La storia di una liberazione di un bene comune

Cavallerizza Reale di Torino

“La storia della liberazione di un bene comune dall’abbandono

e dalla mal gestione dell’amministrazione comunale Torinese”

Nel maggio 2014 un gruppo di cittadini denominatosi poi Assemblea Cavallerizza 14:45 (dall’orologio fermo sulla facciata) ha riaperto questo luogo quasi sconosciuto ai torinesi alla cittadinanza per poterlo godere e conoscere. La Cavallerizza Reale, insieme a altre 22 residenze è iscritta tra i beni UNESCO dal 1997, un bene che deve rimanere pubblico affinché non solo i cittadini di oggi, ma anche le generazioni di domani, possano continuare a goderne.

Costruita tra il 1740 e il 1742 da Benedetto Alfieri, la Cavallerizza è stata per quasi 10 anni anche sede del Teatro Stabile di Torino e di festival culturali. Funzione che ha permesso alla cittadinanza di considerarlo “luogo della cultura”.

Nel 2009 il Comune, con il bilancio paurosamente in passivo per gli enormi debiti lasciati dalla precedente amministrazione (pur sempre PD), decide di vendere la Cavallerizza alla CCT (Società di Cartolarizzazione della Città di Torino), società di cui il Comune stesso è socio unico. Questo abile gioco, da un lato, sanifica il bilancio comunale, dall’altro, apri l’ennesimo debito con Intesa San Paolo.

L’imperativo, dal 2009 ad oggi, è stato quindi vendere, ad ogni costo, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi privato. Diverse delibere vengono approvate per azzerare le tutele a cui il complesso è sottoposto e per renderlo così più appetibile agli investitori. Le idee sono molte e sempre le stesse: appartamenti di lusso, negozi, alberghi.

A dicembre 2013, il Teatro Stabile di Torino lascia, per tagli e mancati finanziamenti,  la Cavallerizza Reale.

La notizia dello stato di abbandono, anche dei teatri, provoca una forte reazione nella cittadinanza:  un gruppo di compagnie teatrali divulga un appello per un’assemblea davanti alle porte del Maneggio Alfieriano.

Da 23 maggio 2014 a oggi molte cose sono state fatte. 

2014

A luglio è stata organizzata un’assemblea cittadina nel cortile della Cavallerizza invitando consiglieri comunali e sindaco. All’assemblea hanno partecipato più di 400 persone, diversi consiglieri, dimostrando che il desiderio e la determinazione della città a pretendere un futuro diverso dal degrado per il complesso della cavallerizza.

A fine agosto, in una serata che sapeva ancora d’estate, mentre la musica jazz risuonava nei cortili, un incendio divampava all’interno del Circolo Beni Demaniali. L’incendio è risultato doloso. Innescato da cherosene, a quanto pare.

Dopo un atto di tale barbarie  ci aspettavamo l’appoggio e  la solidarietà delle istituzioni, eppure le stesse istituzioni che dovrebbero tutelare la cittadinanza  guardavano Assemblea Cavallerizza con diffidenza, quasi a dar credito alla inverosimile ipotesi che l’occupazione volesse auto-incendiarsi e auto-sgomberarsi.

Nei mesi successivi, mentre l’amministrazione continuava nel suo silenzio, l’assemblea creava nella Cavallerizza, uno spazio di cultura accessibile ed eterogeneo: teatro, musica, istallazioni, perfomances, arte visica, etc.

A settembre l’artista Mauro Cuppone del Maam, «Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz – città meticcia» di via Prenestina ha realizzato l’istallazione “not here”. Not here” (Non qui) è una gigantesca “X” gialla che è stata studiata e pensata per essere vista nelle mappe di Google Earth. Sono croci-bersaglio che vogliono dire: non demolire e non sgomberare; una croce gialla — per eccellenza il colore della segnaletica d’urgenza — che serve a rendere visibile un luogo come nelle mappe del tesoro, nello specifico un posto «marginale», ma che val la pena di scoprire e difendere.

