA AL COMITATO DI SCOPO PREVISTO NEL VERNALE. (LE PARTI IN ROSSO SONO LE PROPOSTE DEL COMITATO

VERBALE DI INTESA TRA LA CITTA’ DI TORINO, LA PREFETTURA DI TORINO E LA DELEGAZIONE PER L’ASSEMBLEA PER LA FUTURA DESTINAZIONE DEGLI SPAZI INDIVIDUATI ALL’INTERNO DEL COMPLESSO IMMOBILIARE DETTO DELLA “EX CAVALLERIZZA REALE”.

 

Premesso che:

Il grande complesso immobiliare sito in Torino, via Verdi 7-9, meglio conosciuta come “ex Cavallerizza Reale”, edificato tra XVII e XIX, riveste eccezionale interesse storico-architettonico, tanto che è stato dichiarato di interesse storico-architettonico particolarmente importante con D.M. del 28/05/1968 ed è iscritto dal dicembre 2007 nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, come parte del sito seriale delle Residenze Sabaude.

Il 5 aprile 2003 veniva siglato un primo un protocollo di intesa tra il MEF-Agenzia del Demanio, sede centrale e la Città di Torino, che si proponeva la valorizzazione della Cavallerizza attraverso l’inserimento di numerose diverse attività, pubbliche e private.

Il 1 agosto 2005 veniva rilasciata dalla Direzione Regionale del Piemonte l’autorizzazione ad alienare il bene, condizionata al mantenimento della pubblica fruizione e alla destinazione ad attività culturali, espositive e museali, ad attività commerciali e artigianali se compatibili con il decoro monumentale e ad usi ricettivi e residenziali.

Il 21 novembre 2007 il Ministero dell’Economie e delle Finanze disponeva la vendita al Comune di Torino della parte orientale del complesso, in seguito, sempre d’intesa con l’Agenzia del Demanio, la Città approvava un programma di cartolarizzazione, e con atto del 30/12/2010, cedeva tali parti alla CCT s.r.l. – Cartolarizzazione Città di Torino, società a socio unico costituito dalla Città di Torino, ai fini della loro dismissione.

Nel 2014, alcuni gruppi ed associazioni culturali ed artistiche che hanno utilizzato il complesso, al fine di presidiarne la destinazione ad uso pubblico, hanno avviato un processo partecipativo organizzato che, peraltro, si è tradotto in una occupazione di parte del complesso, da allora destinata da alcuni occupanti anche a residenza, in assenza di titolo legittimante.

Nel 2017 Il Consiglio comunale ha approvato la Mozione n. 69/2017, 03094/002, chiedendo di richiedere alle istituzioni sovraordinate regionali, nazionali ed europee i fondi necessari a garantire il reintegro della porzione cartolarizzata della Cavallerizza reale al patrimonio della città.

Tutto ciò premesso, considerato che:

– È interesse di tutte le parti coinvolte che l’utilizzazione del complesso si svolga nel contesto dell’osservanza delle norme di legge, di rapporti condivisi e soprattutto nel quadro di piene garanzie per quanto attiene alla sicurezza e all’incolumità di qualsiasi soggetto che acceda agli spazi.

– Il complesso immobiliare versa in condizioni manutentive particolarmente delicate e necessita di importanti interventi finalizzati innanzitutto alla sua messa in sicurezza e, in una successiva fase, al suo recupero complessivo.

1.

– È interesse delle parti sottoscriventi di favorire un ampio utilizzo pubblico con iniziative aperte ai cittadini e funzioni collettive a favore del pubblico, la cui gestione potrò essere anche ricondotta al concetto di bene comune, come delineato dalle leggi e dal regolamento comunale.

– È in fase avanzata l’iter di approvazione del Regolamento dei beni comuni della Città di Torino, circostanza che consisterà di informare a tale disciplina l’utilizzazione delle parti del complesso destinate ad usi collettivi.

