25 NOVEMBRE 2015 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 

Oggi 25 novembre 2015 ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Assemblea Cavallerizza 14:45 vuole ricordare questa giornata con questa riflessione.

“Era una fredda giornata di novembre ed ero alla scrivania, quando all’improvviso sono stata aggredita da una persona di cui mi fidavo e che, fino a quel momento, stimavo. Sono passati 17 anni ma i ricordi e le sensazioni sono ancora vivi nella mia mente e nel mio corpo. La sensazione di panico e di paralisi di quei momenti non li ho dimenticati. Un’esperienza che è più di una cicatrice, è una ferita aperta nella memoria che non ti abbandona mai”.
Sono queste le parole che puoi ascoltare da tante donne. Forse cambia il luogo, ma la mortificazione che ti resta addosso e quel senso di colpa socialmente indotto è identico per tutte.
Oggi é 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una giornata che ricorda, da una parte la tristezza e l’ingiustizia di una societa fortemente connotata da relazioni di potere e di subordinaziine tra generi, dall’altra la forza delle donne che sono riuscite a fare emergere e denunciare un machismo strutturale delle nostre societa: la violenza maschile contro le donne come forma di limitazione e controllo dei corpi, della sessualità, della libertà delle donne.
Ricordare significa, prima di tutto, prendere consapevolezza della diffusivitá e pregnanza del fenomeno.
Il il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un’altra persona. E in Italia, secondo i dati Istat di giugno 2015, 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. Si tratta del 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Ma quando si entra nel campo delle violenze sommerse e non denunciate i numeri, le vite aggredite, salgono esponenzialmente.
La violenza contro le donne non é solo quella fisica ma anche quella psicologica e simbolica, pervade tutti i campi relazionali, si manifesta in forme diverse ed é trasversale alle classi sociali.
Violenza é la subordinazione atta al controllo, violenza é la discriminazione che porta all’odio, come quella verso le donne transgender, violenza é sminuire, mettere in dubbio, giustificare un abuso; violenza é quella colpevolizzazione che manda un messaggio chiaro: te la sei cercata.
Molte leggi si sono susseguite a tutela delle donne, ma troppo spesso lo strumento normativo é stato utilizzato per inserire misure repressive dell’immigrazione o finalizzate a giustificare campagne razziste. Pochissimi gli interventi tesi a prevenire le violenze. La prevenzione si basa sull’ agire a livello sistemico, a partire dalla cultura, dall’uducazione al rispetto delle differenze, alla liberazione dei corpi e ad una sessualità consapevole. Questi interventi tuttavia vengono continuamente osteggiati dal recente accanimento dei fondamentalisti (sentinelle in piedi e simili) e dalle campagne di disinformazione “anti gender”.
Cio che serve davvero, infatti, é una rivoluzione culturale, che garantisca a ogni bambina, ragazza, madre, nonna… il diritto di essere considerata un essere umano: di avere gli stessi diritti, gli stessi privilegi, gli stessi stipendi e lo stesso status sociale degli uomini, ma anche la libertà di essere donna, di autodeterminarsi, di poter vivere le proprie differenze, il proprio corpo, la propria sessualità liberamente, con quella spensieratezza che dà dignità all’esistenza.

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