Un po’ di storia di quello che abbiamo fatto per tutelare la Cavallerizza Reale.

Vi ricordiamo quello che abbiamo fatto e continueremo a fare, pe tutelare la Cavallerizza Reale.
A ottobre 2015 abbiamo inviato questa comunicazione agli uffici del Ministero per i beni e le attività culturali, ma non abbiamo mai ricevuto riscontro a tale richiesta.
Oggetto: Segnalazione di illegittimità del provvedimento di alienazione della Cavallerizza Reale del 1/8/2005 della ex Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte e degli atti successivi collegati.
In data 15 aprile 2003 il Comune di Torino sigla un protocollo di intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (l’Agenzia del Demanio) per l’acquisizione di tutto il complesso della Cavallerizza Reale, con lo scopo di destinarlo a “esigenze istituzionali proprie”.
Dopo questa intesa di massima l’Agenzia del Demanio affida all’arch. Cristiano Picco uno studio di fattibilità per “valorizzare” il complesso illustrato in commissione consiliare il 30 maggio 2005.
Nel 2005 il Comune di Torino chiede alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte, l’autorizzazione alla vendita del complesso che viene concessa dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte in data 1/8/2005 con un provvedimento di autorizzazione all’alienazione contestuale alla dichiarazione di interesse.
Nel 2007, dopo l’autorizzazione all’alienazione concessa dalla ex Direzione Regionale, il complesso viene ceduto alla città, che si impegna ad acquisire il tutto in diverse tranches (37 milioni di Euro). Il Comune di Torino entra in possesso della prima porzione, per oltre 14 milioni di euro, con l’impegno di acquisire le restanti due porzioni ancora occupate (Genio Militare, Polizia etc.) per oltre 22 milioni di euro.
Successivamente avvia il procedimento di sfratto verso gli inquilini che occupavano i piani superiori (ex alloggi demaniali), impegnandosi a ricollocarli (Assessore Tricarico, Politiche per la casa).
A seguito di alcuni ricorsi al TAR da parte degli inquilini, volti ad ottenere la prelazione nell’acquisizione degli immobili, la Cavallerizza viene dichiarata “bene indisponibile”, e gli alloggi vengono progressivamente svuotati e versano da allora in stato di abbandono.
Alla fine del 2009 il Comune di Torino, con il bilancio in passivo per gli enormi debiti lasciati dalla precedente amministrazione, cede la Cavallerizza alla Società di Cartolarizzazione della Città di Torino, CCT, (Tremonti L.401/2001), di cui il Comune stesso è socio unico.
Con questa “partita di giro”, il ”piano di valorizzazione” del complesso viene trasferito alla città per chiudere il bilancio 2009 (da allora decorrono anche gli interessi che CCT deve pagare alla banca) ma apre l’ennesimo debito con BIIS (Istituto bancario del gruppo Intesa San Paolo).
L’imperativo, dal 2009 ad oggi, è stato quindi vendere (tramite IPI intermediazioni srl), ad ogni costo, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi privato. Le idee sono molte e sempre le stesse: appartamenti di lusso, negozi, alberghi.
Considerate le difficoltà di vendita dovute ai vincoli storici e architettonici, il Consiglio Comunale approva la Variante 217, che inserisce nella definizione delle destinazioni d’uso del complesso la possibilità di destinare dal 50 all’80% della superficie utile a residenze, attività ricettive, attività commerciali (ASPI), e la conseguente necessità di realizzare parcheggi interrati all’interno del complesso.
I vincoli architettonici però non consentono la realizzazione di parcheggi interrati ad uso pubblico (oltre a quelli per i residenti) così, attraverso un’intesa con l’Agenzia del Demanio, la ex Direzione Regionale per i Beni Culturali e la Città di Torino – approvata dal Consiglio Comunale nel luglio 2014 – prende piede l’idea di realizzarli all’esterno (Giardini Reali Bassi, ancora da acquisire dal Demanio).
I Giardini Reali Bassi verranno ceduti dal Demanio al Comune di Torino che si impegna a “riqualificarli” realizzando un parcheggio interrato (6 milioni di euro), presentato come parcheggio di servizio per il “Polo Reale”.
In realtà tale parcheggio ha la finalità di alzare il valore delle future attività ricettive e residenze della Cavallerizza Reale che acquisiranno una quota di parcheggi pertinenziali.
Nel 2011 il Comune si era impegnato anche a varare un Progetto Unitario di Riqualificazione del complesso con l’impegno di presentarlo in Consiglio Comunale.
Con delibera di Giunta del 17 febbraio 2012 dichiara invece che il Progetto sarà competenza della sola Giunta.
Il 3 febbraio 2015 il Comune rinuncia all’acquisto delle restanti porzioni della Cavallerizza per cui era impegnato dal 2007 (la ex Accademia Militare viene ceduta alla Cassa Depositi e Prestiti investimenti sgr 23/12/2014).