– Sono state attivate iniziative, anche nei confronti del Ministero competente, per il reperimento delle risorse che consentiranno di realizzare, con la massima celerità, i lavori di restauro e di messa in sicurezza sul complesso per una compiuta riqualificazione ed una pubblica fruizione di locali stessi.

– La realizzazione degli interventi di cui al punto precedente, fondamentale a garantire un impiego in sicurezza degli spazi, non potrà avere svolgimento se non al momento in cui il complesso immobiliare risulti completamente libero da persone e cose.

Le parti sottoscriventi, concordando su quanto precede, si impegnano a dare luogo alle seguenti azioni:

LA DELEGAZIONE DELL’ASSEMBLEA, in rappresentanza degli attuali utilizzatori dell’assemblea pubblica, a:

1) Creare, entro e non oltre 10 giorni dalla sottoscrizione, un comitato di scopo – o altra realtà collettiva dotata di soggettività giuridica – rappresentativo della comunità artistica di riferimento interessata alla futura destinazione di una porzione del complesso;

1) attuare la Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano elaborata e approvata dall’assemblea Cavallerizza 14.45 a maggio 2018 con un percorso partecipato e pubblico, come da Mozione del Consiglio comunale n. 69/2017, 03094/002, e successivamente consegnata all’Amministrazione comunale;

2) provvedere – nei limiti delle proprie possibilità – di comune accordo a liberare l’intero complesso immobiliare da persone e cose, e più precisamente nel corso della corrente settimana per l’allontanamento delle persone che vi vivono e lavorano ed entro la settimana successiva per il trasferimento dei beni, al fine di consentire la messa in sicurezza degli spazi e l’avvio degli interventi di manutenzione del complesso;

3) consentire la ricollocazione di eventuali beni materiali risultanti dalla liberazione del complesso in spazi idonei messi a disposizione della Città di Torino all’espresso scopo di favorire l’avvio nei tempi più rapidi dei già citati interventi manutentivi.

IL COMUNE DI TORINO a

a) riconoscere l’uso civico e collettivo urbano, come da Mozione del Consiglio comunale n. 69/2017, 03094/002, sulle porzioni di Cavallerizza nella disponibilità della Città di Torino;

b) consentire, nelle more della realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e di manutenzione di cui alle premesse, il temporaneo svolgimento delle attività artistiche e la collocazione degli eventuali materiali che hanno trovato riferimento nel complesso in altri spazi adeguati, mediante ricorso a strumenti di assegnazione informati ai regolamenti e procedure proprie della Città di Torino;

b) coinvolgere le assemblee pubbliche il soggetto di cui al punto 1), sulla base e in osservanza delle procedure previste dal Regolamento dei beni comuni della Città di Torino, nelle decisioni relative al complesso della Cavallerizza alla porzione del complesso immobiliare che già in questa sede viene individuata nell’area “Sala delle Guardie”, come indicata nell’allegato A), e dell’uso della relativa porzione di corte, compatibilmente con le esigenze di messa in sicurezza, il medesimo spazio verrà reso disponibile non appena ultimati tali lavori, nell’ottica di assicurare la continuità dell’esperienza artistica e culturale già avviata; gli interventi predetti avranno luogo con la massima celerità, nel rispetto del quadro normativo vigente;

c) rigettare qualsiasi tentativo di privatizzazione anche parziale del complesso, ponendo dei limiti in merito alle destinazioni d’uso degli spazi che devono essere volti ad ospitare esclusivamente aree ad uso espositivo, culturale e relative a servizi pubblici.

incrementare la proprietà pubblica e massimizzare l’utilizzo pubblico delle porzioni monumentali della “ex Cavallerizza Reale”;

d) attivare ogni possibile percorso pubblico per individuare soluzioni abitative a favore delle persone in condizione di disagio, utilizzando gli strumenti delle politiche sociali e abitative della Città di Torino;

e) individuare spazi idonei a garantire la continuità delle manifestazione di particolare rilevanza (ad esempio, “Here”, “Anomalie”, “Agorà”…);

f) favorire, nelle more dei lavori di sistemazione della “Sala delle Guardie”, l’utilizzo temporaneo di spazi di prossimità per lo svolgimento, con cadenza settimanale, dell’attività assembleare, da concordare con il soggetto gestore (CDP).