Ad ottobre si é svolto in convegno al  Salone d’Onore del Castello del Valentino  (Politecnico di Torino): Quale futuro per la Cavallerizza di Torino?  In quel contesto, l’ass. Passoni, tra gli invitati, ha paventato la possibilità di rimuovere la Cavallerizza dal programma di Cartolarizzazione

A novembre si è tenuto “Procreazioni – Forum di pratiche culturali dal basso”; un’iniziativa volta alla sensibilizzazione in materia di autoproduzione e produzione dal basso. Protagonisti gli spazi culturali indipendenti e liberati (reali o virtuali) che sostengono, ospitano, coordinano attività di autoproduzione o produzione dal basso insieme ai soggetti artistici (compagnie, singoli artisti, lavoratori, …) che operano nei diversi settori (teatro, musica, video, arte contemporanea,…). Ad accompagnarli e dialogare con loro, come sempre avviene alla Cavallerizza Reale, i cittadini.

A dicembre si è svolto il workshop di progettazione degli spazi P di piazza – Trasformazione partecipata di un parcheggio in una piazza- che ha visto la partecipazione di numerosi studenti del Politecnico e la realizzazione di azioni di sensibilizzazione e rigenerazione dello spazio. Proprio dal workshop è nata l’azione artistica in via Po di promozione del Forum delle idee “Oggetti gialli appesi ad un filo, come appeso ad un filo è il futuro della Cavallerizza”.

A dicembre, l’artista colombiano Santiago Reyes Villaveces, vincitore della residenza Resò 2014, ha scelto la Cavallerizza Reale come sede espositiva. Le suggestioni ricevute dal luogo, unite allo stimolo nato dall’incontro con la comunità che da nove mesi lo difende, hanno portato Santiago a scegliere di vivere l’ultima parte della residenza in Cavallerizza intervenendo sullo spazio dello storico Maneggio Alfieriano della Cavallerizza Reale con un’installazione site-specific: Traino. Centonovantadue fili di ferro legano ogni singola poltrona della gradinata del teatro della Cavallerizza Reale, si concentrano in uno stesso punto di una trave di legno incastrata nell’antico ingresso al Maneggio.

Durante questi mesi ci sono state delle collaborazioni continuative che hanno costruito  una relazione sinergica con l’assemblea. Alcuni esempi sono la collaborazione con il laboratorio permanente di ricerca dell’attore Domenico Castaldo e con Sistema Torino

LabPerm dell’attore Domenico Castaldo, che ha accompagnato l’assemblea sin dai primi giorni di occupazione, ha costruito, tra gli altri,  il progetto  “Il Teatro ai tempi della dittatura”, percorso volto alla costruzione di una conferenza/spettacolo all’interno del Forum delle Idee,  e il laboratorio dal titolo “Liturgia”, laboratorio della durata di 3 giorni aperto alla cittadinanza.

Sistema Torino, presente anch’esso dal primo giorno di occupazione, ha presentato in Cavallerizza lo spettacolo “Il Sistema Torino non esiste”, ha collaborato con l’assemblea per la realizzazione di quattro incontri/eventi  a partire da Expo2015 e nella gestione dei beni comuni per arrivare ad attraversare i campi della letteratura e della musica.

Ad un certo punto, nel silenzio, scoppia il caso: l’amministrazione ha risolto la “questione Cavallerizza”.

(Take it easy, tranquilli! Non si è svelato l’autore dell’incendio! … la triade Fassino-Passoni-Parigi ha trovato il modo per smarcarsi dall’imbarazzo dell’abbandono proponendo una “nuova destinazione d’uso del bene).

2015

Il 12 gennaio attraverso i fedeli media, l’amministrazione ha quindi preso parola sulle sorti della Cavallerizza Reale, questa volta, non affermando problemi di cassa ma ridefinendo – almeno a livello linguistico- la destinazione della Cavallerizza, da hotel de charme, a hoStel de charme: un HoStel molto young, molto low cost, ma soprattutto molto di charme.

Il 2 febbraio si è svolta la riunione delle Commissioni Cultura di Comune e Regione, per sentir audire l’ass. Passoni (Bilancio- Comune di Torino) e l’ass. Parigi (Cultura- Regione Piemonte) sulla questione dell’HoStel de charme e sulle sorti della Cavallerizza Reale.

