Si (ri)scopre la Cavallerizza!

Da due giorni la ex-Cavallerizza Reale è balzata alle cronache dei media per il terzo incendio in 5 anni.

I cittadini torinesi, ma anche i cittadini italiani (vista la risonanza che ha avuto la notizia dell’incendio nelle Pagliere), scoprono così che in centro Città a Torino un Bene Comune, patrimonio Unesco e gioiello architettonico realizzato da Benedetto Alfieri tra il 1740 e il 1742, ha preso fuoco.

Era passata del tutto in sordina, invece, la notizia che un bene tutelato dall’Unesco dal 1997 fosse dichiarato, dal Ministero per i beni culturali, bene cedibile ai privati (con il decreto di alienazione dell’agosto 2005). Proprio così, perchè in Italia invece di difendere il patrimonio culturale secondo quanto dispone l’articolo 9 della Costituzione, facciamo leggi disgraziate come quella del 2001(L.240/2001) che consente agli enti dello Stato di svendere il patrimonio pubblico per fare cassa.

Ma alcuni cittadini non ci sono stanno a sottostare a questo gioco al massacro e così – dopo tre aste deserte, lo sgombero degli ultimi abitanti “legali” del luogo (gli ex dipendenti del demanio nel 2010) ed il totale abbandono anche di chi aveva utilizzato la ex-Cavallerizza Reale per fare cassa (Il Teatro Stabile fino al 2013) – a maggio 2014 decidono di riaprire gli spazi della ex-Cavallerizza Reale alla cittadinanza e di creare al loro interno un polo socio-culturale di sperimentazione artistica e sociale.

Non stiamo a raccontarvi qui gli innumerevoli eventi, iniziative, dibattiti, incontri ed assemblee pubbliche che abbiamo fatto, di quanto – come cittadini e come associazione – abbiamo cercato in ogni modo di fare abrogare quel maledetto decreto di alienazione denunciado all’Unesco la vicenda e, incredibilmente, l’Unesco ha risposto chiedendo spiegazioni al Mibact che si è invece limitato a replicare: “tutto bene, tutto regolare”. Ma non ci siamo arresi ed abbiamo denunciato un’altra volta all’Unesco il gioco speculativo che era – ed è tutt’ora – in atto sulla ex-Cavallerizza Reale. Dopo aver ricevuto il “fantastico” piano di valorizzazione dell’intero complesso l’Unesco ha scritto nuovamente al Mibact ricordando, al massimo organo di tutela del patrimonio culturale a livello nazionale, che la ex-Cavallerizza Reale è parte integrante della cosiddetta “Zona di Comando” – che va da Palazzo Reale alla Cavallerizza stessa, passando per la Biblioteca Reale, per la Prefettura, per l’Archivio di Stato – e che questo unicum architettonico deve essere preservato nella sua interezza: in quanto indivisibile dal punto di vista della tutela e della conservazione per le generazioni future.

Nonostante tutto questo, ancora una volta, il Mibact non fa nulla.

Siamo visionari, siamo forse degli illusi che vogliono vedere la ex-Cavallerizza Reale restaurata secondo principi di conservazione e tutela e non di trasformazione in un hotel, in un centro commerciale o in un aggregato di locali enogastronomici. Ci sarebbe piaciuto che almento uno dei tanti giornali a cui abbiamo raccontato e scritto queste cose ci avesse dato retta, ci avesse ascoltato, forse oggi invece di raccontare di un incendio, avremmo altro di più consistente da dire.

 

22/10/2019

 

 

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