LA PREFETTURA

Svolgerà costante attività di monitoraggio sullo svolgimento del percorso così concordato attraverso periodiche riunioni con i sottoscrittori del presente verbale, a garanzia di quanto convenuto, al fine di tutelare la pubblica incolumità e di favorire lo sviluppo e la coesione sociale del territorio.

LE PARTI

Si impegnano a costituire di comune accordo un Osservatorio che vigili sull’attuazione del protocollo. La composizione dell’Osservatorio assicura un’adeguata rappresentanza di tutte le anime dell’Assemblea pubblica di Cavallerizza di cui al punto 1). L’organo decide per consenso.

Si impegnano a verificare congiuntamente l’attuazione del presente verbale di intesa entro 7 giorni dalla costituzione del comitato di scopo – o altra realtà collettiva dotata di soggettività giuridica – e dall’Approvazione del Regolamento sui Beni Comuni da parte del Consiglio Comunale.

Dopo la costituzione dell’entità giuridica di cui sopra, potrà essere sottoscritto, entro la medesima data un atto confermativo del presente verbale e, ove necessario, un atto integrativo.

Si impegnano, inoltre, a istituire un tavolo permanente che, con cadenza mensile, verificherà il percorso delineato dal presente verbale.

Torino, 17 novembre 2019

 

Proposta alterntiva al comitto di Scopo

 

COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino in merito alla convocazione dell’assemblea pubblica di domenica 17 novembre 2019 presso la Cavallerizza reale sulla costituzione del Comitato di scopo e gli emendamenti al verbale d’intesa sottoscritto in Prefettura lunedì scorso:

1) comunica che intende sottoporre all’Assemblea emendamenti al testo del Verbale d’intesa già sottoscritto lunedì scorso in Prefettura, come previsto dall’ordine del giorno dell’assemblea e dal verbale d’intesa stesso. Emendamenti che prevedono: il riconoscimento della Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano approvata dall’Assemblea Cavallerizza 14.45 a maggio 2018, in attuazione della Mozione 69/2017 del Consiglio comunale; la proprietà pubblica dell’intero compendio di Cavallerizza; la creazione di un Osservatorio sull’attuazione del protocollo, che sia rappresentativo delle diverse anime del percorso pubblico e aperto alla cittadinanza dell’Assemblea Cavallerizza 14.45. Pertanto, ripudiamo la proposta di costituzione del comitato di scopo perché inadeguata a garantire la partecipazione e la fruizione di un bene comune;

2) ribadisce con forza la richiesta di revoca della proposta di delibera riguardante il nuovo Regolamento dei beni comuni della Città di Torino, ritenendo necessario un percorso di discussione pubblica e l’eliminazione degli strumenti di natura privatistica come la fondazione, tanco cara a Ugo Mattei. Pertanto convoca tutti e tutte a partecipare al presidio che si terrà lunedì 25 novembre dalle 15.00 davanti al Comune.

17/11/2019

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

qui il testo con gli emendamenti in rosso

L’Unesco contro i Masterplan

COMUNICATO STAMPA 10/11/2019

Quali saranno le sorti della ex Cavallerizza Reale di Torino?

Se lo chiedono in molti in queste ultime settimane. Sui quotidiani si leggono annunci di destinazioni d’uso fantasiose, mentre ancora non è stato presentato l’ultimo Masterplan commissionato da CDP (Cassa Depositi e Prestiti) allo studio delll’arch. Agostino Magnaghi. Dalle indiscrezioni questo progetto non sembrerebbe molto diverso dal precedente (il masterplan commissionato da Compagnia di San Paolo alla società Homers), già bocciato dall’organo tecnico dell’Unesco nel 2017 che, entrato nel merito del progetto – resta sconosciuto chi lo abbia fatto pervenire agli uffici Unesco – aveva ritenuto inopportuna quel tipo di trasformazione, tanto che avrebbe pregiudicato anche l’iscrizione del bene tra i siti Unesco.