Dall’audizione, in realtà, sono emerse una serie di evidenti contraddizioni:

– parlare di ostello, ma con la gestione appaltata a grandi catane alberghiere. (Tale affermazione, ripetuta ormai come utile strumento di mistificazione comunicativa, non è stata in alcun modo dettagliata nè circostanziata; impedendo così di comprendere la natura della proposta in termini economici e di modifica degli spazi)

– L’inserimento residuale di esercizi commerciali per un terzo degli spazi.

Ragionando con un minimo di buon senso salta immediatamente all’occhio che un terzo del complesso cavallerizza (anche se si trattasse solo della parte di proprietà di CCT) rappresenterebbe più di 5.000 metri quadri di spazi.

L’ass. Passoni ha ripetuto più volte che con esercizi commerciali intende una caffetteria, un servizio di ristoro o una bottega. E’ evidente che le affermazioni espresse non sono coerenti con la realtà.

– la volontà di iniziare una progettualità partecipata con la cittadinanza, avendo, tuttavia, già definito la destinazione d’uso attraverso un Protocollo d’Intesa tra istituzioni e Teatro Stabile di Torino. (Di cui tuttavia non è ancora stato divulgato il contenuto specifico)

– ma soprattutto l’ass. Passoni ha riconfermato di non poter/voler rimuovere la Cavallerizza dal programma di cartolarizzazione  e quindi di non sospenderne la vendita…Come si può progettare la rigenerazione di un bene comune con la cittadinanza se l’obiettivo è la vendita ai privati? Come l’incendio doloso anche questo rimarrà un mistero?

Il 27 febbraio si è arrivati al “Forum delle Idee”, uno spazio in cui i sogni e i bisogni hanno ancora un senso e un’importanza; la prima tappa di un percorso di coinvolgimento della cittadinanza nella difesa di un bene comune.

Dopo la forte pressione della cittadinanza e l’incredibile mobilitazione cittadina il Comune prova a trovare “una soluzione” alla vicenda.

Il 30 marzo, su forte spinta dell’ass. Passoni, ideatore e artefice dell’ “affare Cavallerizza”, la Giunta approvava il Protocollo d’Intesa nel quale, a fianco delle istituzioni pubbliche figurava la Compagnia di San Paolo, incaricata della dismissione del bene e dello studio di fattibilità (ente che il sindaco Fassino, lo stesso giorno, definiva in una dichiarazione “para-pubblico”). 

La volontà di Passoni era la creazione (o forse simulazione) di un percorso “partecipato” per la Cavallerizza. Il protocollo sottoscritto tuttavia converge su una direzione già decisa dal 2009: lottizzare, smembrare e vendere. Il protocollo inoltre prevede all’art. 6 una clausola di riservatezza che non consente alla cittadinanza di accedere agli atti.

Il 15 maggio La Stampa riportata la notizia “ Cavallerizza, ultimatum delle banche. Entro giugno piano per la vendita”, nella quale si legge che “le banche (..) fanno partire la richiesta di un piano dettagliato per la commercializzazione degli immobili”.

Quello che è sempre mancato è la totale assenza di partecipazione della cittadinanza sul futuro di questo luogo.

Il 23 maggio 2015 abbiamo festeggiato un anno di liberazione dal degrado della Cavallerizza

A giugno è stata allestita (è rimasta aperta tutta l’estate) una piscina per bambini nei giardini. Organizzato un concerto con “Coluche Renaud di e con Daniele Biacchessi e Giangilberto Monti

Nei mesi di luglio e agosto si sono organizzate serate di musica e spettacoli , un’alterativa al FFT organizzato dalla Città di Torino con proiezioni di film e cortometraggi nel cortile i della Cavallerizza nonché film scelti e/o proposti dal pubblico in lingua originale.

Il 31 agosto un’ installazione luci ha ricordato l’incendio doloso della Pagliere, e una faro luminoso che segnalava un SOS come richiesta di aiuto per salvare il nostro patrimonio storico artistico della città.

