CONTRO SPECULAZIONE E SGOMBERI, SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI E AI DENUNCIATI

La speculazione edilizia non è solo un’opera di Italo Calvino.

Essa è una manovra mercantile creata e strutturata per arricchire chi la compie.

Ogni giorno a Torino come in tutta Italia basta passeggiare (dove possibile) per le strade per accorgersi del cambiamento repentino e dirompente della conformazione delle proprie città.

Le trasformazioni urbanistiche, dal grattacielo che si staglia dinanzi al tuo balcone al centro commerciale che prende il posto dei giardinetti di quartiere, non sono “progresso” ma il frutto di precise dinamiche economiche e di potere.

Sono il frutto di quegli accordi tra società che si muovono nel mercato immobiliare, che falliscono e rinascono, che operano con l’impostazione selvaggia del profitto e quei governi comunali, regionali e nazionali che non conoscono più il senso del loro compito.

Torino ne è un esempio calzante.

La trasformazione da città grigia e industriale a città della cultura, dei giovani e dei grandi eventi è costata molto cara ai suoi cittadini. Nel giro di dieci anni Torino è diventato il Comune più indebitato d’Italia avendone guadagnato cemento e desolazione.

Le palazzine di via Giordano Bruno ne sono esempio lampante: costruite nel 2006 per ospitare gli atleti delle Olimpiadi, abbandonate a se stesse e svendute al fondo privato Città di Torino (Compagnia San Paolo, Pirelli Re) ma fortunatamente ri-occupate da 600 migranti, oppure l’ExDiatto in Zona San Paolo, sgomberato e destinato a trasformarsi nell’ennesimo centro commerciale, o ancora il grattacielo di Intesa San Paolo (proprietaria della nostra città grazie alla frenetica operazione di privatizzazioni del nostro consiglio comunale) costato solo 500milioni di euro a fronte di 3000 licenziamenti, oppure ancora la nostra Cavallerizza Reale svenduta per 11,8 milioni di euro alla C.T.T (Cartolarizzazione Città di Torino s.r.l) di proprietà del comune stesso che per partecipare al gioco delle tre carte ha dovuto chiedere un prestito (l’ennesimo) sempre all’Intesa San Paolo.

Ogni porta chiusa o finestra penzolante della città nasconde dietro uno spazio vuoto, abbandonato da un privato (a fronte di persone senza casa) o da un ente pubblico (venendo meno all’obbligo di agire a vantaggio della cittadinanza).

Ed è a questo punto che le persone bisognose e desiderose di una socialità e di una vita dignitosa decidono di agire direttamente sul proprio territorio, senza affidarne il futuro a chi troppe volte ha dimostrato di infischiarsene.

Nascono le occupazioni, a dimostrazione della capacità di costruire collettivamente uno spazio che sia di chi lo crea e della città tutta.

Nascono delle modalità di partecipazione diretta alla gestione dei beni che trascendono dalle logiche del profitto.

Attraverso un luogo occupato le persone si fanno ricettizie delle esigenze proprie e altrui, escono dalla solitudine dei propri percorsi per scoprire che non è necessaria una sovrastruttura per offrire cultura, intrattenimento, autoformazione. Bastano le capacità di ognuno di noi.

La risposta repressiva non può che farci credere che la nostra sia una posizione scomoda per chi vuole accrescere ricchezza e potere sulla pelle degli altri.

Gli sgomberi forsennati di queste settimane che attraversano l’Italia dimostrano non solo l’enorme capacità attrattiva di ogni occupazione ma soprattutto l’incapacità (molto più spesso la non volontà) istituzionale di recepire le necessità dei cittadini. L’unica risposta rispetto all’autodeterminazione del popolo è il controllo e la violenza. Gli sgomberi, le perquisizioni, le indagini e le condanne fantasiose sono solo alcuni degli strumenti che lo Stato utilizza per colpire gli atti di ribellione e intimidire tutti gli altri.

E noi onestamente negli atti di ribellioni ci crediamo, altrimenti non saremmo in questo cortile da giorni, non faremmo assemblee ogni Domenica per costruire collettivamente il nostro percorso in opposizione alle decisioni prese e calate dell’alto.

Domani, Sabato 7, saremo in corteo con il comitato “Sniarischiosa anche no” per le vie di San Paolo, contro le speculazioni sulle aree Diatto e Westinghouse.

Ripudiamo fortemente la sopraffazione e la prepotenza del potere pubblico tanto nelle stanze decisionali quanto nella risposta all’auto-organizzazione.

Solidarietà agli arrestati, ai perquisiti, agli indagati e a tutti quelli che lottano.
La Cavallerizza sta con gli sfrattati, le famiglie che occupano,gli spazi sociali, i comitati di quartiere e tutte le realtà che lottano per la difesa dei nostri territori.

 

 

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