La Giunta comunale ha infine approvato nel marzo del 2015, un protocollo d’intesa per la valorizzazione di una porzione del complesso “ex Cavallerizza Reale” ed edificio “ex Zecca” di Torino, promosso dall’assessore al patrimonio G. Passoni e siglato da diverse Istituzioni Pubbliche torinesi (quali Politecnico di Torino, Ordine degli Architetti, Teatro Regio, Museo del Cinema, etc), nel quale Compagnia di San Paolo è incaricata dello studio di fattibilità sull’immobile.
La delibera di giunta è stata presentata come un “percorso partecipativo”.
Homers srl ed Equiter spa sono stati incaricati dalla Compagnia di San Paolo, senza alcuna procedura di evidenza pubblica, di effettuare uno studio economico e di destinazione d’uso sul futuro della Cavallerizza (del quale si attende ancora la puntuale presentazione).
L’architetto Robiglio (Homers srl) il 3 luglio 2015, nell’audizione alla Commissione Cultura del Comune di Torino, ha prospettato un costo del progetto di “valorizzazione” della Cavallerizza intorno ai 100 milioni di euro con un cantiere aperto per circa 25 anni.
Il progetto individua per l’80% del complesso una destinazione a residenze, esercizi commerciali e attività ricettive (tali destinazioni d’uso non sembrano in linea con i principi di iscrizione del bene all’Unesco).
***

La parte inferiore della Cavallerizza Reale (le ex scuderie della c.d. Manica del Mosca e il Maneggio Alfieriano) è stata altresì sede del Teatro Stabile di Torino sino al dicembre 2013 ed è stata identificata dalla cittadinanza come luogo adibito a funzioni culturali.
Dopo l’abbandono del Teatro Stabile, anche questa parte della Cavallerizza Reale è stata lasciata all’incuria del tempo fino a quando, nel maggio 2014, un gruppo di cittadini, di fronte alla possibilità della vendita dell’immobile da parte del Comune di Torino, ha occupato la Cavallerizza per restituirla alla cittadinanza.
Questo gruppo di cittadini, che si è identificato con il nome di Assemblea Cavallerizza14:45, ha iniziato a rendere fruibili gli spazi per attività culturali e sociali di ogni genere. Sono stati infatti organizzati nel corso dell’intero anno dibattiti, serate teatrali, concerti, laboratori aperti a tutti, performance artistiche, etc.
Riteniamo che il provvedimento in oggetto, nel merito, sia lesivo del principio sancito dall’art. 42 della Costituzione Italiana: “L’iniziativa economica privata (…) Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. (….)”
La Cavallerizza in qualità di bene comune è, secondo la Costituzione, un bene fuori commercio.
Inoltre, come Voi sapete, la Cavallerizza Reale fa parte del complesso delle Residenze Sabaude inserite dall’Unesco, nel 1997, tra i Beni Patrimonio dell’Umanità. Essa fa parte del complesso architettonico denominato “Zona di comando” e rappresenta un segno identificativo della città di Torino e quindi un bene che deve rimanere ai cittadini.
Le mosse di speculazione edilizia messe in atto dal Comune di Torino, anche grazie alla legge sulle cartolarizzazioni (L. 401/2001), rischiano di far perdere per sempre all’edificio la natura stessa di bene comune e bene culturale nonché la sua natura storicamente unitaria.
A fronte di tale agire ci chiediamo cosa significhi per l’amministrazione torinese valorizzare il patrimonio culturale; tutto ciò sembra andare in direzione opposta a quanto sancito dall’art. 9 della Costituzione Italiana che recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Perciò vi chiediamo:
se i Beni Culturali Piemontesi passano dallo Stato al privato come fa la “Repubblica a tutelare il patrimonio storico artistico della Nazione”?
Assemblea Cavallerizza 14:45 ha raccolto oltre 10.000 firme affinché il complesso della Cavallerizza Reale resti nella disponibilità pubblica, attraverso un appello nel quale si chiede che non sia venduta, snaturata o smembrata. Anche un folto numero di intellettuali ha sottoscritto un appello (promosso da Gustavo Zagrebelsky e Paolo Maddalena) per chiedere il coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni sul destino della Cavallerizza.
***
Alla luce di quanto illustrato chiediamo che venga revocato il provvedimento di alienazione della ex Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte del 1/8/2005 e gli atti successivi collegati.
In alternativa chiediamo che codesto Ufficio ribadisca al Comune di Torino, alla Città Metropolitana e alla Regione Piemonte, che la Cavallerizza fa parte del vincolo Unesco sulle Residenze Sabaude (vincolo del 1/6/1997), e che opere contrarie alla tutela del bene comporterebbero la decadenza del vincolo seriale su tutte le residenze stesse.
