IL PALAZZO DEL LAVORO DI TORINO SARA’ “UNA SHOPVILLE DEL LUSSO PER TUTTI”!

Come volevasi dimostrare ormai Torino si sta trasformado da città industriale a città commerciale.

E’ di oggi la notizia uscita su Repubblica che Il Palazzo del Lavoro (anche questo bene tutelato come la Cavallerizza) sarà trasformato in “due piani di negozi in 18 mesi: Sarà la shopville del lusso per tutti”.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/torino/cronaca/2015/08/26/news/due_piani_di_negozi_pronti_in_18_mesi_sara_la_shopville_del_lusso_per_tutti_-121629403/?refresh_ce

Ma Torino ha davvero bisogno di una “Shopville del lusso”?  Il distacco  tra i cittadini e la rappresentanza politica è ormai evidente, non ci si preoccupa più di chiedere loro cosa vogliono e di cosa hanno bisogno; a 6 giorni dall’incendio esce il progetto per il “rilancio di Palazzo Nervi”, ma i cittadini di Torino vogliono davvero questo?

Riportiamo qui l’articolo di Emilio Soave (Vicepresidente e referente per l’Urbanistica di Pro Natura Torino Onlus) del 26 agosto 2015.

palazzoNervi

 Lettera di Pro Natura: “Gli incendi del Palazzo del Lavoro sono colpa della “Burocrazia”?”

–  Al Sindaco del Comune di Torino
–  Alla Giunta Comunale di Torino
– Ai Consiglieri Comunali di Torino
– Al Presidente della Circoscrizione 9 di Torino
–  Al Sindaco del Comune di Moncalieri
–  Ai mezzi di informazione

Ancora una volta l’attenzione mediatica si concentra in questi giorni sul Palazzo del Lavoro di Torino e ancora una volta si dà la colpa del suo abbandono alla “burocrazia” e alla Giustizia Amministrativa, che ne rallenta la trasformazione in un grande centro commerciale, abbandonando l’edificio di Nervi al degrado e al vandalismo: ma non è forse chi ha la titolarità di un bene tutelato dalla Soprintendenza a doverne garantire la sicurezza? Altre volte siamo intervenuti sul tema, ma vogliamo ribadire alcuni elementi importanti, affinché i roghi nonsiano un pretesto per proseguire in scelte urbanistiche sbagliate.

Un progetto nato nel 2008, partito come Variante Parziale al Piano Regolatore, poi ritenuto illegittimo nei suoi fondamenti, è stato riattualizzato sotto forma di Accordo di Programma e
di Variante Semplificata (art. 17bis della Legge Urbanistica Regionale). Se nel progetto originario veniva gravemente compromessa l’area verde e alberata circostante il Palazzo, destinata a essere spianata per costruirvi un parcheggio interrato, la successiva proposta di trasformazione porta la Superficie Lorda di Pavimento da 28.000 a 43.000 metri quadrati, inglobando una buona parte del Parco di Italia ’61, del quale inspiegabilmente in questi giorni si dichiarano l’abbandono (?) e il presunto degrado come “porta Sud della Città”. Così un parco in buone condizioni manutentive, con tutti gli edifici esistenti (tranne il Palazzo del Lavoro) resi fruibili, intensamente frequentato dai cittadini del quartiere e dagli sportivi, viene proposto per una “riqualificazione” che comporterebbe la realizzazione di buona parte dei posti auto necessari al nuovo centro commerciale (1.570) proprio sotto le aree verdi circostanti il Palazzo a Vela. Ennesima riproposizione di “verde su soletta” in luogo del verde in piena terra. Come se non bastasse, si vorrebbe collocare nel parco pure la mitica “Ruota Panoramica”, Il Palazzo del Lavoro diventerebbe un centro commerciale classico, mentre prima era presentato impropriamente come “centro commerciale naturale”.

I problemi viabilistici sono molto complessi, e giustamente la città di Moncalieri teme che in buona parte si scarichino sul suo territorio, mandando definitivamente in crisi l’asse di corso Trieste e la rotonda Maroncelli. Pone come giusta condizione la realizzazione di un sottopasso (costo 8-10 milioni di euro!) che risolva almeno in parte i problemi viabilistici, legati ai nuovi flussi di traffico che si creerebbero nella “Porta Sud” di Torino. Ma Torino ha davvero bisogno di un ennesimo centro commerciale, che segna emblematicamente il definitivo passaggio da “città del lavoro” a città dei “centri commerciali”? Tante funzioni potevano e potrebbero trovare collocazione del Palazzo di Pier Luigi Nervi: funzioni museali ed espositive, attività di ricerca ed aule universitarie, spazi per la “Città della Salute”, attività sportive; e – perché no – il fantomatico “Centro Congressi” da 5.000 posti che dovrebbe sorgere nell’area Westinghouse di Spina 2. Ma nessuno ci ha seriamente provato: l’edificio, di proprietà del Demanio, è stato trasmesso a FINTECNA, e infine ceduto alla Società Pentagramma costituita in quote paritetiche da GEFIM e Cassa Depositi e Prestiti Immobiliare s.r.l. (pur sempre una società pubblica). Un edificio pubblico, destinato a funzioni pubbliche, viene “valorizzato” dal punto di vista esclusivamente immobiliare e commerciale, mentre nella proposta di Accordo di Programma l’interesse pubblico non è chiaro in cosa consisterebbe.

I problemi ambientali e i danni al patrimonio verde, con ingenti scavi per diversi piani di parcheggi interrati, si scontrerebbero poi con possibili contaminazioni del terreno sottostante, che prima di Italia ’61 ospitava la vecchia discarica della Città. Sappiamo davvero cosa è presente in profondità sotto l’attuale parco? Nel momento in cui i vari Enti titolati sono coinvolti nella fase di specificazione della Valutazione Ambientale Strategica chiediamo che si valutino approfonditamente tutti gli aspetti
ambientali, viabilistici, paesaggistici e socio-economici che si riverserebbero su questa parte di città e del territorio metropolitano, insieme con il Grattacielo della Regione, il raddoppio di Eataly, la realizzazione della “Città della Salute” sull’area della FIAT Avio, i parcheggi di interscambio per la Metro 1 in piazza Bengasi, ed altre trasformazioni in arrivo.

Il 30 agosto alle 21.00 ricorderemo l’incendio de Le Pagliere, parte del complesso della Cavallerizza.

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