La ex Cavallerizza Reale, in questi giorni balzata nuovamente alle cronache a seguito di un incendio (il terzo in cinque anni), sembra essere diventata ora una priorità assoluta per l’Amministrazione pentastellata. La Sindaca, insieme al Prefetto, vorrebbero trattare la questione innanzitutto proponendo un accordo ad un ristretto numero di cittadini, attuali occupanti della Cavallerizza. Il contenuto dell’Accordo/protocollo non è stato, per ora, ancora divulgato.

Eppure, all’ingresso di via Verdi della ex Cavallerizza Reale, lo striscione che da cinque anni accoglie chi entra recita: “LA CAVALLERIZZA E’ PER TUTTI”.

Anche secondo la Mozione n. 69, votata positivamente il 25 settembre 2017 in Consiglio Comunale, si sarebbero dovuti supportare percorsi trasparenti e accessibili, aperti alla Cittadinanza, in modo da coinvolgerela il più possibile. E La Cittadinanza infatti era stata chiamata, all’Assemblea Cavallerizza 14:45, a scrivere insieme un documento di autogoverno, al fine di veder riconosciuto l’Uso Civico e Collettivo Urbano della Cavallerizza Reale. Questo percorso era stato intrapreso molto tempo prima, attraverso innumerevoli dibattiti ed assemblee. Persino un incontro tra la sindaca Appendino e il sindaco di Napoli De Magistris, nel marzo 2018, promosso per ribadire come l’autogestione di beni comuni da parte dei Cittadini sia possibile. Cosa dimostrata anche dalla grande partecipazione, sempre piu ampia, al movimento per i Beni Comuni in Italia e oltre nel mondo. Cittadine e cittadini attivi e attenti all’interesse della collettività, che vince sulla logica del profitto.

Nel merito del “progetto di riqualificazione (conosciuto come “PUR” – Piano Unitario di Riqualificazione)” della ex Cavallerizza Reale. Ancora una volta manca una visione d’insieme che contempli tutta la “Zona di Comando” nella sua complessità, tanto meno l’intenzione di un restauro conservativo del bene. Fra le e osservazioni dell’ICOMOS del 2017, relative al precedente Masterplan, che avevano già sollevato dubbi sulle modalità di valorizzazione proposte, si può leggere: “[…] il 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo. Mentre nel documento si afferma che il piano terra sarà destinato ad uso pubblico, i prospetti delle funzioni e dell’accessibilità riportano che anche nei cortili l’accesso pubblico potrebbe essere limitato o impedito in particolari situazioni non specificate”. E ancora: “[…] Tuttavia ICOMOS osserva che considerando il ruolo specifico della Zona di Comando – fulcro del potere Savoia – all’interno della serie di proprietà , ICOMOS suggerisce che il programma di riqualifica necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso – da prendere nella dovuta considerazione- che vanno oltre le caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, includendo aspetti intangibili, i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia, il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa..”