Il 2 ottobre si è tenuto, prima in Università e poi in Cavallerizza, un convegno alla presenza del prof. Tommaso Montanari (prof. ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università ‘Federico II’ di Napoli) sul destino della Cavallerizza. Il prof. Montanari ha sottolineato in un’intervista, come sia giusto occupare un luogo pubblico se questo serve a riaprirlo alla cittadinanza e offrire quindi un servizio di pubblica utilità.

Sembre a ottobre Assemblea Cavallerizza 14:45 ha riaperto le porte del primo piano con stanze ripulite per ospitare laboratori e riunioni; sono stati avviati laboratori di musica elettronica, scultura, arti visive e teatro.

A dicembre un concerto del gruppo di musica elettronica Ride The White Horse nato all’interno di Cavallerizza.

A fine anno Assemblea Cavallerizza ha chiesto ai consiglieri Trombotto e Appendino di presentare una richiesta formale di rimozione della clausola di riservatezza sul protocollo di intesa (art. 6 del protocollo), ma la stessa è stata bocciata quasi all’unanimità.

Sempre a dicembre Assemblea Cavallerizza ha inviato una lettera di denuncia all’Unesco sulle manovre speculative del Comune chiedendo inoltre l’annullamento del provvedimento dell’ex Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte che autorizzava, per questo luogo, hotel, residenze universitarie, centri commerciali e parcheggi. L’Unesco ha chiesto chiarimenti sia al Ministero per i beni culturali e del turismo la al su quanto da noi denunziato sia al Comune sarà forse questo il motivo che ha spinto l’Amministrazione a ricomprare parti del complesso?

2016

La richiesta di chiarimenti dell’Ufficio Unesco di Parigi sia al Ministero per i beni culturali e del turismo sia al Comune di Torino ha fatto cambiare rotta, almeno apparentemente al comune di Torino che con due delibere a febbraio e marzo ha decartolarizzare il Maneggio Alfieriano e il Salone delle Guardie. Ma per farne cosa? Le attività culturali di cui ormai si sono riempiti la bocca sia l’assessore Passoni che il sindaco Fassino non sono chiare, ma soprattutto si parla di riaffidare il Maneggio Alfieriano al Teatro Stabile dopo che lo ha abbandonato nel 2013 lasciando al suo interno tutte le strutture utilizzate per i suoi scopi ma che allo stato dei fatti impediscono di godere della bellezza di quello spazio. E del Salone delle Gardie che ne sarà? In tutto questo ora arriva la notizia della riapertura dei giardini, ma gli stessi sono stati ripuliti e restituiti alla cittadinanza da Assemblea Cavallerizza 14:45 e fin dalla scorsa estate in giardino si fanno attività: un orto, piscina per bambini, ma soprattutto tutti hanno potuto venire a godere di questo spazio, fermarsi a leggere un libro, fare una semplice passeggiata …

Quello che continua a mancare da parte del Comune di Torino, è un progetto unitario di riqualificazione di questo spazio, un progetto che coinvolga la cittadinanza. Il famoso, quanto fantomatico, Master Plan di valorizzazione della Cavallerizza Reale, annunciato da più di un anno dall’assessore Passoni, non è ancora stato ancora presentato, nonostante le richieste di alcuni consiglieri (Trombotto e Appendino) a dire dell’assessore Passoni sembra sia completato solo al 90% (dichiarazione del 18/3/2016 in consiglio comunale). La domanda “Quale futuro per la Cavallerizza Reale” resta ancora un interrogativo senza risposta.

Oggi la Cavallerizza non è più solo un luogo aperto, ma anche un incubatore di idee e progetti che la cittadinanza e l’Assemblea Cavallerizza 14:45 stanno proponendo avanti, come l’autoproduzione del sapone, i laboratori di musica, teatro, scultura danza, makers, una biblioteca.

Da pochi giorni Assemblea Cavallerizza si è dotata di un nuovo strumento di lotta a difesa della Cavallerizza, un’associazione SalVIAMO Cavallerizza a cui tutti possono liberamente associarsi. (trovate sul sito maggiori informazioni e lo statuto http://www.cavallerizzareale.org).

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