Non avendo avuto riscontro a dicembre dello stesso anno, abbiamo deciso di scrivere direttamente all’Unesco, che, allarmato per la situazione della Cavallerizza Reale, ha subito chiesto chiarimenti agli uffici del Ministero.
A giugno 2016 è stato trasmesso agli Uffici Unesco di Parigi, probabilmente dagli uffici del Ministero di Torino, il Masterplan di riqualificazione dell’intero complesso della Cavallerizza Reale realizzato dalla soc. Homers srl su incarico della Compagnia di San Paolo, facendolo passare come documento approvato.
La risposta dell’Unesco (per conto del suo Ufficio Tecnico ICOMOS) – di cui vi proponiamo un estratto tradotto in italiano qui sotto- è molto interessante, sopratutto nelle parti in cui evidenzia la criticità del provvedimento di alienazione della Cavallerizza che rischierebbe di vanificare il vincolo Unesco nato con lo scopo di salvagurdare tutto il complesso delle Residenze Reali e in particolare la c.d. Zona di Comando (Palazzo, Reale, Bibliotea Reale, Prefettura, Archivio di Stato, Zecca e Cavallerizza). Inoltre il Masterplan presentato ha una “vocazione” privatistica, vanificando quindi lo scopo di fruizione pubblica.
“…. ICOMOS osserva che quando la proprietà fu iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1997, la Reale Scuola d’Equitazione era parte del dominio/competenza statale che comprendeva la Zona di Comando. Inteso che le proprietà incluse nella competenza dello Stato italiano non potessero essere alienate o privatizzate, la gestione e lo stato di conservazione della Reale Scuola d’Equitazione erano considerate solide….. ICOMOS osserva che il Comune di Torino è un’amministrazione pubblica, pertanto il trasferimento di competenza, da statale a comunale, avrebbe dovuto mantenere il complesso di proprietà pubblica. Tuttavia, dato che l’autorizzazione alla vendita emessa dalla Direzione regionale non specifica che la vendita fosse autorizzata specificamente a favore della Città di Torino, pare che tale autorizzazione apra la possibilità che la Reale Scuola d’Equitazione sia venduta o trasferita a soggetti privati….. il Master Plan accorda fino al 50 per cento della superficie per residenze: su circa 43 000 metri quadri la maggioranza della superficie è proposta ad uso residenziale (circa 21 000 metri quadri), la seconda maggiore funzione è dedicata agli usi commerciale e terziario (circa 13 000metri quadri), ciò significa che 34 000 metri quadri – 79% della superficie totale – sono destinati a funzioni che limitano sostanzialmente l’uso pubblico e ricreativo….. Pare quindi ci sia una significativa divergenza tra ciò che la Parte Stato afferma si otterrà attraverso il Master Plan , in termini di accesso pubblico e coinvolgimento, e ciò che è stabilito nel Master Plan, che sembra suggerire che l’accesso sarà fortemente vincolato, e che il Piano sia principalmente orientato alla valorizzazione economica della proprietà attraverso una privatizzazione degli spazi piuttosto che alla sua valorizzazione per comprenderne il significato ed il valore aggiunto sociale e culturale che apporta alla società in generale…. ICOMOS fa tuttavia notare che un progetto in larga scala potrebbe avere un impatto significativo sulla Reale Scuola d’Equitazione e sull’intera Zona di Comando. Un progetto di tali dimensioni dovrebbe essere accompagnato da una Valutazione d’Impatto di Patrimonio che prenda in considerazione e valuti i potenziali impatti – negativi e positivi – del progetto nelle proprietà OUV, suggerendo opzioni per minimizzare gli impatti negativi……… Tuttavia ICOMOS osserva che considerando il ruolo specifico della Zona di Comando – fulcro del potere Savoia – all’interno della serie di proprietà , ICOMOS suggerisce che il programma di riqualifica necessiti di essere focalizzato sulle dimensioni storiche e culturali del complesso – da prendere nella dovuta considerazione- che vanno oltre le caratteristiche tangibili architettoniche ed artistiche, includendo aspetti intangibili, i.e. il ruolo e le funzioni rappresentate da questo complesso nella politica di sviluppo di potenza dei Duchi di Savoia, il dato di fatto che sia rimasta di proprietà statale fino a poco tempo fa.. ICOMOS inoltre suggerisce sia necessario sviluppare una Valutazione indipendente d’Impatto di Patrimonio dell’intervento complessivo, al fine di considerare le implicazioni/conseguenze sul complesso delle azioni di conservazione e modifiche proposte e le implicazioni del cambiamento di proprietario, da statale a privato.”
Come Associazione Salviamo Cavallerizza, stiamo cercando in tutti i modi di scongiurare i rischi evidenziati da ICOMOS e, soprattutto, stiamo valutando se e come il provvedimento di alienazione possa
essere modificato.
Salviamo Cavallerizza
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