Ben diverse sembrano invece oggi le intenzioni dell’Amministrazione e di CDP sul futuro dell’immobile. Il perché probabilmente lo spiega un articolo di 9/11/2019 del Corriere della Sera “[…] I prestiti sono scaduti nel 2015 e Cct per i debiti non è riuscita ad approvare i suoi bilanci 2016, 2017 e 2018. Uno stallo finito nel luglio 2019 quando il Comune li ha sbloccati prendendosi un impegno preciso. «Il 10 e 18 aprile 2019 la Città ha incontrato le banche finanziatrici e ha concordato un piano dettagliato di dismissione degli asset cartolarizzati per il recupero almeno parziale dei finanziamenti erogati», si legge nel bilancio di Cct. Il Comune ha assicurato di vendere una parte delle proprietà in pancia della società entro il 31 dicembre 2020. Promettendo alle banche, specificamente per i lotti delle ex Cavallerizza Reale e dell’ex Zecca, l’istituzione di un «tavolo tecnico congiunto», anche con la partecipazione di Cdp per stabilire «congiuntamente» le destinazioni d’uso dell’intero complesso e stabilendo le modalità di valorizzazione. Insomma, ben prima del rogo delle Pagliere la sindaca Appendino ha promesso alle banche di vendere il complesso dell’Unesco in via Verdi. Per questo motivo l’approvazione del Pur è irrinunciabile.”

Come cittadine e cittadini attivi dell’Associazone Salviamo Cavallerizza, chiediamo che:

– le osservazioni nell’ICOMOS vengano prese in considerazione (qui la lettera dell’Icomos in italiano e inglese);

– la ex Cavallerizza Reale non venga fatta oggetto di  uno spezzatino scollegato dalla storia del luogo e della Città ma VENGA TUTELATA NELLA SUA UNITARIETÀ.

Associazione Salviamo Cavallerizza

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 25/10/2019

Apprendiamo dalla maggior parte dei quotidiani che:

“Sindaca e prefetto hanno infatti spiegato agli occupanti che il primo obiettivo sarà quello di “regolarizzare e salvaguardare la Cavallerizza con una corretta applicazione del Regolamento sui beni comuni dei locali e di quegli spazi che, all’interno della Cavallerizza Reale, possono ospitare realtà dell’associazionismo senza fini di lucro che operano nel campo dell’arte e della cultura”.’

Sta quindi accelerando l’iter di attuazione del regolamento sui Beni Comuni della Città di Torino (che ancora non ha completato la sua fase istruttoria) a causa dell’emergenza creata dall’incendio alla ex-Cavallerizza Reale – nella zona detta “Pagliere” – quando, contemporaneamente, il neocostituito Corrdinamento per i Beni Comuni di Torino sta chiedendo a gran voce la revoca del regolamento stesso per com’è stato proposto dalla giunta in quanto viene giudicato negativamente sia per le “innovazioni” che apporta che per la metodologia con cui è stato partorito.

E’ solo di sabato 19/10, infatti, la richiesta avanzata dal Coordinamento BB.CC. per la revoca e la ri-discussione, con modalità assembleari e pubbliche, dell’attuale proposta di giunta per il c.d. “Regolamento Beni Comuni”. Alla richiesta – portata dal Coordinamento BB.CC. fin sotto le porte del comune di Torino – è stato risposto dimostrando, da parte dei consiglieri Carretto ed Albano, la volontà di aprirsi ad un confronto sul tema, con le realtà cittadine TUTTE, durante un’assemblea pubblica da tenersi entro la fine del mese di Ottobre ’19.

Assemblea che ancora “addà venì”

Come Associazione Salviamo Cavallerizza, e come membri fondantori del Coordinamento sui Beni Comuni della Città di Torino, disconosciamo il percorso che prefetto, Amministrazione ed occupanti sembrano intenzionati a voler percorrere ricordando a tutti che la comunità artistica è una conseguenza dell’occupazione, non ne è la causa.

La cause, lo sono sempre state, infatti sono: la necessità di tutelare il bene ex-Cavallerizza Reale nel suo essere monumento appartenente alla storia della ns Nazione, nella sua interezza e unicità e nel suo contesto interno alla cosiddetta “Zona di comando” dei Savoia.

Per questo chiediamo che la discussione sull’attuazione di un documento di autogoverno, che per sua natura appartiene a tutti i cittadini e le cittadine torinesi, non avvenga nel chiuso di una stanza, fra poche persone che non sono rappresentative di tutta la comunità torinese.

https://cavallerizzareale.wordpress.com/dichiarazione-uso-…/

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